lunedì 28 dicembre 2015

Campagna di comunicazione "AIFA - Farmaci in gravidanza"



Curarsi in gravidanza è un atto di responsabilità. Se il medico ti prescrive un farmaco, assumilo con tranquillità. Così proteggi la tua salute. E la mia...per TE e per ME, MAMMA.

Campagna di comunicazione AIFA -Agenzia Italiana del Farmaco 

Ma che bella pubblicità! Piena di cancellazioni, distorsioni e generalizzazioni. Il messaggio agghiacciante che l'AIFA vuole far passare è quello di affidarti totalmente al medico e che se, lui o lei ti prescrive un farmaco, assumilo con tranquillità e fiducia! Però curati in gravidanza: è un atto di responsabilità! E se non ti curi, vale a dire se non prendi un farmaco, non sei responsabile. Curarsi è responsabile, prendere farmaci in gravidanza, mi pare molto meno. Voi che ne pensate? Io parto dal presupposto che nostro figlio è influenzato sin dal concepimento da noi, dai nostri pensieri, sentimenti, abitudini alimentari e quotidiane come non fumare e fare passeggiate all'aria aperta...e così via. http://www.disinformazione.it/vita_prima_della_nascita.htm
Come è possibile quindi assumere un qualsiasi farmaco, affidandosi con fiducia al medico, senza sospettare che qualcosa potrebbe danneggiare nostro figlio? Sto leggendo un libro molto interessante: "Come impedire al vostro medico di nuocervi. Quando la medicina fa più male che bene" di Vernon Coleman, un medico (!), che spiega minuziosamente quando e come non sottoporsi a test, analisi e qualsiasi altro tipo di esami diagnostici invasivi, costosi, o semplicemente inutili e quando fare a meno di farmaci. I farmaci vanno presi solo in emergenza e non come si farebbe con delle caramelle una-tira-l'altra. Solo quando non c'è più nulla da fare e le hai provate tutte e non, preventivamente, così come l'America ha bombardato l'Afganistan, così già che c'era. 
Lo so, io sono di parte. Sei anni fa il neurologo n.1 si preoccupò di sapere se avevo intenzione di avere figli, cercò di farmi entrare in un protocollo di ricerca in cui le donne affette da sclerosi multipla potevano prendere interferone beta1a e pillola anticoncezionale, raccomandandosi di non restare assolutamente incinta durante la terapia e poi, un anno dopo, accortami della gravidanza, mi disse: "Non c'è nessun problema, basta smettere di prendere l'interferone subito". Mesi prima invece, alla mia domanda in proposito mi disse che quando avrei deciso di pianificare una gravidanza, avrei dovuto interrompere il farmaco un mese prima di cominciare i "tentativi" di concepimento. 
Ultimamente ho letto una notizia agghiacciante: "L'interferone si può prendere in gravidanza, anzi, fa bene! Vi metto il link...a sostenere questa brillante nuova teoria è il mio neurologo n.2. Cosa è cambiato? Il farmaco è lo stesso? Perché sei anni fa era sconsigliato ed ora è addirittura caldeggiato?




Il bugiardino del Rebif.




Che serva questo a porsi delle domande. Ponetevele e siate dei pazienti responsabili. Scegliete voi, dopo un'attenta e accurata analisi di tutti i dati che avete a disposizione. E non fate scegliere a uno sconosciuto ciò che è meglio per voi e per vostro figlio. Scegliete voi stessi!

domenica 13 dicembre 2015

Eventi sincronistici


Un post a lungo meditato. Sei anni. Sei anni fa era trascorso un anno da quando la mia vita di "tranquilla" quasi trentenne veniva sconvolta dalla diagnosi di sclerosi multipla. Cosa poteva accadere di peggio? Dopo che il tuo mondo crolla in pezzi, gli amici se ne vanno, la famiglia ti opprime tra assenze e invadenze, il tuo corpo e la tua mente non rispondono direttamente a te ma sono ottenebrati da tre punture a settimana di interferone e tu ti chiedi cosa ne sarà di te. La risposta è "niente"! Toccato il fondo, non si può che risalire. E invece un bel giorno di settembre, dopo un ritardo che non mi aveva affatto preoccupato, scopro di essere incinta. Dopo un anno di amore con Max, tra alti e molti bassi, un bel giorno esplodo di gioia, mi si intenerisce il cuore, lo amo all'istante. Un anno prima il mio premuroso neurologo (è ironico) mi disse che non dovevo A-S-S-O-L-U-T-A-M-E-N-T-E restare incinta durante la cura di interferone...pericolosissimo! Pensai e gli dissi anche che non c'era rischio poiché all'epoca non ero fidanzata e neanche avevo un flirt o un trombamico di tanto in tanto e non mi aspettavo che di lí a pochissimi mesi avrei incontrato Max. È stato dirompente con Max, mi ci sono buttata senza paure, al contrario di lui e delle sue resistenze. L'anno che ha preceduto la diagnosi era stato molto difficile per me: mi sentivo sola, disperata, con un futuro già scritto che non mi apparteneva ma che non riuscivo a cambiare: alla fine di questo anno di merda, la diagnosi, il colpo di grazia. Ero distrutta. Un bel giorno, tuttavia, incontro Max e mi piace all'istante, la sua voce mi rapisce e mi conquista. Ci conosciamo, ci piacciamo. Forse eravamo due persone sole in cerca di un rifugio sicuro in cui abbandonarci. Lui è diventato la mia casa, in un momento in cui, non solo non mi sentivo attraente, non mi sentivo proprio. Eppure la vita ti sorprende quando meno te l'aspetti e ho vissuto l'amore più intenso della mia vita nel momento più brutto della mia vita. Dopo un anno intenso, la scoperta. Max era terrorizzato: aveva perso il lavoro e per me fu una brutta batosta vedere che non era felice quanto me. Ben presto però mi resi conto che dovevo parlare con il mio neurologo: all'epoca ancora gli tributavo una certa importanza. Lui, con la faccia di plastica, mi disse che non c'era alcun problema. Se volevo proseguire la gravidanza, bastava interrompere la cura. "Come?" - pensai! Mi aveva detto che A-S-S-O-L-U-T-A-M-E-N-T-E non dovevo restare incinta durante la cura. Anzi! Mi voleva addirittura far prendere la pillola anticoncezionale, per studiare gli effetti della pillola sulle malate di SM che prendono interferone o viceversa. Mi sono salvata grazie alle analisi del sangue, ad un valore che non era compatibile e lui ora mi diceva "Non c'è nessun problema!". Le domande erano tante ma rimasi in silenzio. La confusione era troppa da gestire per me in quel momento. Così cominciai una serie di consulti per capire quale fosse la scelta migliore per me e per prima cosa parlai con il mio medico, il dolce Professor Sertoli che mi mise in contatto anche con un neurologo di sua conoscenza (sgarbatissimo!) e mi disse: "Cara Giuliana, se fossi mia figlia, io ti sconsiglierei di portare avanti questa gravidanza". Gli effetti dell'interferone non si conoscevano del tutto sui feti e sui bambini e breve e lunga scadenza. La letteratura medica non è molta al riguardo. Io stessa non è trovata a sufficienza per farmi un'idea. All'Umberto I, dove avrei potuto praticare l'interruzione di gravidanza, mi sconsigliano vivamente di portarla a termine. Ricordo che il medico preposto mi disse: "Lei già comincia una gravidanza in una situazione di nervosismo e pericolo, quando dovrebbe essere un momento calmo e rilassato in una vita di una donna. In più prende pure un farmaco immunosoppressore da un anno!". Ero disperata e mi sono sentita sola. Non ne ho parlato con la mia famiglia. Mia madre una settimana prima mi aveva urlato in faccia che ero un'incosciente ad avere un ritardo. Come mi facevo trattare: da ragazzina alla quale urlare in faccia le sue frustrazioni. Gliene ho parlato un anno fa per la prima volta.
Alla fine, triste, sconsolata da sola, decido di interrompere la gravidanza. Il 15 ottobre 2009. Giorno che oggi è dedicato ai bambini mai nati! È stato uno dei giorni più brutti della mia vita. Mi sono risvegliata in lacrime e dalla mia stanza sentivo il rumore della pompa che aspirava gli embrioni delle altre donne. La riservatezza e la delicatezza degli ospedali.
La diagnosi di sclerosi multipla è stata una tranvata in piena faccia per me ma questa volta, per la prima volta, ho sentito il cuore che si stringeva e che si stritolava dal dolore. Il momento più brutto della mia vita, peggio della diagnosi. Un paio delle mie ex amiche, Alessia e Ines, mi sono state vicine in quel caso, hanno speso una serata ad ascoltarmi e consolarmi; posso ringraziarle. Una invece, Valeria, la mia "migliore" amica si abbattuta su di me come un'accetta.  Dopo che mi aveva insultato un pomeriggio (vedi i link: http://sclerosette.blogspot.it/2010/05/un-po-stufa.html http://sclerosette.blogspot.it/2010/06/i-nuovi-mostri-continua.html), rovesciandomi tutto il suo malcontento addosso mi scrisse per mail: "Stai con uno che ti ha fatto abBorti', vergognati". Abbortire con due "b". Brava Valeria. La tua comprensione e bontà d'animo è pari alla tua conoscenza dell'ortografia e ti sarà d'aiuto nella vita.
A volte penso che avrebbe potuto essere sano e oggi avrebbe cinque anni. Poi, anche la mia psicoterapeuta e medico internista mi fa riflettere e mi dice che sarebbe stato sano quanto le probabilità di vincere alla lotteria:). Un'altra dottoressa mi ha confermato che come minimo avrebbe avuto dei problemi neurologici. Spesso mi arrabbio con Max per questa storia, ma come dice sempre la mia psicoterapeuta, non ha scopato da solo, eravamo in due!
Non ho avuto il coraggio di scrivere questa storia prima. Era una ferita dolorosa. Adesso è arrivato il momento di gettarsela alle spalle, senza dimenticare. E magari questa storia aiuta qualcuna di voi. Fate attenzione perché ho letto una notizia sconvolgente in questi giorni: adesso sarebbe possibile, anzi consigliabile continuare la "cura" di interferone anche durante la gravidanza! Non vi affidate ciecamente a quello che vi dice il medico: cercate voi stessi! Che cosa è cambiato da ASSOLUTAMENTE NO a NON C'È PROBLEMA?!


lunedì 16 novembre 2015

NON ESISTONO EPATITI VIRALI MA SOLO EPATITI TOSSICHE


L’INCUBO OSSESSIVO DELL’EPATITE VIRALE
Il primo errore è quello di pensare alla epatite-C (poco importano le lettere dell'alfabeto comunque) come a qualcosa di preso altrove ed esternamente, come a qualcosa di contagioso e virale. Il secondo errore, legato com'è ovvio al primo, sta nella sensazione ansiogena di essere appestata. Il terzo errore sta nella ricerca ossessiva del prodotto magico e del terapeuta magico in grado di farti guarire..

TELEFONATA

Miglioramento dieta e liberazione da un macigno che mi perseguita

Buongiorno a lei. Mi chiamo Silvana, ed ero presente alla sua conferenza di Bergamo del 29 maggio.
Ho cominciato già il giorno dopo a rivoluzionare la mia dieta, alimentandomi di sola frutta.
Mi trovo benissimo.
Ammetto però di provare a volte qualche fastidio e qualche gonfiore intestinale.

A cosa è dovuto?

Lo scopo principale della mia scelta vegana è quella di saltar fuori per sempre dal ghetto psicologico in cui mi ha messo la medicina, catalogandomi, prove alla mano, come portatrice sana di antigene AU positivo.

Il tarlo dell’epatite B
L’epatite B la contrassi, quando ero ancora bambina, da mia sorella che già ce l’aveva.
Veri problemi non me li ha mai dati.
Mi ricordo solo che tra i 16 e i 19 anni ci furono dei periodi di debolezza presto superati.
Per il resto sono stata sempre sana, e mi sono comportata liberamente da persona sana e normale.
Ho anche la gioia di essere madre di due bambini, sani e testati, dal fegato e dal sangue perfetto.
Ma il tarlo, di essere stata dichiarata portatrice di un morbo, continua a rodermi da sempre.

RISPOSTA

Occorre riadattare progressivamente il corpo alla frutta e al cibo reattivo della natura

La disabitudine alla frutta, e a riempirsi l’intestino di materiale fibroso e cellulosico naturale, può richiedere qualche tempo e qualche adattamento.

Se c’è invece del materiale alcolico, oppure del materiale putrefattivo, come residuo di situazioni precedenti, è opportuno ricorrere a un paio di giorni di riposo fisiologico totale, ovvero di digiuno a sola acqua leggera, seguendo il solito schema per la ripresa nutritiva a base di frutta, prima di ri-approdare al veganismo più o meno crudista.

Se potesse parlare e diventare persona, il fegato prenderebbe a sassate qualcuno
Ogni problema di fegato viene risolto al meglio da questo tipo di alimentazione.

Direi anzi che, se potesse parlare il fegato, diventerebbe amico inseparabile di noi igienisti naturali, mentre prenderebbe a sassate molta altra gente, dentro e fuori gli ospedali e le cliniche del mondo intero.

Parlare di fegato significa parlare dell’essere umano, essendo esso l’organo più importante e più complesso, più strategico e vulnerabile che ci portiamo addosso.

La parola epatite significa infiammazione ed ingrossamento del fegato.

Pagine e pagine insulse e svianti, dedicate a catalogare e demonizzare virus di ogni specie

La medicina dovrebbe descrivere l’epatite nei suoi manuali come processo necrotico infiammatorio, causato dall’ignoranza nutrizionale e dagli stravizi della popolazione, e invece non lo fa.

Non lo fa perché tale ignoranza e tali stravizi sono stati ingenerati, sostenuti e propagati in prima persona da lei stessa.

Ecco allora che scrive quanto segue: Per epatite virale acuta si intende un processo necrotico-infiammatorio del fegato causato da numerosi virus.

Seguono poi pagine e pagine dedicate al virus A, B, C, D ed E, tutti isolati, caratterizzati e catalogati, tutti messi in bacheca e resuscitati, trasformati ciè da povere mummie innocenti ed imbalsamate, in entità viventi e malandrine, in autori di orrendi misfatti.

Il trionfo della ciarlataneria medica che pretende di prevalere sulla scienza igienistica

Da pochi anni, prosegue il manuale, è stato isolato il virus G e già si ipotizza l’esistenza di altri virus epatrotopi responsabili di sporadiche forme cliniche.

Non più solo il picornavirus (HAV) dell’epatite A, l’hepadnavirus HVB dell’epatite B, il non-A non-B NANBH dell’epatite C, il deltavirus HDV dell’epatite D, il calicivirus HEV dell’epatite E, ma anche altri virus ancora, responsabili, a dire dei virologi, dell’insorgenza di epatiti minori, quali il citomegalovirus, il virus di Epstein-Barr (buono per tutte le salse) e l’herpes virus.

Se c’è una sezione dei manuali di medicina dove si può parlare del trionfo dell’ignoranza e del dogmatismo, della ciarlataneria che prevale sulla scienza, del servilismo che prevale sulla trasparenza, ebbene la troviamo proprio nelle pagine dedicate al fegato.

Da una medicina con la coda di paglia, non si può pretendere di più

Il che non è affatto casuale. Una medicina che non è capace di insegnare a mangiare alla gente.

Una medicina che è la prima responsabile dell’ipertrofia epatica che ingrossa il fegato umano con la cadaverina e i suoi grassi, rendendolo flaccido e sproporzionato, e lo scarnifica internamente coi vini, col fumo, coi farmaci e col caffè, non poteva certo trovare qualcosa di meglio e qualcosa di più scientifico, se non quello di aggrapparsi ai mostri post-medievali di Pasteur.

Le ormai celebri cliniche Pritikin di Santa Monica e Miami, guariscono a raffica gli artisti di Hollywood ma anche i comuni mortali
Noi igienisti sappiamo con sicurezza 100% che l’uomo non ha bisogno di mangiare grassi di alcun genere, e tantomeno proteine cosiddette nobili.

Le cliniche anti-grasso del dr Robert Pritikin, a Santa Monica-California e Miami-Florida, hanno sfornato in 20 anni 100 mila guarigioni da patologie legate al grasso.

Conosciamo troppo bene l’odio che il fegato prova verso il grasso che arriva per canali sbagliati
Sappiamo troppo bene che il fegato, essendo la maggiore ghiandola dell’organismo, è capace di oltre 500 funzioni biochimiche complete, e che non gradisce assolutamente ricevere altri compiti aggiuntivi e contro-natura, come quelli di fargli arrivare materia grassa non dall’intestino (dove tale materia è accompagnata e bilanciata dai restanti nutrienti), ma direttamente dal sangue viscoso e lipotossico, in una modalità non prevista e non pianificata.
Noi abbiamo individuato nel grasso alimentare, nella proteina nobile, nella lipotoxemia e nella B12 i grandi nemici dell’umanità. L’esatto contrario della medicina al potere.
Sappiamo troppo bene come i grassi naturali e bilanciati esistenti in natura come l’acido linoleico, stanno persino nella foglia della lattuga, che ne contiene nella misura del 9% del suo totale calorico.
Sappiamo troppo bene come il grasso nella dieta umana rappresenti sempre un grave insulto al fegato.

La medicina no, non lo sa affatto, e non lo vuole nemmeno sapere.

Sappiamo troppo bene come l’infante innocente meriti tutela e rispetto, e non sfruttamento medico-pediatrico-vaccinatorio.

Sappiamo troppo bene come il bambino sia da svezzare con materiale fruttariano dal contenuto grasso-proteico identico al latte materno umano, per non creargli traumi epatici, renali, diabetici e ghiandolari, che renderanno problematici e a rischio i suoi anni a venire.

Le malattie al fegato, come tutte le altre del resto, sono malattie tossicologiche e non batterico-virali

Noi sappiamo pure che il paese a più alto tasso di cancro al mondo è l’America, e che il cancro al fegato degli americani non è per niente una rarità.

Ma conosciamo pure alcune statistiche incredibili ed apparentemente fuori dalla logica, dove paesi in genere molto più sani degli Stati Uniti battono gli USA in termini di cancri al fegato, e non certo per presenza virale, quanto per colpa accertata delle aflatossine, muffe che penetrano nella buccia delle arachidi e delle noci brasiliane, e che si sviluppano pure sul riso precotto, facendo necrotizzare il fegato dei malcapitati.

Le prove di quanto sosteniamo sono lampanti ed inequivocabili

Alla fine si contano i morti e ci si accorge che in un anno ci sono in Sud Africa 27 volte (2700%) più cancri al fegato che in USA, e che nel vicino Mozambico ci sono 270 volte 27000%) più cancri al fegato che in USA, ovvero per ogni 100 cancri epatici in USA, a Lorenzo Marques ce ne stanno ben 27 mila The Health Revolution, Ross Horne).

Tutto questo a semplice dimostrazione che le malattie del fegato, come del resto tutte le malattie classificate come virali ed infettive, sono rigorosamente solo e sempre malattie tossicologiche, dove le cellule delicate e friabili di un fegato bistrattato e offeso si decompongono in altrettanti detriti cellulari, chiamati impropriamente virus da chi ha vista-corta e interesse-lungo a chiamarli tali.

Se non fosse così, come si potrebbe spiegare che, senza alcun farmaco, e con la semplice acqua distillata dei digiuni, l’igienismo detossifica per sempre gli ammalati di epatite A-B-C-D-E?


Accompagnare le malattie non significa affatto causarle, ma esserne conseguenza

Come ho più volte argomentato in decine di tesine su batteri e virus, sull’Aids e le altre malattie inventate in continuazione per spaventare, colonizzare e schiavizzare la popolazione umana, i batteri sono vivi e accompagnano da sempre le nostre malattie per banchettare con le porcherie che consumiamo e col materiale virale non riciclato che produciamo, per cui risultano essere nostri preziosi soci collaboratori.

I virus invece sono ancora più innocenti e più amici intimi, essendo pezzi di gesso di noi stessi che se ne vanno per sempre senza fare alcun danno, e che si accumulano e sporcano leggermente i nostri condotti, solo quando si blocca il ritmo metabolico a causa dei nostri stravizi alimentari o dei traumi che subiamo.

Micro-residui inanimati che accompagnano le nostre patologie ma non le causano in alcun modo.

La cellula che muore, muore davvero, e diventa materiale inerte ed inanimato

Quando la vita della cellula viene a terminare, essa muore e si disintegra per l’azione dei tritacellule chiamati lisosomi.

Miliardi di molecule di Dna vengono liberate assieme ai detriti cellulari morti.

Quando una cellula muore essa muore davvero e per sempre.

Rimane materia inerte e priva di funzioni.
Viene normalmente scaricata dal corpo assieme agli altri rifiuti metabolici.
Ed è questa materia che viene chiamata virus (virus endogeni o interni, per differenziarli da quelli esogeni o esterni che la gente assorbe dall’aria, dall’acqua e soprattutto da eventuali cibi di origine animale).

Se c’è un microbiologo al mondo capace di contestare questi fatti incontrovertibili, si faccia pure avanti.

I sassi la sanno lunga
La materia morta non causa niente, al di fuori del fastidio di materiale accumulato che diventa semplicemente tossico ed ingombrante se non viene ripulito costantemente.

Ed è chiaro anche ai sassi che le malattie non possono essere causate dai virus, dai batteri o dai cosiddetti agenti infettivi.

E’ chiaro anche ai sassi che la malattia, non finale e non degenerativa, è una purificazione corporale, un processo avviato dal nostro sistema immunitario per espellere le tossine accumulate a causa dei nostri impropri stili di vita (proteine e grassi animali, mancanza di aria e di sole, mancanza di esercizio e di sonno, eccesso di stress, ecc).

La favola imbecille e delinquenziale dei virus vivi

La favola imbecille e delinquenziale dei virus vivi comincia coi microscopi elettronici degli anni 30, quando la sconfitta pasteuriana aveva lasciato con le gomme a terra l’intera classe medico-virofila.

Era assai conveniente proseguire per quella strada, preferendo l’inganno medicale alla trasparenza igienistica.

Ma per quanto si aggiungessero lenti e magnificazioni, per quanto si desse da fare il dr Rife per mantenere illusoriamente vivi non solo i batteri ma persino i virus (vedi mia tesinma La mononucleosi e la traballante scienza del dr Rife, del 24/5/10), era lapalissiano che i virus non erano e non sono dotati in nessun caso di alcuna mobilità, non richiedono e non praticano alcuna forma di nutrimento, non producono alcuna urina o alcun escremento, non sono sporcaccioni e non vanno mai in cerca di avventure galanti o tantomeno riproduttive.

Detriti che si comportano da detriti, da veri rudinàz per dirlo in lingua friulana
Sono veri e propri detriti che si comportano da detriti.

Differiscono in dimensioni, disegno, struttura perché le stesse cellule del corpo (e relativi mitocondri) sono differenziate notevolmente a gruppi, a seconda delle loro funzioni e dei loro organi di appartenenza.
Cattiva coscienza e superstizione

Queste verità sono incontestabili e dimostrano come la medicina, per quanto circondata sia di strumenti e di tecnologia diagnostica avanzata, sia malata profondamente di cattiva coscienza e di profonda superstizione.

A farne le spese è la gente come te.

Vivi tranquilla e felice perché sei sana come un pesce.

E lo sarai ancor di più quando perfezionerai ulteriormente le tue abitudini alimentari.

I tuoi bambini privi di epatite sono la dimostrazione e la prova del nove di quanto tarocca e mistificante sia la medicina contemporanea.

Un enorme lazzaretto con monatti, untori e barellieri

I tuoi bambini sani, ai quali hai dato il tuo sangue e il tuo latte, oltre che tutte le carezze che si meritavano, metteno in evidenza le incongruenze e i limiti mentali di un’intera scuola oscura e medievale più del Medioevo.

Una scuola che, invece di puntare al progresso della salute e della conoscenza scientifica, cerca di ridisegnare il mondo a sua immagine e a sua convenienza, trasformandolo in un enorme lazzaretto e in un enorme lebbrosario, dove monatti, untori e barellieri vanno fuori e dentro in continuazione con corpi contagiati e carichi di pesti bubboniche sezionate e catalogate, e con i camici bianchi in mezzo alla disperazione, a dirigere impettiti ed autoritari l’immondo traffico sottostante.

Dove stanno i veri appestati

Non ci sono differenze tra la tua sieropositività e quella dei sieropositivi Hiv.
Tutte vittime di infami imbrogli.
I veri appestati stanno dentro le strutture e dietro le cattedre, dietro le istituzioni e dietro i Nobel.
L’unico contagio al mondo è quello dell’ignoranza, ed anche quello del venale opportunismo.
Stanno dentro i governi e i parlamenti.
Stanno nei libri di testo di medicina e biologia.
Stanno nelle chiese mediche di Atlanta, succursali della Casa Bianca, ma anche nei palazzi del potere di Pekino, di Hongkong e di Tokyo.
Stanno dentro le compagnie farmaceutiche e dentro gli studi televisivi.
Come dire, mal comune mezzo gaudio.
Sono i monatti del 21° secolo.


Valdo Vaccaro – Direzione Tecnica AVA-Roma e ABIN-Bergamo


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martedì 10 novembre 2015

Il potere delle convinzioni


Le convinzioni sono delle generalizzazioni, distorsioni o cancellazioni che costituiscono la “certezza” della nostra realtà, influenzando i nostri punti di vista, il nostro centro interiore, i nostri comportamenti, stati d’animo e aspettative. Più semplicemente sono ciò che per noi è vero, (giusto o sbagliato), vale a dire la nostra realtà. Rappresentano quindi una componente chiave della nostra struttura profonda, insieme ai nostri criteri e i nostri valori. Per struttura profonda si intende la struttura propria, di ciascun essere umano, che dà significato alla realtà che ci circonda. Le nostre convinzioni sono come delle storie che ci raccontiamo, quindi quanto è “vero” e quanto è invece “illusione” nella nostra realtà individuale?

Penserete che le convinzioni nascano soprattutto da esperienze personali o che siano generate da noi stessi, invece molto spesso provengono anche da esperienze raccontate da amici, genitori, insegnanti, stampa e media in generale. 

Le convinzioni possono essere più o meno forti o deboli, potenzianti o limitanti. Quelle potenzianti permettono di vivere scelte utili al raggiungimento di mete nella vita e alla nostra realizzazione. Quelle limitanti restringono o limitano del tutto gli obiettivi e i desideri che si hanno. È possibile catalogarle anche in base alla loro utilità, vale a dire se sono utili o meno ad una determinata persona, in un dato contesto sociale e in un tempo preciso.

Nel suo libro “Il Potere della Parole e della PNL” , Robert Dilts (insegnante e ricercatore della PNL) sostiene che le convinzioni possono essere di tre tipi:

  • Senza speranza (non potrò mai trovare l’amore, sarò sempre grasso..);
  • Impotenti (non ce la farò mai, non posso cambiare le cose…);
  • Non sentirsi degni (nessuno mi ama, non merito la stima degli altri…).

Ce ne sono ovviamente molte altre! Diamo un’occhiata a quelle che seguono e chiediamoci se qualcuna ci passa per la testa, limitandoci nelle azioni:

•     Io non sono abbastanza bravo;
Non merito …(amore, denaro…)
Io non sono degno
Io sono cattivo (es: io sono un cattivo genitore…)
Io mai….
E’ troppo tardi per me… (cambiare lavoro, marito…)
Deludo sempre la gente
Io non posso cambiare
Sono troppo egoista, fannullone, debole….

Io non sono bello, non abbastanza magro, non abbastanza intelligente….
        • Mio padre era un alcolizzato e ciò significa che io….
Non potrò mai trovare l’amore
        •     Tutti gli uomini non sono fedeli, tutte le donne sono….
Sarò sempre grasso
Ho un metabolismo lento
Odio l’esercizio
Il denaro è il male
Non sarò mai ricco
Non c’è mai abbastanza denaro per….
Il denaro rende infelice e soli
Il mio sogno non si avvererà

La più gettonata è senz’altro: Non posso farlo



Questi rimproveri, queste accuse che ci muoviamo, costituiscono il nostro dialogo interiore, vale a dire il modo in cui parliamo a noi stessi. Se ciò che diciamo ogni giorno è negativo, ne verremo influenzati altrettanto negativamente e ci procureremo una sensazione di malessere psico-fisica che può sfociare in malattie più o meno gravi. Del resto, avete mai visto la psiche andare a spasso senza il corpo? Viceversa un dialogo interiore costruito da frasi positive e incoraggianti cambia il nostro modo di approcciarci alla vita, trasformando anche un evento negativo o una crisi in un’opportunità. È importante ciò che ci diciamo e come ce lo diciamo, vale a dire quali parole usiamo e il tono con il quale ci rivolgiamo a noi stessi. Come si possono cambiare le convinzioni negative? Una delle tecniche suggerite da Dilts per sfondare il “muro" di una convinzione è il contro-esempio: trovare anche una sola eccezione alla regola che contraddica, mettendo in discussione, la regola stessa (vedi foto della 500 rossa!). Un’altra possibilità è quella di ampliare la propria mappa mentale, magari iniziando con la ricerca dei contro esempi alla convinzione limitante e poi continuando a scoprire che esistono altri punti di vista utili da poter adottare. Un esercizio facile da realizzare per minimizzare e ridicolizzare gli effetti nefasti delle nostre convinzioni negative e gli auto-rimproveri, è quello di ripeterci mentalmente la convinzione limitante utilizzando la voce di Paperino o Gatto Silvestro. Provate: “Non troverò mai l’amore…” oppure “…nessuno mi stima…” oppure “…Non combino mai nulla di buono”. 
Richard Bandler sul libro “Il potere dell’inconscio e della PNL” scrive: 

Quindi considerato quanto potenti possono essere le convinzioni, fermatevi un attimo e pensate alle cose più meravigliose che voi potreste avere, o fare, se semplicemente prendere la convinzione che vi impedisce di imparare qualsiasi cosa nuova in modo incredibilmente felice e veloce, la cambiaste. Come sareste, se foste in grado di sfruttare al meglio la capacità della vostra mente  ha di alterare i propri stati, in maniera tale, ad esempio, da poter aprire gli occhi e vedere che avete creato qualcosa di meraviglioso e fantastico…[…]”, p.139.

Un esercizio suggerito dallo stesso Bandler, nel testo sopracitato (pp. 139-140), consiste nello scrivere su un foglio le convinzioni che vorremmo abbandonare e i cambiamenti da inserire al loro posto in due colonne distinte. In una terza colonna appunteremo dettagliatamente in che modo la nostra vita migliorerebbe, fatti questi cambiamenti. Bandler consiglia di essere specifici in termini sensoriali, descrivendo nel dettaglio cosa vedremmo, che suoni sentiremmo, che sensazioni, odori e gusti percepiremmo una volta apportati questi cambiamenti. Una riflessione dell’autore è che “una convinzione può cambiare soltanto se cambia il modo in cui la convinzione è archiviata nel cervello. Per poter distinguere tra qualcosa di possibile e qualcos’altro di impossibile, è necessario che le due convinzioni differiscano in qualche maniera”.
Un altro elemento degno di nota è che il nostro cervello impara velocemente e, se le informazioni vengono date troppo lentamente, non impara perché non è in grado di individuare schemi ricorrenti. È su questo principio che si basa lo “swish”, la tecnica di rimpiazzo delle convinzioni limitanti con quelle positive.


La PNL offre altre tecniche per cambiare le convinzioni negative: le submodalità, le ancore e anche i metamodelli offrono un grande spunto di riflessione e cambiamento. L’importante è trovare la risposta giusta dentro di noi e lanciarsi andare nel cambiamento senza timore.



Il Potere dell'Inconscio e della Pnl Voto medio su 11 recensioni: Da non perdere

mercoledì 9 settembre 2015

La spensierata farsa della medicina convenzionale


No eziologia? Ahi ahi ahi!! - La spensierata farsa della medicina convenzionale

Eziologia? E che è? E’ una parola che ho imparato da qualche anno e di tanto in tanto per farmi “bello” la uso nelle mie insensate elucubrazioni, alla fin fine è un termine come un'altro, ma se attiene alla nostra salute assume un'importanza vitale. Intanto la sanità ha pensato bene di creare dei sinonimi più specifici tipo eziopatogenesi; sapete com’è la medicina ufficiale no? Deve sempre complicare le cose semplici ed inserirci un po’ di “pathos” altrimenti non c’è lo stesso effetto(paura) sul nostro subconscio. Tornando al termine eziologia ecco cosa recita wikipedia: Il termine eziologia deriva dalla lingua greca (aitia = causa e logos = parola/discorso) ed è utilizzato in medicina, diritto, filosofia, fisica, teologia, biologia e psicologia in riferimento alle cause che provocano i fenomeni. In linea generale, si tratta dello studio e dell'approfondimento sul motivo per cui alcuni eventi o processi si verificano, o persino sulle ragioni che si nascondono dietro determinati avvenimenti.

Questa parolina è molto, ma molto importante per la nostra salute e vi dico il perché.
In medicina pare sensato ritenere che conoscere le cause di una patologia sia utile a meglio fronteggiarla e fin qui non credo che ci sia nulla da eccepire, ma comprendere l’entità dell’intera "vicenda" può farci vedere chiaro sul reale funzionamento(?) della medicina tradizionale.

Visto che sono molto ignorante vi parlo "come mangio" e vi faccio un esempio per meglio descrivere il fenomeno e le sue implicazioni sulla nostra vita:
-se faccio a pugni con i tifosi della squadra avversaria tornando a casa accuserò dei forti dolori alla stomaco dove sono stato raggiunto da pugni e calci, non vado certo “nel pallone” per tale malessere poiché sono cosciente cosa l’ha determinato e di sicuro non prenderò un digestivo per tale dolore, al massimo metterò una crema sulla parte dolente;
-se invece torno a casa da una cena dove ho mangiato dieci salsicce e bevuto 2 litri di birra ed una paio d’amari anche in quel cas0 avrò dei forti dolori allo stomaco e non ne sarò spaventato sempre per il fatto che conosco la genesi di tale condizione, al massimo prenderò un digestivo e chiaramente non mi sognerei mai di applicare una crema sulla pancia dolorante.
E’ chiaro no? 

Ora mettiamo che io vada dal dottore e gli dica che ho mal di pancia senza dirgli altro probabilmente il dottore non la farà poi tanto lunga e mi prescriverà un digestivo?
No, non è vero, perché il dottore mi chiederà cosa è successo e poi deciderà sul da farsi. Questo comportamento che appare sensato è invece paradossale se si pensa che il dottore fa il suo dovere come si conviene, ma lo fa solo per queste sciocchezzuole, infatti se invece gli porto le mie analisi cliniche con i marker tumorali della prostata “a palla”, o qualcosa di ancora più grave, non farà assolutamente nulla, chiude ogni rapporto e mi manda dallo specialista(chirurgo) che non si mette certo a discutere sul come e sul perché, lui agisce come da protocollo e basta! Insomma stiamo parlando di uno specialista(oncologo) che ha studiato così tanto quindi qualsiasi cosa dirà sarà "legge", una sorta di dio che deciderà della mia vita, senza neanche sapere chi sono!

In pratica è come essere in mano a dei robot ai quali il tuo vissuto personale non importa assolutamente nulla pur essendo di primaria importanza per meglio comprendere ed agire sul tuo male.

In passato moltissime malattie la cui origine era del tutto ignota o errata sono state curate con cure mediche scellerate e potentissimi farmaci con il lodevole intento di debellare l’epidemia, tuttavia queste cure hanno causato molte migliaia di vittime. Solo di recente si sono scoperte le cause(presunte) di molte vecchie passate patologie che quindi hanno consentito di debellare tali mali o affrontarli in maniera più oculata e risolutiva (es. la pellagra).

Nel mondo delle cure tradizionali più si scava a fondo e più si scopre che la causa(eziologia) delle nostre malattie e quasi del tutto sconosciuta, infatti non troveremo mai una risposta esaustiva ed appagante alla nostra sete di conoscenza. Cercando l’eziologia ufficiale di un nostro malessere, sia esso un semplice raffreddore, la cui colpa è stata attribuita ad un centinaio di virus differenti in base alla stagione e all’anno(!?), o che si tratti di un tumore alla prostata, al seno, al polmone, alle ossa, alla sclerosi multipla, la leucemia e compagnia bella, quantomeno ne rimarremo delusi.

Se vi venisse la malsana idea di ricercare l’eziologia di alcuni dei mali più conosciuti di questi ultimi tempi non potrete non incappare nelle seguenti risposte: “le cause specifiche del ..... rimangono ancora sconosciute”; che a mio avviso è la più onesta. In altri casi ci saranno elencati una moltitudine di cause che potrebbero dar luogo alla patologia e in altri casi invece al posto dell’eziologia si potrebbe incappare in un altro termine ad hoc: fattori di rischio con un lungo elenco di situazioni che determinerebbero un rischio di insorgenza della malattia, le cause non vengono nemmeno accennate. C’è da dire però che alcune volte si trovano anche risposte specifiche, salvo poi andare a fondo e trovarle prive di fondamento.

Se non si era ancora capito, la nostra salute la stiamo(stanno) curando ad occhi chiusi, all’oscuro di una conoscenza fondamentale senza la quale le probabilità di successo sono irrisorie, insomma e come se mettessimo una crema sulla pancia dopo un’abbuffata e prendessimo un alka-seltzer dopo aver fatto una scazzottata.

Sembra assurdo, ma purtroppo è l’amara verità.
Ora sarebbe interessante capire perché nonostante gli enormi progressi in campo medico ci troviamo in questa situazione; come mai si brancola nel buio dell’ignoranza su una questione tanto importante quanto la salute?
E qui la risposta potrebbe farci male, destabilizzarci: non si trova perché non la si vuole trovare e per non farlo pesare ai ricercatori del campo cosa hanno fatto? Hanno escogitato un modello di indagine farlocco e lo hanno continuamente lodato tanto che nessuno lo mette più in dubbio, pur essendo fallace sotto molti punti di vista. Insomma oggi ci si ritrova a “pescare tonni in alta montagna con un retino” è sbagliato sia il metodo, sia il luogo. 
Tutto questo ha comunque uno scopo ben definito si chiama profitto, ma non solo.

Il metodo d’indagine è altamente riduzionistico, meccanicistico e troppo frammentato (specializzazioni), si cerca una qualsiasi correlazione tra diversi "eventi", di solito batteri, virus, funghi ecc, e gli si addossa la colpa di esserne i responsabili, senza chiedersi perché ci sono e cosa stanno veramente facendo, il tutto basandosi su dogmi prestabiliti a monte e mai messi in discussione.

E’ un discorso che richiederebbe un notevole approfondimento, ma credo che le basi di tali metodologie medico-scientifiche debbano essere conosciute, bisogna essere consci del fatto che quando si prende un farmaco spesso si sta ingerendo un miscuglio il cui effetto potrebbe essere l’esatto opposto di quello che ci serve per guarire (es. la chemioterapia, gli antibiotici, antiinfiammatori, antidolorifici ecc.) e quindi il corpo è obbligato a fare un doppio o triplo lavoro per poterne uscire; fortunatamente che la mente da un grande supporto in questi casi e ci sovviene con l’effetto placebo, di un’efficacia straordinaria ampiamente verificata, che consente il mirabile superamento della malattia e dell’intossicazione farmacologica che noi ci aggiungiamo.

Per concludere considero questa fantomatica parola molto importante per la nostra salute perché conoscendo la reale causa del mio star male:
o       non adotto cure mediche sbagliate o inutili (es. vedasi le malattie mentali) che chiaramente non possono arginare il mio malessere;
o       non si ingenera nella mia mente la paura di un male “sconosciuto” ed ingiusto che chiaramente non so come affrontare, nonostante le moderne cure sanitarie(vedasi tumori, leucemie, sclerosi ecc.);
o       il sintomo(dolore) diventa ragionevole, giusto e quindi ben più sopportabile(vedasi mal di schiena e dolori ossei in generale, emicranie ecc. ecc.) poiché acquisisce un suo senso;
o       posso scegliere preventivamente di stare lontano o quantomeno di limitarne il “contatto” con la causa facendo vera prevenzione o posso ridurne la gravità.

Non so se vi è mai giunta all’orecchio questa astrusa parola, ma ora avete un’idea della sua importanza e quanto possa fare la differenza per il nostro benessere disporre di tale informazione essenziale.

Se non conosciamo le motivazioni che ci portano a stare male come possiamo condurre una vita serena?
E se ci fosse la possibilità di conoscere l’eziologia di ogni nostra malattia ci piacerebbe saperla?
Se sperate che qualcuno ce la venga a dire forse è perché non conoscete bene "mamma sanità" ed i suoi veri scopi, in caso contrario sapete già che ci dobbiamo dare da fare per cercarla e prendere parte attiva nella nostra vita.

Marcello Salas