venerdì 22 maggio 2015

Bere troppa acqua fa male alla salute

Dall'eccessiva sudorazione al sovraccarico dei reni, all'insonnia: ingerire liquidi anche quando non si ha sete può avere effetti negativi sull'organismo

Bere tanta acqua è da sempre uno dei "segreti" per godere di buona salute. Eppure una serie di studi ha svelato che ingerirne troppa può alterare il nostro benessere, causando disturbi anche gravi tra i quali eccessiva sudorazione, insonnia e sangue più "diluito". Uno studio inglese, in particolare, mette in guardia dalla "dipendenza" cronica da acqua, per la quale un individuo è portato a fare un sorso anche quando non ha effettivamente sete.

Il fenomeno dell'aquaholism - Sono anni che gli esperti ci suggeriscono di bere almeno due litri di acqua al giorno, con benefici garantiti per tutto il corpo, dalla disponibilità di energia alla "depurazione" da tossine e sostanze nocive. C'è però chi ha preso il consiglio troppo alla lettera sviluppando una vera e propria dipendenza. Il fenomeno dell'aquaholism, ovvero della dipendenza da acqua, si sta espandendo e comincia a preoccupare per gli effetti dannosi sulla salute.

I rischi per la salute - Secondo il professor Mark Whiteley, chirurgo e fondatore della Whiteley Clinic di Londra, bere acqua in maniera eccessiva e frequente "azzera" la capacità del cervello di avvisarci quando superiamo il "limite" consentito dal corpo. L'ossessione da "sorso" può portare quindi a vari disturbi, tra i quali un'eccessiva sudorazione che, nell'esperienza di Whiteley, ha portato alcuni suoi pazienti a considerare la possibilità di rimuovere chirurgicamente le loro ghiandole sudoripare. Un'altra conseguenza per la salute è l'insonnia: quando ci addormentiamo, il nostro cervello rilascia un ormone antidiuretico, l'ADH, che regola il funzionamento dei reni e ci evita di alzarci per fare pipì nel cuore della notte. Se si beve troppa acqua, però, il livello di liquidi nell'organismo supera il limite consentito e rende "inattivo" l'ormone ADH.

I "bevitori compulsivi" rischiano, inoltre, di alterare l'equilibrio elettrolitico del corpo e "diluire" eccessivamente il sangue. Con conseguenze serie, che vanno dalla predisposizione a malattie cardiovascolari alla morte. Ad alterarsi sarebbe il ciclo sodio-potassio, due minerali fondamentali per la vita umana, e lo stato di salute delle cellule cerebrali, che sarebbero portato a "gonfiarsi". Su questa strana forma di dipendenza, insomma, ci sarebbe poco da scherzare perché in medicina sono noti - seppur rari - casi di morte per overdose d'acqua.

Quanto bisogna bere? - Il consiglio migliore e più indicato è semplice: "bere soltanto quando si ha sete". Cercando di non andare oltre gli otto bicchieri di acqua giornalieri e di alternare l'assimilazione anche di altri liquidi come latte e succhi di frutta. Senza esagerare, s'intende.


Fonte: http://www.tgcom24.mediaset.it/salute/bere-troppa-acqua-fa-male-alla-salute_2095847-201502a.shtml



 

mercoledì 6 maggio 2015

Cervello, “ecco la lettura post-mortem”. Analizzata la mente di un topo


La notizia, pubblicata su Nature, arriva dagli scienziati del Cold Spring Harbor Laboratory (CSHL) nello stato di New York, i quali hanno scoperto che tagliando a fettine molto sottili un cervello di un ratto, e misurando le specifiche proprietà di alcuni neuroni, si può risalire a come il roditore fosse stato addestrato a rispondere ad alcuni suoni.


Sembra un film di fantascienza, ma non lo è: leggere la mente post-mortem è possibile, o almeno è possibile scoprire cosa un organismo avesse imparato da vivo semplicemente analizzando il suo cervello. La notizia arriva dagli scienziati del Cold Spring Harbor Laboratory (CSHL) nello stato di New York, i quali hanno scoperto che tagliando a fettine molto sottili un cervello di un ratto, e misurando le specifiche proprietà di alcuni neuroni, si può risalire a come il roditore fosse stato addestrato a rispondere ad alcuni suoni.

Per ottenere questo risultato, pubblicato su Nature, gli scienziati sono partiti dallo studio a livello neuronale dell’apprendimento di una regola sonora. Ad alcuni ratti era stato insegnato che al variare della tonalità del suono che gli veniva fatto sentire – da più grave, come quello di una tuba, a più acuto, come quello di un flauto – dovevano cercare il loro premio verso sinistra, mentre ad altri era stato insegnato ad andare verso destra. I ricercatori sapevano da uno studio precedente che l’attività in una specifica regione del cervello, la corteccia uditiva, era cruciale per poter portare a termine il compito, e in particolare, per farlo, la popolazione di neuroni di quella zona cerebrale doveva trasmettere l’informazione ad un’altra porzione del cervello, chiamata corpo striato.

“Studiando l’attività cerebrale dei topi vivi abbiamo scoperto che lo striato si attivava con un gradiente diverso a seconda che l’animale fosse stato addestrato ad andare a destra o a sinistra per cercare la sua ricompensa”, ha spiegato Anthony Zador, a capo del team di ricerca. Da qui l’idea: cercare di capire se fosse possibile riconoscere post-mortem se il topo fosse stato addestrato in un modo o nell’altro. “Siamo rimasti molto stupiti quando abbiamo capito di poterlo fare”, ha continuato lo scienziato. “In tutti i casi siamo riusciti a risalire correttamente all’informazione. In altre parole è come se avessimo decifrato un pezzettino del codice neurale col quale il cervello di questi ratti codificava il dato per archiviarlo in memoria: abbiamo imparato a leggerne la mente”. Secondo gli scienziati la stessa tecnica potrebbe essere applicata ad altre regioni del cervello e per decifrare altri sensi. “Non vediamo l’ora di tentare con forme più complesse di apprendimento – ha concluso il ricercatore – o con altri sistemi sensoriali, come quello alla base della vista”.


L’abstract su Nature

di Laura Berardi

Dal Fatto Quotidiano del 9 marzo 2015


Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/03/12/cervello-studio-usa-lettura-post-mortem-analizzata-mente-topo/1490489/?utm_source=outbrain&utm_medium=widget&utm_campaign=obinsource






lunedì 27 aprile 2015

Cancro, è arrivato il momento di cambiargli nome?

Cancro, è arrivato il momento di cambiargli il nome?  Una proposta per 'prevenire' l'overdiagnosi oncologica - del dottor Gabriele Bovina


Cancro, è arrivato il momento di cambiargli nome? Convegno "Strumenti di Salute Attiva", 01/06/2014

LA MEDICINA INTELLIGENTE È QUELLA CHE CAMBIA
«Tutto ciò che è assoluto appartiene alla patologia» (Friedrich Nietzsche)
C’è una buona notizia in ambito medico: la medicina ufficiale sta rivelando una capacità «autocorrettiva». La capacità di cambiare rotta. Come noto, è tipico dei sistemi più intelligenti questa capacità di correggersi: di interrompere quanto è stato fatto, ma che non ha portato beneficio e di avviare nuovi comportamenti. Possiamo quindi dire che la medicina ufficiale sta rivelando questa capacità, un atteggiamento da intelligenza superiore. Il problema è che non sappiamo se gli operatori della salute e gli utenti della salute saranno in grado di autocorreggersi e integrare i cambiamenti a cui la medicina vuole andare incontro.

I termini della questione
Ci sono condizioni che abbiamo definito maligne e quindi nocive per la vita (come una pistola vera se spara uccide), che ora sappiamo non essere più nocive (come una pistola giocattolo se spara non nuoce) e altre di cui non siamo più certi siano nocive. Tuttavia, rimane il nome di quelle condizioni che ci porta inevitabilmente a temerle e a menomarci pur di rimuoverle (continuiamo a fare «di tutte le pistole un fascio»). Ci sono situazioni, in cui il fatto di aver considerato certe anomalie di forma (cellule disposte in modo anomalo) e funzione (pressione arteriosa superiore ad un determinato valore) del corpo come potenzialmente pericolose per la salute e averle trattate come tali, non ha migliorato la qualità di vita delle persone trattate, anzi potrebbe averla peggiorata. Ci sono altre situazioni, invece, in cui non siamo certi che l’intervento abbia migliorato la qualità di vita delle persone. Come spesso accade, i fatti di cronaca ci coinvolgono tutti e prendere uno di essi come esempio può essere utile per chiarire ulteriormente la situazione. La medicina ufficiale ci ha abituato ad aspettarci da lei che prevenga la malattia oltre che curarla. Quando dunque la medicina ufficiale per mezzo dei suoi operatori o dei mass media ci suggerisce di evitare un comportamento mal sano e di preferire un comportamento più sano o di togliere una parte di noi che è ammalata, per lo più lo facciamo con fiducia. Certo, siamo impauriti, ma fiduciosi. Da quanto sappiamo dalle cronache, ad Angelina Jolie fu detto che aveva l’87% di probabilità di sviluppare un cancro al seno, calcolate in base al profilo genetico! Come biasimarla se ha riposto tanta fiducia nel valore predittivo di un test genetico, dal momento che la genetica è considerata un determinante forte della nostra salute? E che la probabilità di ammalarsi di cancro al seno era così alta? E che sua madre era morta e che le era stato detto che era morta di cancro?

Come siamo arrivati a questo punto: amputarci parti di corpo per evitare che si ammalino?
Il cancro, come suggerisce il termine, è ciò che presenta aspetti tipo «tessuto mangiato». Cancro fu definito quel tipo di lesione che dava l’idea di un tessuto mangiato. Si trattava a volte di zone esposte e visibili a occhio nudo, altre volte di parti interne del nostro corpo che si evidenziavano all’autopsia o in sede di intervento chirurgico. In entrambi i casi, si trattava di alterazioni della struttura del corpo visibili ad occhio nudo. Nel tempo la medicina si è arricchita anche dell’osservazione microscopica dei tessuti e il termine cancro è stato esteso anche a quanto era alterato in struttura a livello microscopico (non visibile a occhio nudo, ma solo al microscopio) e non più a livello macroscopico (visibile a occhio nudo). Alcuni ricercatori analizzarono il tessuto canceroso al microscopio ed esso risultò alterato anche microscopicamente. Si pensò quindi che ciò che era alterato microscopicamente non fosse altro che il primo passo verso l’alterazione macroscopica. Dal momento che una grossa alterazione non era altro che il frutto di una piccola alterazione cresciuta, sembrò logico che rimuovere le lesioni piccole prima che crescessero avrebbe ridotto la mortalità per le lesioni grandi. Inoltre si ritenne che rimuovere una lesione piccola avrebbe comportato uno stress minore per il corpo e per la persona stessa.
Nel frattempo divennero disponibili strumentazioni in grado di evidenziare lesioni corporee piccole e asintomatiche. Così ebbe inizio la pratica dello screening (sottoporre ad accertamenti persone asintomatiche) e della prevenzione secondaria rimozione chirurgica delle lesioni piccole.

Cosa è successo nei fatti perseguendo la pratica dello screening?
Lascio alle parole di un articolo apparso sulla rivista JAMA, il 28/08/2013, l’autorevolezza per rispondere. Prima, tuttavia, permettete che io specifichi che JAMA sta per Journal of the American Medical Association. Si tratta di una delle 4 riviste mediche più influenti al mondo (JAMA, BMJ, NEJM, LANCET). Per un medico oggi le riviste sono più importanti dei testi. È raro ormai che una biblioteca biomedica investa denaro nell’acquisto di libri, preferisce invece investire negli abbonamenti alle riviste i cui contenuti sono molto influenti sul comportamento pratico dei medici oggi.

“Nel corso degli ultimi 30 anni, la consapevolezza e la pratica degli screening hanno prodotto molta enfasi sul tema della diagnosi precoce del cancro. Sebbene l’obiettivo di questi sforzi fosse quello di ridurre l’incidenza di cancro in stadio avanzato e la mortalità per cancro, la tendenza secolare e i trial clinici suggeriscono che questi obiettivi non sono stati raggiunti; i dati nazionali dimostrano un significativo aumento delle malattie in stadio precoce, senza che vi sia un declino proporzionale delle malattie in stadio avanzato.

Ciò che è emerso è la considerazione che quella condizione patologica nota come cancro è caratterizzata da un alto tasso di complessità. La parola “cancro” spesso richiama lo spettro di un processo inesorabilmente letale; tuttavia, i cancri sono eterogenei e possono seguire numerose vie evolutive, non tutte destinate ad evolvere in metastasi e morte e includono malattie indolenti che non producono alcun danno durante la vita intera di una persona. Anche solo una migliore condizione biologica, può giustificare esiti migliori. Sebbene questa complessità complichi l’obiettivo di una diagnosi precoce, il suo riconoscimento offre un’opportunità di adattare lo screening per il cancro con l’obiettivo di identificare e trattare quelle condizioni con maggiore probabilità di essere associate a morbilità e mortalità. I cambiamenti in incidenza e mortalità dopo che la pratica degli screening ha avuto inizio hanno messo in evidenza 3 pattern.

Gli screening per il cancro al seno e il cancro alla prostata hanno riscontrato più casi di cancro che sono probabilmente privi di alcun significato clinico. Il cancro al polmone potrebbe seguire questo andamento qualora venisse adottato uno screening per le condizioni di alto rischio. L’esofago di Barrett e il cancro duttale del seno sono esempi di condizioni in cui il riscontro e la rimozione di lesioni considerate precancerose non hanno condotto ad una riduzione dell’incidenza di cancro invasivo. In contrasto, il cancro del colon e della cervice uterina sono esempi di programmi di screening rivelatisi efficaci, in cui il riscontro e la rimozione precoci di lesioni precancerose hanno conseguentemente ridotto l’incidenza di condizioni in stadio avanzato. I cancri della tiroide e il melanoma sono esempi di condizioni per cui la pratica dello screening ha ampliato il riscontro di lesioni indolenti.”
In base a suggestioni statistiche e istologiche, diverse lesioni etichettate come cancro e quindi potenzialmente e attivamente nocive potrebbero essere in realtà “vere e proprie cicatrici che sono come i residui di una battaglia combattuta e terminata” oppure “lesioni che il nostro corpo sta controllando in modo assolutamente efficace”. Lo screening sarebbe stato un modo per mettere in luce queste lesioni, che altrimenti non avrebbero mai dato segno di sé o lo avrebbero fatto lasciando comunque il tempo di intervenire con gli strumenti di cui disponiamo oggi, senza intaccare la qualità di vita della persona e la durata della vita stessa. Nell’articolo del JAMA, sono riferite alcune proposte di intervento di un gruppo di lavoro riunito per sviluppare strategie per migliorare l’approccio attuale agli screening e alla prevenzione oncologica. In particolare, tra queste proposte ne voglio citare due:
  • Riclassificare questi cancri come condizioni IDLE (Lesioni Indolenti di origine Epiteliale). L’uso del termine cancro dovrebbe essere riservato alla descrizione di lesioni con una ragionevole probabilità di una progressione verso la morte di chi ne è portatore, se lasciate non trattate.”
  • “Medici e pazienti dovrebbero prendere parte a discussioni aperte riguardanti questo tema complesso. I mezzi di comunicazione dovrebbero comprendere meglio e comunicare il messaggio così che come una comunità si possa intervenire per migliorare l’approccio allo screening.”

Che cos’è la Sovradignosi?

giovedì 16 aprile 2015

L'enneagramma biologico - La malattia in funzione della personalità (5LB - NMG + Ennea test)

Enneagramma e 5 Leggi Biologiche

L'Enneagramma (dal greco ennea 9, grammadisegno) è un'antico simbolo di origine orientale, rappresentato da un cerchio suddiviso in 9 parti uguali.
L'Enneagramma è probabilmente la teoria della personalità più antica al mondo, si ritiene che abbia almeno 2000 anni e che sia stato tramandata oralmente, come insegnamento esoterico, secolo dopo secolo, dai maestri sufi ai propri iniziati.
Nei primi del 1900 arriva in occidente con Gurdjieff (un maestro spirituale), per il quale l'Enneagramma è una disciplina mistica e ne limita la diffusione ad un ristretto numero di persone, tra questi Ouspensky, suo discepolo e divulgatore, che ha scritto diversi libri sull'argomento.
L'Enneagramma diviene uno strumento psicologico solo nel 1970, grazie a Oscar Ichazo che ne sviluppò l'approccio e iniziò a diffonderlo.
La teoria di base è che che in funzione alle difficoltà incontrate durante l'infanzia, ciascuno di noi sviluppa delle specifiche risposte che poi tende a fissare in uno schema comportamentale.
Ogni tipo dell'Ennegramma ha un suo sistema di valori, un suo modo di relazionarsi, presenta dei limiti ma anche dei punti di forza.
Ogni tipo ha un sistema rappresentazionale (visivo, auditivo, cenestesico) privilegiato per acquisire informazioni ed un canale di accesso secondario per elaborarle, ne trascura un terzo.
Secondo l'Enneagramma, ognuno di noi percepisce la realtà attraverso una lente che spesso ne altera l'oggettività.
Ci sono 9 tipologie di personalità...
...nove modi diversi per vivere una vita di merda!

Luca Giorgetti

Gli Enneatipi

Enneatipo 1 - Giudice - Perfezionista - Riformatore

L'Enneatipo 1 è un soggetto saldo, sicuro di sé, onesto e sincero. La sua caratteristica peculiare è quella di essere critico sempre e comunque verso sé stesso e verso gli altri, puntiglioso ed insofferente verso ogni tipo di imperfezione. Il suo sogno è quello di un mondo pieno di onestà, verità, giustizia, moralità e, a volte, perfezione, al quale vuole assolutamente contribuire cominciando da sé stesso. La sua visione in tal senso è quasi sempre chiara al punto da indicare continuamente agli altri la strada che dovrebbero intraprendere, soffrendo in conseguenza al non adeguamento dell'altrui condotta.
L'Enneatipo 1 tende a pensare di essere sempre dalla parte della ragione cercando di convincere il prossimo delle sue stesse convinzioni. In ogni situazione valuta sempre ciò che c'è di giusto o ciò che vi è di sbagliato, soppesando e giudicando ogni aspetto. È sempre intento a fare confronti di ogni tipo, valuta, giudica, critica, è eccessivamente pignolo. Mentre è intento a giudicare il prossimo si prodiga per essere, secondo il suo stesso metro di giudizio, al di sopra della critica degli altri, cosa che lo preoccupa fino, talvolta, all'esasperazione.
L'Enneatipo 1 ama la perfezione in ogni cosa che lo circonda, pertanto ama l'ordine, la pulizia, la puntualità, la chiarezza e detesta l'ambiguità, l'omissione e l'approssimazione. È un gran lavoratore e la sua ossessione è quella di fare molto e farlo bene: spesso se ritiene di non poter fare qualcosa alla perfezione (per motivi non dipendenti da lui) si rifiuta di farla. Ha un forte ed indiscutibile senso del dovere: il piacere può attendere!
È un soggetto che tende ad adirarsi di fronte alle cose sbagliate, ma non ammette e non mostra mai la sua collera perché il suo giudice interiore gliela fa apparire come una imperfezione, pertanto non sfoga la rabbia ma la riversa dentro sé stesso.
Ama le persone forti e decise che apprezzano il suo consiglio ed il suo lavoro mostrandosi, al contempo, competenti.
Quando è sotto stress l'Enneatipo 1 diventa intollerante, reattivo compulsivo, vendicativo punitivo.
Quando è integrato ed evoluto diventa estremamente ragionevole, saggio, preparato, sagace, prendendo talvolta l'aspetto e la natura dell'eroe onesto e giusto.
La sua modalità comunicativa è di tipo accusatorio, indicatorio e nel suo linguaggio utilizza spesso verbalizzazioni del tipo "bisogna", "si deve".
La modalità comunicativa che lo stimola è quella tipica delle persone forti e competenti, ovvero quella indicatoria e logica, prediligendo i dati precisi e i dettagli.
Solo da queste persone accetta, anche se a fatica, la critica, purché gli appaia costruttiva.

PROGRAMMI SBS PIU' FREQUENTI PER L'ENNEATIPO 1 - Tratto dal libro "Enneagramma Biologico®" di Manuele Baciarelli
Il riscontro prevalente di queste patologie non comporta che l'enneatipo ne sia automaticamente affetto

 

Enneatipo 2 - Altruista - Amico - Premuroso - Protettore

L'Enneatipo 2 è un altruista, un benefattore, uno che si da molto o completamente agli altri. È sempre pronto a riconoscere i bisogni degli altri piuttosto che i propri, talvolta sollevandoli da ogni incombenza e diventando, perciò, indispensabile. Attraverso ciò vuole ottenere amore del quale ha bisogno più di ogni cosa, vuole sentirsi amato e perciò è pronto a dedicarsi agli altri con spirito di sacrificio e dedizione assoluta.
L'Enneatipo 2 appare sempre di buon umore, socialmente inserito, sempre aperto e solare, espansivo e pronto a dare consigli a tutti. La sua smania di sentirsi amato lo porta a cercare di compiacere il prossimo, arrivando talvolta a modificare la propria personalità per adattarla sulla persona che pensa possa dargli amore o affetto.
La sua modalità di azione è dedicarsi al prossimo, apparire come il salvatore, darsi da fare fuori misura, arrivando a divenire manipolativo aggressivo ed eccessivamente invadente, a volte iperprotettivo.
Tutto ciò l'Enneatipo 2 lo fa perché spera inconsciamente di ottenere in cambio tutto ciò che da, ovvero attenzioni, riconoscimenti, amore, affetto.
Spesso nell'infanzia ha dovuto occuparsi degli altri familiari, oppure ha dovuto imparare a rendersi utile per essere amato, apprezzato o, più semplicemente, notato.
Non sopporta le persone indipendenti perché gli impediscono di darsi e quindi da loro non può ottenere gratificazione e riconoscimento della sua opera: infatti quando non ottiene gratificazione, spesso l'Enneatipo 2 arriva ad offendersi, diventa aggressivo, piagnucoloso e si descrive come una vittima.
Emozionalmente è un soggetto dolce, premuroso, attento ai bisogni dell'altro. Ama il contatto e la relazione interpersonale emozionale, tralasciando o sminuendo l'importanza della trasmissione accurata di dati e informazioni.
In una relazione amorosa la sua tendenza è quella di annullarsi completamente, dimenticando i propri bisogni, le proprie modalità, le proprie necessità per darsi completamente al partner.
Inutile dire che se il partner non gli rende l'amore e le attenzioni che lui vorrebbe in cambio succede un disastro!
Sotto stress l'Enneatipo 2 diventa aggressivo, dispotico, si chiude a riccio e può diventare pericolosamente vendicativo. Quando è integrato e, soprattutto, maturo sa essere un ottimo amico, buon consigliere , premuroso e attento ma non invadente, romantico e sognatore, avvolgente e rassicurante.
La modalità comunicativa dell'Enneatipo 2 e quella propiziatoria a triangolo. La modalità comunicativa che lo stimola a quella logica e consigliera.
Per comunicare efficacemente con lui bisogna mostrarsi sorridenti, mostrare di apprezzare i suoi sforzi ringraziandolo per la sua opera, mostrarsi riconoscenti, attenti ai suoi bisogni e farlo sentire indispensabile.

PROGRAMMI SBS PIU' FREQUENTI PER L'ENNEATIPO 2 - Tratto dal libro "Enneagramma Biologico®" di Manuele Baciarelli
Il riscontro prevalente di queste patologie non comporta che l'enneatipo ne sia automaticamente affetto

 

Enneatipo 3 - Manager - Realizzatore

L'Enneatipo 3 è un tipo giovanile, ottimista, spesso attraente e magnetico. Si caratterizza nell'essere iperproduttivo, ama primeggiare, vuole raggiungere traguardi di successo. La cosa più importante per lui è fare, realizzare, agire, portare a termine i compiti che se stesso o gli altri gli affidano, ottenere il successo. Infatti egli si sente realizzato solo attraverso il successo, si identifica con i successi che ottiene.
È stimolato dalla competizione, che è fondamentale nella sua vita, ed i suoi successi devono essere riconosciuti ed apprezzati dagli altri.
La sua parola chiave è "efficienza": tutto ciò che l'Enneatipo 3 fa è improntato ad essa ed il nemico da combattere è l'insuccesso. La cosa più importante è "essere la persona che conta, il migliore". È un ottimo combattente e sa sempre come portare a termine i compiti affidatigli.
Quando le cose non vanno per il verso giusto tende a non riconoscere la sconfitta ed addossa le colpe sugli altri. Un'altra reazione tipica è quella di buttarsi a capofitto in un nuovo progetto.
L'Enneatipo 3 è molto abile nello smascherare il falso degli altri, ma difficilmente riconosce ed ammette i propri sbagli o difetti. Tende spesso a sopravvalutare se stesso ed i suoi successi. Tende a cadere nella vanità, circondandosi a volte di cose inutili o frivole o di oggetti di lusso.
Quando è associato o evoluto sa essere un ottimo capo, efficiente e con ottime capacità progettuali, lavora ottimamente in team quando gli obiettivi sono chiari, sa essere un ottimo esecutore se i compiti affidatigli sono chiari e stimolanti.
L'Enneatipo 3 è un ottimo comunicatore che usa la comunicazione in maniera strategica spesso per manipolare gli altri. La sua necessità di primeggiare nasce spesso da un'infanzia nella quale si sentiva amato solo quando otteneva successi a scuola o a casa o nello sport ecc. Per questo fatto l'amore, per lui, passa inevitabilmente attraverso i fatti, i risultati ed i successi ottenuti.
È tendenzialmente ottimista ed il suo pensiero è positivo, però tende ad essere estremamente critico verso chi non presenta un'accettabile livello di efficienza o contro chi si dimostra emotivamente fragile.
L'Enneatipo 3 tende ad identificarsi col suo lavoro o col suo ruolo professionale: accade spesso che una pausa forzata nella sua continua lotta quotidiana lo mandi in crisi esistenziale, dal momento che si trova costretto a misurarsi con la propria interiorità. Sotto stress diventa indolente, evita il confronto e diventa pigro in modo da non dovere più agire.
La comunicazione dell'Enneatipo 3 è di tipo indicatorio ed è stimolato dalla modalità iperlogica e consigliera.
La modalità accusatoria negli altri viene vista come sfida e quella propiziatoria lo urta profondamente: infatti non sopporta né chi lo vuole dominare né tantomeno le persone che si mostrano passive e senza mordente.

PROGRAMMI SBS PIU' FREQUENTI PER L'ENNEATIPO 3 - Tratto dal libro "Enneagramma Biologico®" di Manuele Baciarelli
Il riscontro prevalente di queste patologie non comporta che l'enneatipo ne sia automaticamente affetto

 

Enneatipo 4 - Romantico - Tragico - Creativo

mercoledì 8 aprile 2015

Grazie

Grazie Leonardo per avermi invitato. Questo è il mio primo blog. Sono contento se posso collaborare alla divulgazione. Ho iniziato da circa un anno questo impegno. Tra qualche giorno inizia il #CamminoNMG e spero di farvi presto una relazione del tragitto. L'idea è nata per supportare la raccolta fondi per "Casa del Cuore" un progetto di Adriano Buranello, proiettare il trailer del film "Lacrime di San Lorenzo" e tutto ciò che riguarda la divulgazione delle 5 Leggi Biologiche.
Per ora qualche informazione si può già trovare sul sito: http://nmgeventi.jimdo.com