domenica 21 settembre 2014

LA STAMPA TEDESCA: ''L'ITALIA USCIRA' DALL'EUROZONA PERCHE' SARA' COSTRETTA A FARLO.

LA STAMPA TEDESCA: ''L'ITALIA USCIRA' DALL'EUROZONA PERCHE' SARA' COSTRETTA A FARLO. LA BCE HA PERSO LA PARTITA'' (BOOM!)

lunedì 15 settembre 2014

BERLINO - L'Italia non ha alcun motivo valido per rimanere all'interno dell'unione monetaria, e non l'ha mai avuto. Da sei anni - scrive il quotidiano tedesco "Die Welt" - l'economia italiana si trova in una profonda depressione: dal suo apice del 2007, la produzione economica e' crollata drasticamente al livello di 14 anni fa. La produzione industriale e' ai livelli degli anni '80. L'industria e le attivita' produttive continuano a morire: la disoccupazione giovanile e' al 42 per cento.

In molte regioni del Belpaese il mercato immobiliare e' in caduta libera,complice una tassazione asfissiante: piu' del 90 per cento della popolazione e' scontento del suo paese, una percentuale piu' alta di quelle registrate in Palestina o in Ucraina.

L'indebitamento italiano e' al 135 per cento del Pil e quest'anno potrebbe arrivare addirittura al 140 per cento.

L'anno scorso era ancora al 130 per cento.

L'obiettivo concordato ai negoziati sull'unione monetaria tra il 1996 e il 1999 e' di un rapporto debito-pil del 60 per cento. In caso di inflazione zero, l'Italia dovra' raggiungere un avanzo primario del 7,8 per cento per riuscire a sopravvivere affinche' interessi, ammortamenti e titoli di stato possano essere utilizzati.

Secondo l'analista di finanza e politica del gruppo Epm di Berlino, Erwin Grandinger, si tratta di una pura illusione.

L'Italia - arriva a scrivere il quotidiano tedesco - e' uno dei motivi per cui la Bce ha gia' perso la partita per la salvezza dell'eurozona, e si trova ora nel panico.

L'Italia quindi "uscira' dall'unione monetaria perche' sara' costretta a farlo".

La democrazia e la politica italiana sono di fronte ad un banco di prova storico, paragonabile a quello tra l'inizio (1861) e la fine (1946) della monarchia italiana, inclusi gli intermezzi del fascismo. E il rischio e' addirittura quello di una frammentazione dello Stato, se e' vero che "a tenere ancora unita l'Italia sono solo pochi elementi: tassi di interesse storicamente bassi, carta bianca concessa irrazionalmente da Berlino all'Italia e a tutti gli stati membri, con la garanzia fiscale del fondo Esm e il tentativo spericolato della Bce di comprare titoli in contraddizione con il sistema cosi' come la distribuzione dei rischi sui contribuenti europei e tedeschi"


http://www.ilnord.it/c-3506_LA_STAMPA_TEDESCA_LITALIA_USCIRA_DALLEUROZONA_PERCHE_SARA_COSTRETTA_A_FARLO_LA_BCE_HA_PERSO_LA_PARTITA_BOOM
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sabato 20 settembre 2014

Rai, il più grande ristorante d’Italia: in 300 per servire alla mensa della tv di Stato

L'azienda sta per aggiudicare un bando da 52 milioni. Per sfamare il popolo della Rai servono quasi 300 persone. I dipendenti pagano solo gli extra. Il costo riconosciuto per pasto al fornitore non è una garanzia di qualità. E i dipendenti si vendicano su Tripadvisor

 di | 15 settembre 2014

Lo Stato spende 1,6 miliardi in mense, solo quelle aziendali delle amministrazioni società pubbliche costano sui 490 milioni di euro l’anno. E i piani alti di Viale Mazzini danno una grossa mano. Hanno appena tuonato contro appalti esterni e super fatture, additando i comparti della produzione e dell’informazione. “Per tante, troppe sere — ha scandito il consigliere Antonio Pilati — noi serviamo sulla tavola degli italiani del caviale. Una portata sofisticata e costosa, che non possiamo più permetterci”. Su quello che si serve dentro la Rai, buono o cattivo che sia, non una parola. E infatti lo stesso Cda ha approvato la gara che entro il prossimo 2 ottobre porterà alle offerte per rilevare il servizio di “ristorazione aziendale e servizi accessori” presso le direzioni generali, i centri produzione e le sedi regionali. Validità, cinque anni. Sono interessate dunque le città di Roma, Milano, Napoli, Torino, Trieste, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Campobasso, Bari, Cosenza, Palermo. In pratica, il più grande ristorante d’Italia. Si capisce allora, al di là dei 7mila dipendenti a tavola, la cifra monstre del bando: 52,3 milioni di euro per far mangiare dirigenti, dipendenti e ospiti. Un po’ come se ogni italiano, nei prossimi cinque anni, versasse un euro a testa per tenere aperta la mensa del servizio pubblico. Una tassa di scopo che finisce prima in padella e poi in tv. I dipendenti, infatti, pagano solo gli extra (pane, acqua, vino), gli ospiti 6.10 euro per il pranzo completo.
La parte del leone la fa ovviamente Roma, con la direzione generale e il centro produzioni che si pappano 45 milioni. Su tutte, la mitologica mensa aziendale all’ottavo piano di viale Mazzini, dove nel menù giornalisti e dipendenti sono soliti scrutare orientamenti, gusti e sensibilità dei nuovi vertici Rai (in epoca Agnes erano assurti a notorietà piatti esotici come le pennette alla vodka). Ai 7 bar e alle sei mense delle sedi viale Mazzini, Saxa Rubra, Asiago, Teulada, Nomentano, Tor di Quinto e Salario lavorano 170 persone, 41 full time, 14 sono solo cassieri. Nelle sedi distaccate gli addetti alle mense sono 121. Insomma, ogni giorni per sfamare il popolo della Rai servono quasi 300 persone. Il più grande e ricco ristorante d’Italia, appunto. Resta da capire dove si mangia meglio. A giudicare dai prezzi unitari riconosciuti al fornitore si direbbe nelle sedi regionali, più piccole e confortevoli. Ma soprattutto più remunerative per chi le gestisce. La Rai riconosce 10,77 euro Iva esclusa a pasto per le sedi distaccate, “solo” 5,81 per quelle romane. Ma qualità-prezzo non è un assioma: su Tripadvisor i dipendenti della sede milanese, in viale Sempione, si sono vendicati della mediocrità del servizio con l’unica arma possibile, l’ironia. “Il pane raffermo, e tanti altri piatti difficili da distinguere (potrebbe essere una sogliola e scopri che è vitello, ti sembrano piselli e sono trucioli di legno massello) vi regaleranno un pranzo o una cena che difficilmente dimenticherete” (Gabriele C.).  Insomma non c’è garanzia su un pasto in Rai. Tra dipendenti e ospiti (alcuni paganti), centro e periferia, nel 2013 ne servono mediamente 1,5 milioni l’anno. In cambio di 10 milioni. Buon appetito.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/09/15/rai-il-piu-grande-ristorante-ditalia-300-persone-per-servire-alla-mensa/1121067/ 

 

giovedì 18 settembre 2014

Jobs act verso modello tedesco: l'articolo 18 sarà 'riformato'



EUROPA, RENZI E ART.18 - Contro l’articolo 18 aveva puntato l’indice la Banca centrale europea nella famosa lettera di raccomandazioni dell’agosto del 2011 a Berlusconi.E quando Mario Draghi un mese fa ha chiesto all’Italia «un segnale forte», il presidente della Bce ancora una volta ha lasciato intendere che questo segnale deve arrivare soprattutto dalla riforma del lavoro. L’ammodernamento dell’articolo 18 potrebbe fruttare a Renzi quella flessibilità, nel raggiungimento degli obiettivi di bilancio, che cerca da tempo, con l'obiettivo di evitare dolorose manovre di correzione dei conti.
E del resto le esternazioni del Premier in merito lasciano spazio a pochi dubbi: il primo settembre il premier ha detto che l’articolo 18 "è un tema ideologico", affermando che il governo lo "riscriverà sul modello tedesco". Dove, appunto, non esiste il reintegro. E tre giorni dopo, in una intervista al “Sole24ore”, Renzi ha detto  chiaramenter che "c'è bisogno di compiere scelte coraggiose e innovative, fuori dalla logica dei veti".

"L’articolo 18", spiegano a palazzo Chigi, "è più un problema di percezione e suggestione, che di sostanza. Ogni anno ci sono circa 40mila casi affrontati sulla base dell’articolo 18, di questi l’80% sono risolti con un accordo, ne restano 8mila. Di questi 8mila, in 4.500 il lavoratore perde totalmente, in 3.500 il lavoratore vince e in due terzi dei casi ha il reintegro. Si sta discutendo di una cosa che riguarda non più di 3mila persone l’anno". In estrema sintesi: "Se si cambia e si modernizza l’articolo 18, non si mette in discussione una tutela decisiva, mentre bisogna assolutamente dare tutele a chi non ne ha". L’idea di Renzi è quella di approvare, con "una corsa forsennata", la legge delega denominata Jobs act entro ottobre. "Poi affronteremo l’articolo 18 con i decreti attuativi", spiega un consigliere del premier.

REINTEGRO E INDENNIZZO - I centristi di Scelta civica e la destra dell’Ncd propongono di superare definitivamente l’istituto del reintegro, mantenendolo solo per i licenziamenti discriminatori, e introdurre per tutti un indennizzo monetario il cui ammontare è destinato a crescere con l’anzianità di servizio aziendale del lavoratore interessato, in modo da scoraggiare il licenziamento delle "professionalità mature e più costose". Il Pd, al Senato e soprattutto alla Camera, vede questa ipotesi come fumo negli occhi. E rilancia con un modello diverso: contratto a tutele crescenti, con i soli primi tre anni di assunzione privi della garanzia dell’articolo 18. La conferma del lavoratore dopo i tre anni di prova verrebbe “premiata” con un significativo sgravio fiscale. Resterebbe in generale la funzione deterrente della norma dello Statuto dei lavoratori, e, in particolare, a parte i primi tre anni di sospensione, rimarrebbe inalterata nella formula soft introdotta con la legge Fornero di due anni fa.

EMENDAMENTI - La Commissione Lavoro del Senato ha approvato un emendamento del governo che permette di far leva sulla riduzione dell’orario di lavoro sia per difendere i posti di lavoro in casi di ristrutturazioni aziendali (come è accaduto per esempio di recente alla multinazionale svedese dell’Electrolux) ma pure per accrescere i livelli occupazionali. Una spinta insomma all’uso dei contratti di solidarietà in chiave “espansiva”: meno orario, meno salario ma più posti di lavoro. Approvata all'unanimità anche la norma che permette la cessione di giorni di ferie a chi ne ha bisogno.

ROAD MAP - Secondo i piani del governo la legge delega (il Jobs Act, secondo la definizione che ne ha dato il presidente Renzi) dovrebbe essere approvato dalle due Camere tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre. Entro i primi mesi del 2015 dovrebbero poi arrivare i decreti sui quali stanno già lavorando gli uffici del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti

http://www.quifinanza.it/8804/lavoro/jobs-act-verso-modello-tedesco-articolo-18-sara-riformato.html

mercoledì 17 settembre 2014

In Grecia è ormai generazione 300 euro

In Grecia è ormai generazione 300 euro

Quando in televisione o sui giornali vi parlano degli effetti miracolosi del Job act di Renzi, riflettete sul topo da laboratorio della Troika

Un lavoratore su tre nel settore privato greco guadagna un salario da 300 euro al mese (440 euro lordi). Queste rilevazioni shock provengono da un’inchiesta condotta dall’Istituto del Lavoro (INE) del principale sindacato greco GSEE. Lo riporta il blog KTG.
Questa inchiesta rileva che i salari in Greci sono crollati significativamente attraverso i cosiddetti “contratti di lavoro flessibile” imposti dalla Troika nel suo Memorandum d’intesa per l’erogazione degli “aiuti”. “I lavori di contratti flessibile” sono considerati i contratti part-time, la riduzione degli orari di lavoro e I cosiddetti lavori in rotazione. Savvas Robolis, il direttore scientifico di INE-GSEE, ha commentato lo studio in questo modo: “l’alto tasso di disoccupazione sta forzando sempre più lavoratori del settore privato ad accettare i lavori di contratto flessibili. La situazione riguarda approssimativamente 500 mila persone. Questo ha creato una nuova generazione di lavoratori e impiegati, la generazione 300 euro”. Naturalmente, questo non riguarda solo giovani e lavoratori inesperti, ma persone di tutti i gruppi di età che cercano disperatamente un lavoro e un reddito per la sussistenza personale e familiare.

P.s: Quando in televisione o sui giornali vi parlano degli effetti miracolosi del Job act di Renzi in termini di competitività e ripresa, pensate sempre che esiste un paese, la Grecia, topo da laboratorio della Troika, dove da anni esiste già tutto questo e gli effetti sono là tutti da vedere.
 
16/09/2014

http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=8709
http://altrarealta.blogspot.it/ 
 
 
 
 
 

domenica 14 settembre 2014

Lobby e Potere: forse l'Inghilterra tornerà un paese sovrano!

l processo di centralizzazione dei poteri degli stati europei da parte dei banchieri a capo della BCE (e delle banche private che la compongono), al fine di avere un controllo totale sugli stati e di conseguenza sulle loro popolazioni, trova un il più grande ostacolo in Nigel Farage, bistrattato e infangato da accuse ingiuste,...ma il popolo inglese sembra dargli ragione! 

Leggete l'articolo e guardate il filmato, forse avrete un'idea più chiara di chi sia veramente e per cosa si batte!
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L'ARTICOLO 

Gran Bretagna, Farage vola nei sondaggi: è primo con il 31%

Gli euroscettici di Ukip sono ormai il primo partito superando sia il laburisti che i conservatori 

Nigel Farage non si ferma più. In vista delle elezioni europee del 25 maggio, il leader del partito britannico antieuropeista Ukip vola nei sondaggi e raggiunge il 31%, superando sia i conservatori di David Cameron che i laburisti di Ed Miliband. 
Nigel Farage
Secondo un sondaggio pubblicato dal Sunday Times, lo UK Independence Party può così guardare dall'alto sia i progressisti, che si fermano al 28%, sia i "tories", che non riescono ad andare oltre il 19%. L'ascesa del partito di Farage ora potrebbe provocare ripercussioni anche sull'agenda governativa del premier David Cameron. Le frange più euroscettiche dei conservatori potrebbero infatti esercitare pressioni sul Primo ministro perchè alzi la voce con Bruxelles e rivendichi maggior indipendenza per il Regno Unito.
Nel frattempo il leader dei liberaldemocratici, Nick Clegg, ha definito "un atto di vandalismo economico monumentale" un'eventuale uscita dall'Unione Europea. Ma per il momento gli elettori britannici sembrano preferire la soluzione proposta da Farage.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/news/esteri/gran-bretagna-farage-vola-nei-sondaggi-primo-31-1014443.html

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IL VIDEO