giovedì 26 febbraio 2015

Tumore al seno: il lato oscuro della prevenzione

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Il lato oscuro del mese della prevenzione per il tumore al seno

Sayer Ji
Lo Zeneca Group plc, una sussidiaria farmaceutica della Imperial Chemical Industries, produttrice dei vendutissimi farmaci per il cancro al seno Arimidex e Tamoxifen, nel 1985 ha istituito il Mese Nazionale della Prevenzione del cancro al seno (MNP), con lo scopo di promuovere un'ampia adozione della mammografia a raggi X, oltre alla vendita dei propri prodotti). Mentre l’aumento degli esami di routine ha dato come risultato la forte crescita delle diagnosi di tumore al seno, il tasso di cancro invasivo al seno è attualmente aumentato in alcune frange della popolazione. Un recente studio ed editoriale pubblicato nel New England Journal of Medicine riporta che la mammografia ai raggi X può “salvare” solo una persona su 2.500 tra quelle analizzate. Di queste 2.500, almeno 1.000 avranno avuto un falso allarme, 500 si sottoporranno a una biopsia non necessaria e 5 o più verranno minacciate da risultati anomali che non diventeranno mai fatali, ossia le loro vite verranno accorciate per gli effetti negativi dovuti a medicazioni, interventi chirurgici o stress.

Dati questi risultati, la mammografia a raggi X è molto efficace per incrementare il numero delle diagnosi di tumore al seno e non tanto per la “prevenzione” della malignità e della mortalità di questa patologia. Al contrario, una quantità sempre maggiore di dati clinici indica che i raggi X a bassa energia utilizzati in questi esami sono fino al 500% più cancerogeni di quanto si pensasse in precedenza....

Il successo di un modello di “prevenzione” molto diffuso tra la popolazione, ma che non previene nulla, si spiega guardando in profondità chi sta dietro AstraZeneca, lo sponsor fondatore del MNP. AstraZeneca era, infatti, un sottoprodotto di una delle più grandi (e cancerogene) aziende chimiche, la Imperial Chemical Industries (ICI). Prima di essere acquistata da AkzoNobel nel 2008, ICI incassava milioni di sterline all’anno dalla vendita di sostanze cancerogene per il seno, come il clorato di vinile. Nel 1993 ICI scisse la propria divisione bioscientifico-farmaceutica per formare Zeneca Group plc, che successivamente si fuse con Astra BP per dare vita nel 1999 ad AstraZeneca (AZ). Il farmaco più venduto di AZ contro il cancro, il Tamoxifen, è attualmente classificato come cancerogeno dall’OMS. (Per vedere i dati tossicologici di questo farmaco visita il nostro Problem Substances Database alla pagina Tamoxifen). Attualmente, tutti gli annunci per la campagna e per gli eventi promozionali organizzati dal fondatore del MNP (che opera nell’arco di tutto l’anno) devono essere “approvati”, ossia bagnati di rosa, da AZ prima di essere rilasciati per il pubblico consumo.

Altre organizzazioni ed esperti hanno posto l’attenzione su questo lampante conflitto d’interessi:
Un patto multimilionario decennale, stabilito tra gli sponsor del National Breast Cancer Awareness Month e la ICI, ha prodotto una disinformazione sconsiderata sul tumore al seno” – Dr. Samuel Epstein (autorità di spicco internazionale per quanto riguarda gli effetti cancerogeni della contaminazione ambientale).
“ICI ha contribuito a formare un’attitudine nell’establishment dei tumori che attribuisce la colpa alla vittima. Questa teoria attribuisce sempre maggiore incidenza all’ereditarietà e agli stili di vita sconsiderati, invece che all’evitabile esposizione alla contaminazione cancerogena industriale che avvelena l’aria, l’acqua, il cibo, i prodotti di consumo e luoghi di lavoro” - Cancer Prevention Coalition.

La prevenzione: un oculato sciacallaggio
Purtroppo, il National Breast Cancer Awareness Month non è diventato un momento di maggiore attenzione alle cause prevenibili del cancro al seno e ha invece nutrito la fame insaziabile di denaro delle industrie farmaceutiche, che cercano fondi per cercare una cura e promuovere il loro concetto di “prevenzione”: una diagnosi precoce con la mammografia ai raggi X.

In effetti, una “cura” farmaceutica è tanto improbabile quanto ossimorica. I farmaci non curano le malattie più di quanto i proiettili curino la guerra. Al di sotto dei grafici che mostrano la contrazione delle patologie, le eroiche procedure “salvavita” e un esercito di farmaci esotici dalla strana provenienza e dal potere ignoto, la vera causa dell’apparente successo della medicina è, al di là della pompa e della circostanza, la capacità del corpo di curare sé stesso. Troppo spesso, nonostante quello che la medicina “tratta” o “salva” nel corpo, è lo stesso corpo che, mentre lotta contro sostanze chimiche invasive e interventi chirurgici, prende in cura e salva se stesso.

Se non fosse per le capacità del corpo davvero miracolose di curare sé stesso, e per il processo incessante di auto-riparazione che avviene in ogni momento e in ogni cellula, i nostri corpi perirebbero in pochi minuti. Il mistero non è perché il nostro corpo soccomba al cancro; piuttosto il mistero è perché, dopo anni o decenni di esposizioni alle sostanze chimiche e di privazioni nutrizionali, i nostri corpi resistano al cancro per cosí tanto tempo. La cause principali del cancro al seno: deficienze nutrizionali, esposizione a contaminazione ambientale, infiammazioni, dominanza di estrogeni e la conseguenza rottura dell’integrità genetica e della sorveglianza immunologica. Queste cause vengono totalmente ignorate dalla fissazione sulla terapia farmaceutica e sul suo cosiddetto “proiettile magico” e dal concetto completamente muto e pseudo-scientifico che “i geni causano malattie” (vedi DNA: Not The Final Word On Health).

Miliardi di dollari vengono raccolti e incanalati della ricerca famaceutica, quando la più piccola pianta di curcuma, il più umile cavolo e la più modesta tazza di zuppa di muso possono offire molto di più nella prevenzione e nel trattamento del cancro al seno rispetto ai farmaci tossimolecolari che offre il mercato (Per vedere alcune dozzine di sostanze, vai su GreenMedInfo: Breast cancer).

L’ideologia patologica inerente alla medicina allopatica non è mai così evidente tanto quando proviene dall’enfasi, dell’industria del cancro al seno, nel far coincidere “prevenzione” con “diagnosi precoce” attraverso mammografie a raggi X. Nemmeno uno dei fattori di rischio dello sviluppo del cancro è la radiazione ionizzata utilizzata per identificare lesioni patologiche, ma l’identificazione della parola “prevenzione” con la parola” “diagnosi precoce" è una maniera scaltra per dire che tutto quello che possiamo fare per prevenire il cancro è individuare la sua presenza inevitabile prima di quanto sia possibile senza questa tecnologia. (vedi la nostra pagine X-Ray Mammography nel database Anti-Therapeutic Actions). Se le donne cedessero all’idea di prevenzione intesa come il non fare nulla se non aspettare la scoperta della malattia, molte vedrebbero emergere posteriormente una simile logica degradata, quando la profezia autorealizzante della prevenzione-attraverso-fare-nulla si è avverata e il “trattamento” è ora necessario.

Trattamento”, quando non strettamente chirurgico, che include l’uso di sostanze molto potenti e alte dosi di radiazioni ionizzare che “avvelenano” le cellule cancerogene. L’ovvio problema, con questo approccio, è che l’applicazione di entrambe le forme di energia non è selettiva e, a lungo andare, molte donne muoiono prima a causa degli effetti secondari della terapia “tossimolecolare” che del cancro stesso. Perché: ecco l’ovvia questione mai posta: se l’esposizione agli effetti genotossici, dannosi per il sistema immunitario, delle sostanze chimiche e delle radiazioni è causa del cancro al seno, allora perché bombardare il corpo con sostanze e radiazioni, considerate come cura, ancora più velenose? La risposta a questa questione ha molto più a che fare con l’ignoranza che con il desiderio intenzionale di fare del male. Ma i risultati sono gli stessi: dolore, sofferenza e morte non necessari.

Confrontata con una situazione dove le nozioni medievali di prevenzione e cura del cancro al seno sono la norma, non ci si meraviglia se oltre il 40% delle donne crede che prima o poi contrarrà un tumore, tre volte in più del loro rischio reale. Ma qualcuna di loro è stata informata del fatto che, al momento, si potrebbe prevenire la malattia in modo diverso dalla “diagnosi precoce”?

Il rosa spazza via le cause prevenibili di tumore al seno
Offuscando le reali misure di prevenzione accessibili alla donna per combattere il cancro al seno e tutti i linfomi in generale, fonti credibili e “autoritarie” come la Susan G. Komen Foundation hanno pubblicato irresponsabilmente dichiarazioni come questa:“Non è chiaro quale sia l’esatta relazione tra il nutrirsi di frutta e vegetali e il rischio di cancro al seno […] una piccola, se non esistente connessione fu trovata in un’analisi di laboratorio che combinò dati di otto grandi studi”.

Siamo davvero arrivati al punto in cui il normale consumo di frutta e verdura, considerato una prevenzione della malattia, può essere messo in discussione? Davvero abbiamo bisogno di analisi cliniche casuali, incrociate e controllate da placebo per provare senza ombra di dubbio che i nostri corpi possono trarre beneficio dai fitonutrienti e dagli antiossidanti presenti nella frutta e verdura per la prevenzione del tumore?

Un altro atroce esempio della cospirazione contro l’identificazione delle ovvie cause e cure per malattie come il cancro è il sito della National Breast Cancer Foundation. Andate al fondo della loro homepage e scrivete “carcinogen” nel box di ricerca. Questo è quello che apparirà nella pagina dei risultati: “Your search – carcinogen – did not match any documents. No pages were found containing ‘carcinogen’.”Nel sito della Susan G. Komen’s, il termine appare solo tre volte e il contenuto minimizza sempre la connessione tra fumo, consumo di grassi polinsaturi provenienti da carne e il cancro al seno.
Se è possibile cancellare la realtà delle sostanze cancerogene facendo sparire dalla testa dei possibili malati la parola cancerogeno, nascondendo la connessione tra esposizioni alimentari ed ambientali ad una moltitudine di tossine, allora la "cura" che queste organizzazioni di massa cercano mentre sprecano miliardi di dollari di donazioni all’anno non verrà mai scoperta.

Esempi come questo fanno diventare sempre più evidente come la medicina ortodossa, e la visione del mondo che rappresenta, si sta avvicinando a una fine del tempo, definita come PharmageddonIn questo orizzonte le vitamine vengono ritenute tossiche, la frutta e la verdura solamente per il contenuto calorico (povero, tra l’altro), e i farmaci che causano il cancro sono concepiti come la sola legittima e, oltretutto, legale, via per combattere il cancro. Siamo veramente al punto di non ritorno o c’è ancora speranza?

Fortunatamente ci sono migliaia di studi scientifici che parlano del valore terapeutico degli alimenti, delle erbe e delle spezie per la cura del seno, molti dei quali possono essere trovati nel database biomedico MEDLINE di proprietà del governo. Decenni di ricerca hanno confermato la verità della frase di Ippocrate “Lasciate che il cibo sia la medicina” e non sono necessarie ricette per comprare e consumare cibo biologico, possiamo ancora scegliere tra una vasta cornucopia di sostanze naturali, la cui sicurezza ed efficacia fanno vergognare la farmacopea convenzionale.


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martedì 17 febbraio 2015

Il popolo Hunza. Ultracentenari e in salute.


Il regime alimentare degli ultracentenari che rende sani, longevi e felici


Le popolazioni longeve e gli Hunza
 
Quella degli Hunza o Hunzala, detti anche Buruscio o Bruscio, è una popolazione dove viene comunemente ritenuto che siano comuni gli ultracentenari, con una prospettiva di vita che si dice arrivi a volte fino a 130 anni.
Purtroppo mancano dati certi, e la questione è controversa. C'è chi sbandiera questa tesi a favore del proprio credo alimentare (vegan, fruttariani, propugnatori della dieta ipocalorica e del digiuno, ecc.), per dimostrare che questa è la giusta via. Questo rende la cosa ancora meno chiara a chi cerca informazioni.
Di certo esistono popolazioni che hanno una aspettativa di vita di gran lunga superiore alla media, e i luoghi dove vivono sono definiti "Blue Zones", come ad esempio Ovodda (Sardegna), Loma Linda (California), Vilcabamba (Equador), Abkhazia (Georgia), Okinawa (Giappone),  ma i dati sono a volte contraddittori. Sia per quanto riguarda l'età, sia per quanto riguarda l'assenza di malattie.
Il problema maggiore è che spesso non si possono controllare con precisione le date vere di nascita, data la mancanza di registri attendibili. Ma si può vedere comunque l'ottimo stato di salute degli anziani, oltretutto fisicamente, mentalmente e socialmente molto attivi, capaci di svolgere ancora lavori pesanti.
Uno dei fattori comuni, tra queste varie realtà, si è comunque visto essere una alimentazione frugale, semplice e ipocalorica, oltretutto priva di alimenti raffinati, artificiali e industriali (alcool, zucchero, ecc.).
Nel caso degli Hunza, o Buruscio, la notizia della loro straordinaria longevità risale agli anni '30 del novecento, quando un esploratore la descrisse nei suoi resoconti. In parte questa longevità derivava da quanto riferito dai locali che riportavano, per vari motivi, l'età in modo errato, sembra sovrastimandola anche di decenni.
Vero o falso? Prima delle risposte ci sono le indicazioni e gli spunti. Questa resta comunque una casistica con molti aspetti di grande interesse, oltre che attuali.

Il popolo degli Hunza

E' un popolo che vive nelle valli pakistane settentrionali di Hunza, Nagar e Yasin. La loro lingua sconosciuta, il burushaski,  non è relazionabile con nessun'altra, attuale o estinta. Questo fa già presupporre una storia fatta di isolamento. Sono di razza bianca, a differenza delle popolazioni circostanti, e geneticamente sono parzialmente vicini alle popolazioni dell'Est Asiatico, rendendoli collegabili come origini alle etnie che popolano il nord dell'Himalaya.
Gli hunza, erano in numero esiguo fino a tempi recenti, circa 10.000 abitanti, sparsi in circa 150 villaggi a un'altitudine oscillante tra i 1660 e i 2450 m. sul livello del mare. La forti criticità delle vie di comunicazione, spesso assenti, ha fatto si che questo popolo restasse per lungo tempo isolato dalle popolazioni circostanti.
La spiritualità anche è particolare e denota un lungo isolamento (ipotizzato da alcuni in circa 5.000 anni), in quanto non si manifesta esteriormente in riti, preghiere, templi, e nella costituzione di una gerarchia religiosa. La religione e la preghiera sono vissuti interiori. Questo, unito anche al fatto che le donne hanno pari diritti, li distingue nettamente dai popoli vicini.
I dati sulla loro longevità hanno suscitato interesse da più parti. Oltre ad essere il popolo più longevo sulla faccia della terra, il popolo degli Hunza sembra essere immune alle malattie, non conosce neppure patologie degenerative, il cancro, malattie del sistema nervoso, invecchiamento precoce, e altro, cose che la nostra scienza medica sembra essere ben lungi da sconfiggere e che spesso si rivelano essere in costante aumento. Mentre gli Hunza, tranne rari episodi di febbre, arrivano all'età avanzata senza sofferenze. E, al termine della vita, il momento della morte poi arriva naturalmente, senza malattie.

Oltre a questo, gli Hunza colpiscono per la loro eccellente forma fisica e la loro resistenza: sono capaci di lavorare duramente nei campi, o in altro, sopportando la fatica in un modo sorprendente, anche quando ultracentenari. In montagna, nonostante l'altitudine, sono corridori e portatori instancabili, arrivano a percorrere anche oltre 200 chilometri al giorno.
Gli Hunza, anche in età avanzata, intorno ai cento anni, si occupano attivamente della famiglia. Uomini e donne sono fertili anche quando molto avanti con gli anni, e spesso figliano anche dopo i 70 anni. E questo perché anche in età avanzata il loro fisico appare ancora giovanile, e non è paragonabile a quello degli anziani occidentali.
Ovvio che ci si chieda quale sia allora il loro segreto. L'ingrediente, l'elemento, la dieta miracolosa.
Da più parti arrivano le certezze legate a questo o quello presente nella dieta. Anche se in occidente la stesa dieta non porta a simili risultati.

Altro elemento che caratterizza questo popolo è la loro facilità al sorriso, sono sempre di buon umore e gioviali, anche quando l'ambiente sembra essere, in vari modi, più ostile. Non si arrabbiano e non soffrono di ansia, ma sono sempre sereni. Nelle loro esistenze traspare la felicità.
Allora? Quale è il segreto?

Uomini Hunza

venerdì 13 febbraio 2015

FUORI DALL'EURO

Il Movimento 5 Stelle sta raccogliendo in tutta Italia le firme per far imboccare al paese la strada d'uscita dall'Euro.
Quali sono le loro motivazioni? 
Cosa accadrebbe all'Italia e agli italiani?
Vediamo cosa dicono!


Chi fosse interessato ad aderire può conoscere dov'è il "Banchetto" più vicino per la raccolta delle firme clickando su:
 http://www.beppegrillo.it/fuoridalleuro/materiali-attivisti/mappa.html


Fonte: www.beppegrillo.it 








lunedì 9 febbraio 2015

Seminario di Medicina Biologica Emozionale

Dalle leggi di Hamer alla Medicina Biologica Emozionale


http://www.medicinabiologicaemozionale.it/mbe/it/

martedì 3 febbraio 2015

Lavoro e controllo: l'azienda che impianta microchip ai dipendenti


02/02/2015 - Se in Italia la presenza della voce "Controllo a distanza" nel Jobs act varato dal governo è stato sufficiente a riaprire il dibattito sui diritti dei lavoratori, c'è chi si è già spinto decisamente più avanti. Succede all’Epicenter di Stoccolma, un grande complesso di uffici che lavora nel settore high tech.

MICROCHIP SOTTOPELLE - Nell'azienda in questione i dipendenti entrano in ufficio grazie a un microchip impiantato sottopelle, fra pollice e indice. Un trasmettitore per l’identificazione a radiofrequenza (RFID) grande come un chicco di riso che permette ai dipendenti stessi ogni tipo di azione di carattere "logistico". L’impianto permette di aprire le porte d’ingresso, quelle degli uffici, i varchi di sicurezza, l’ascensore e la fotocopiatrice aziendale. Ma le possibilità di utilizzo non finiscono qui: il chip può sbloccare ogni tipo di dispositivo, dal computer allo smartphone fino alla bici. E presto sarà possibile pagare pure il panino o il caffè al bar.

IMPIANTO FACOLTATIVO - Nel complesso nel centro di Stoccolma entreranno a breve circa 700 dipendenti. E a loro verrà chiesto se vogliono o meno sottoporsi all'innesto del microchip, ovviamente su base volontaria. "Oggi è tutto un po’ caotico, abbiamo bisogno di PIN e password - non sarebbe più facile toccare tutto semplicemente con una mano", ha spiegato Hannes Sjoblad, a capo della società svedese BioNyfiken, che ha impiantato i chip ai dipendenti dell’Epicenter. Aggiunge: "Vogliamo comprendere a fondo questa tecnologia prima che grandi aziende e governi vengano da noi e ci dicano che tutti dovrebbero essere chippati - il chip dell’ufficio delle imposte, il chip di Google e il chip di Facebook".

RESISTENZE - Tuttavia l'idea non sembra sollevare reazioni univoche: se molti hanno accettato ed accetteranno l'impianto, molti altri si sono dimostrati fermamente contrari. "Non ho alcuna intenzione di accettare" - ha detto un giovane dipendente al giornalista della Bbc Rory Cellar-Jones, che ha curato l'inchiesta. Questi strumenti, leggibili a distanza con la tecnica delle radiofrequenze, sono infatti da tempo oggetto di una serie di angosce (riguardo la privacy e la sorveglianza onnipresente).


http://www.quifinanza.it/9148/lavoro/lavoro-controllo-azienda-che-impianta-microchip-ai-dipendenti.html