
E’ l’effetto della crisi, si dice argutamente. E, infatti, il calo è generalizzato: riguarda tutti i settori e tutte le regioni, con qualche piccola variazione. Non è soltanto l’industria ad avere premuto sul pedale del freno, ma anche il terziario (se è vero che in un anno sono stati chiusi 100 mila negozi significa 100 mila contatori della luce fermi) e il domestico, ove l’attenzione delle famiglie ad evitare ogni spreco tra tasse e cassa integrazione si fa sempre più vigile.
Dieci anni orsono, Terna, alla quale spetta il compito di trasportare l’energia elettrica dalla produzione alla distribuzione e che è garante dell’equilibrio del sistema, prevedeva che la domanda di elettricità sarebbe cresciuta leggermente di anno in anno, ad un ritmo medio del 2 – 2,5 per cento, per arrivare così ad una richiesta sulla rete alla fine del 2012 nell’ordine dei 400-430 miliardi di kWh. Prima dell’estate ormai terminata, si immaginava che il 2012 si sarebbe chiuso a quota 330 – 340 miliardi di kWh. Tra 60 e 100 miliardi di kWh in meno. Ora, se a questo terribile settembre dovesse succedersi un autunno sulla stessa misura, anche quel valore andrebbe drasticamente ridotto. Ma non basta: c’è ancora di peggio. C’è il fatto che di norma i consumi elettrici sono un segnale in anticipo rispetto alla congiuntura economica. In altri termini: i dati sulla domanda elettrica sono disponibili nei primissimi giorni successivi ad ogni mensilità osservata, mentre quelli relativi al Prodotto interno lordo sono computati su base trimestrale e sono offerti in un momento successivo. Questo significa che l’economia del paese è per il momento ancora lontana dall’essere in via guarigione.
Tratto da: http://www.assoelettrica.it/blog/?p=471
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