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martedì 23 maggio 2017

Il pensiero crea la realtà o viceversa?

IL PENSIERO CREA LA REALTA’ O VICEVERSA?

Ieri su Facebook ho pubblicato un post che, come mi aspettavo, ha generato diversi commenti e domande. Questo il testo del post:
“Sono un rivoluzionario!
Continuo a leggere che ciò che pensiamo crea la nostra realtà. In realtà è proprio il contrario. La realtà che abbiamo vissuto e continuiamo a vivere crea i nostri pensieri.
Chi ha orecchie per intendere…”
Domanda: E la realtà che viviamo da cosa o chi è creata?
Avendo promesso una risposta, eccomi a spiegare il mio pensiero.
Intanto, come ho già avuto modo di spiegare in diverse occasione, la premessa è che il pensiero da solo non crea nulla. Ciò che condensa le particelle per manifestare la realtà è l’energia delle emozioni. Il pensiero indirizza l’energia verso uno scopo, verso l’obiettivo, ma è l’emozione che ha il potete di far collassare le particelle e creare la realtà.

Detto questo veniamo alla risposta vera e propria. L’essere umano è un mammifero che si è evoluto sul pianeta Terra in milioni di anni. Ciò che noi siamo è una coscienza che per qualche motivo, forse per conoscere il piano della manifestazione fisica,  ha scelto di abbassare la propria frequenza vibrazionale e di entrare nel corpo del mammifero più evoluto: l’essere umano. Noi siamo quella coscienza. Il problema è che per entrare nel corpo umano abbiamo abbassato così tanto la nostra vibrazione che ora facciamo estremamente fatica a rimanere svegli. Il pensiero dei filosofi “chi sono io”, viene proprio da questa coscienza che ha così poca energia per rimanere sveglia e che sente questo stato di indeterminatezza, di sentirci fuori posto, che vorrebbe capire chi siamo e perché siamo qua. Per circa il 95-99% del tempo la nostra coscienza dorme e lasciamo che sia il mammifero che abitiamo a vivere, identificandoci con lui.

È anacronistico parlare ancora di inconscio. Alcuni lo fanno per ignoranza, altri per pigrizia mentale, altri ancora nascondono la verità solo per mantenere quell’alone di mistero che attribuisce loro potere. Ciò che hanno fatto gran parte delle religioni per secoli. In realtà ciò che chiamano inconscio altro non sono che le coscienze del mammifero che abitiamo.
Come la scienza ha dimostrato, questo mammifero umano ha un cervello emozionale (il Sè istintivo) e un cervello razionale (il Sè mentale). Questo mammifero umano pensa e prova emozioni e la nostra vera coscienza, che dorme per il 99% del tempo, si è quasi totalmente identificata con quel mammifero, con quel Sé istintivo e quel Sé mentale. Non è l’inconscio a governarci, ma il mammifero che abitiamo.

Quel mammifero si è formato tutte le sue convinzioni e i suoi modelli di vita sulle esperienze che ha vissuto fin dalla primissima infanzia. Tutti i modelli di pensiero, tutte le reazioni, tutte le emozioni che proviamo, sono il frutto delle esperienze passate. Il mammifero umano, pur avendo una capacità di pensiero molto evoluta, ha una coscienza poco elevata, il suo è un pensiero lineare e vive quasi in automatico (è per questo che molti studiosi paragonano la mente ad un computer). Di conseguenza il pensiero del Sé mentale non è un pensiero libero. Ciò che pensa il Sè mentale dipende dai valori appresi, dagli schemi di pensiero e soprattutto dai contenuti emozionali del Sè istintivo.

Quindi, riassumendo, per il 99% del tempo tutto ciò che pensiamo senza rendercene conto (cioè, ciò che il Sè mentale del mammifero pensa, senza che la nostra coscienza che dorme se ne renda conto) è un pensiero automatico derivato dal passato.

Ed ecco la spiegazione al post di ieri. Non è il pensiero a creare la realtà, ma per il 99% del tempo è la realtà che abbiamo vissuto, soprattutto nell’infanzia, che emozionalmente, o per i suoi schemi più o meno rigidi, genera i pensieri automatici del Sè mentale. Questi pensieri associati alle emozioni del Sè istintivo continuano ad alimentare la nuova realtà che viviamo e che tende a ripetersi.
Solo se ci svegliamo, solo se la nostra coscienza si sveglia, possiamo pensare consapevolmente e richiamare l’energia delle emozioni per creare una nuova realtà.

Mi fa sorridere chi afferma “pensa positivo”. Detto così, significa non aver capito nulla dell’essere umano. Non aver capito che se la coscienza dell’Io non ha la forza per rimanere sveglia (e qua ci ricolleghiamo al precedente articolo del mio blog) è impossibile pensare positivo, perché tra volontà ed emozione vince sempre l’emozione che genera nel Sé mentale i soliti pensieri distruttivi. Ben altre dovrebbero essere le parole di chi afferma di voler aiutare le persone a raggiungere il benessere

giovedì 3 novembre 2016

Televisione, deprogrammazione e autoriprogrammazione

Televisione, deprogrammazione e autoriprogrammazione

Il punto di partenza è molto semplice. Il 98% dei nostri pensieri non sono consci bensì inconsci (e di conseguenza il 98% dei nostri comportamenti e azioni lo sono altrettanto perché dipendono da questi pensieri inconsci). In altre parole non siamo consapevoli dei pensieri che pensiamo, tanto è vero che non possiamo anticiparli. Ne diventiamo consapevoli solamente dopo averli pensati.

I pensieri inconsci esistono perché esistono naturalmente, ma negli ultimi decenni, grazie (si fa per dire) alla scienza della manipolazione mentale, di questi pensieri inconsci siamo meno consci che mai.
In breve le nostre menti sono controllate. Non è un modo di dire. Lo sono nel senso più autentico del termine. I nostri pensieri non sono nostri ma indotti. E lo sono praticamente sempre.

Ad esempio (l’ho già scritto tante volte ma non mi ripeto per mancanza di argomenti ma solo perché credo che questo punto sia fondamentale) la televisione e ciò che la televisione “passa” (i suoi programmi) riveste l’unico fine di programmare le nostre menti. Virtualmente tutti i programmi televisivi utilizzano immagini, colori, toni, contenuti, che provocano in noi degli shock emotivi (definiti dai tecnici della manipolazione mentale “effetto shock”), shock emotivi che si “piantano” nel nostro subconscio e forniscono, di fatto, quella che è la base di pensiero della nostra Vita.

Il punto fondamentale del discorso è il seguente: questi pensieri inconsci indotti modificano infallibilmente la visione che noi abbiamo di noi stessi e del mondo. Le implicazioni profonde di questa cosa sono semplicemente immense e mi auguro ve ne rendiate conto fino in fondo. Comunque questo shock emotivo non è altro che una sorta di energia negativa che si pianta nel nostro subconscio e lì rimane senza che ve ne sia consapevolezza alcuna da parte nostra. Non è un bel vivere, perché pensiamo pensieri che crediamo nostri, ma non lo sono, e compiamo azioni di conseguenza a quei pensieri-credenze che crediamo nostri, ma anche queste non lo sono mai veramente.

Alla televisione, strumento principe di controllo delle nostre menti da decenni, si sono aggiunti più recentemente internet nelle sue infinite applicazioni (tipo i cosiddetti social networks, che di social non hanno nulla se non l’idiozia, anch’essa indotta, che accomuna la stragrande maggioranza dei suoi fruitori) e tutti quei gadget tecnologici che sono diventati delle specie di appendici psico-fisiche di noi stessi e senza i quali non sappiamo più vivere.
Tutte queste cose, e altre ancora, hanno una base comune che è rappresentata dal nostro progressivo, inesorabile, e cioè che è peggio non consapevole, allontanamento dalla Natura, che oltre ad essere già gravissimo di per sé, viene ulteriormente aggravato dal fatto che allontanamento dalla Natura significa anche e soprattutto allontanamento da noi stessi (perché noi siamo Natura; lo scrivo casomai la cosa per qualcuno non fosse ancora chiara).
Tutte queste cose dunque, oltre a programmarci, ci allontanano dalla Natura (in tutti i sensi) e questo è di certo uno dei motivi fondamentali per cui stiamo male. Per capirlo non ci vogliono gli studi delle università americane, ma è sufficiente osservarci: dopo 2-4-8 di tivù o di lavoro al computer stiamo malino-male-malissimo, mentre dopo 2-4-8 ore di sana e anche faticosa camminata in montagna stiamo benino-bene-benissimo; meglio ancora, ci sentiamo appagati. Chiuso l’intermezzo Natura.

Abbiamo iniziato dicendo che il nostro inconscio domina la nostra parte conscia. Poiché i nostri pensieri e le nostre azioni derivano da questo inconscio (del quale essendo tale non siamo consapevoli), ne consegue logicamente che nutrire questo inconscio in maniera sana fa tutta la differenza del mondo. Un po’ come nutrire il nostro corpo fisico con carne, formaggi e farinacei assortiti oppure con frutta e verdura. Questo per dire che in qualche modo possiamo programmare il nostro inconscio (almeno parzialmente, che è pur sempre meglio che niente).
 
Per fare capire come funziona la cosa, riporto stralcio di un articolo inviatomi qualche tempo fa dall’amico Marcello Salas, curatore dell’ottimo sito “compressamente.it”:
“Le onde cerebrali sono messaggi elettronici che i neuroni si inviano tra loro nel cervello. Tra i cinque diversi tipi di onde cerebrali, le onde alfa sono conosciute per essere le migliori per imparare nuove idee. I pubblicitari che creano gli spot televisivi sanno che questa è una realtà. Attraverso l’effetto ipnotico della televisione, i pubblicitari non fanno altro che mettere gli spettatori nell’onda cerebrale alfa che li collega alla loro mente subcosciente.
Le onde cerebrali cambiano guardando la televisione
La prima cosa che accade è che si passa dall’onda beta, stato cosciente di veglia, all’onda alfa, uno stato rilassato in cui si può essere facilmente programmati con informazioni subliminali che scatenano comportamenti.
Le onde cerebrali alfa collegano la mente cosciente al subconscio.
Il ritmo del lampeggiare della televisione è espressamente creato per indurre in trance ipnotica il telespettatore. Oggi a 60 hertz o 60 fotogrammi al secondo, la mente cosciente è sopraffatta e il subconscio prende il sopravvento”.
Insomma, quando ci troviamo nello stato alfa la mente conscia non agisce razionalmente-logicamente; non gli è dato farlo e di conseguenza il messaggio subliminale entra; che ci piaccia o meno.

Poiché i bambini si trovano in uno stato tra la veglia e il sonno in modo naturale, questo spiega benissimo perché sono particolarmente vulnerabili alla televisione (e anche al resto ovviamente). Lasciar guardare la tv ad un bambino significa una cosa ben precisa, e cioè lasciare che qualcuno altro (e non qualcuno che vuole il suo bene) lo programmi per la Vita. E questa è un’altra semplice Verità, sempre che ci piaccia o meno. Comunque è chiaro che non possiamo impedire ai bambini di guardare la tv se prima non ci occupiamo di noi stessi (ovvero smetterla di guardarla noi stessi per primi). Ma non è finita qui, e del resto al peggio non c’è mai fine.

In aggiunta alla manipolazione attraverso immagini e colori, la televisione, il computer o qualunque altro aggeggio tecnologico tipo lo smartphone,
inviano frequenze che alterano le nostre emozioni. Queste frequenze sono programmate da un lato per inebetirci ma soprattutto, dall’altro, per stimolare aggressività. Le due cose, apparentemente all’opposto, vanno invece di pari passo, tanto è vero che sono sempre più frequenti i casi di aggressività estrema portati a compimento da persone considerate tranquille e per questo insospettabili.

Per provare quantomeno a reagire a tutto questo la cosa migliore da fare è cercare di nutrire la nostra mente con consapevolezza, esattamente come bisogna nutrire consapevolmente il nostro corpo. Se lo facciamo la nostra mente inizierà a cambiare, ci sentiremo meglio e cominceremo anche a percepire noi stessi ed il mondo diversamente. Insomma, dobbiamo deprogrammarci prima per autoriprogramarci poi. 
E’ chiaro che per fare questo dobbiamo prenderci la responsabilità della nostra Vita, sempre ed in ogni momento, senza pretendere invece di delegare (il che significa dipendere) da qualcun altro (il politico, il medico, l’insegnante, ecc., insomma il Sistema). La responsabilità della nostra Vita deve essere la nostra.
Ma per essere meno prosaici e un po’ più schietti, possiamo anche dire che per cambiare le cose è sufficiente buttare tutti questi aggeggi nel cesso, o magari, visto che sono ingombranti, nel cassonetto del rusco (come si dice in Romagna), che per inciso sono i posti che si meritano. Insomma, liberarsene e farne a meno. 

Chi ha davvero capito il potere che questi strumenti (e chi li controlla) hanno su di noi, lo fa. E chi non lo fa non ha capito proprio niente.

mercoledì 11 dicembre 2013

Donna: oggetto del sistema, non dell'uomo.


Oggi voglio andare un po’ controcorrente, sento parlare sempre con più insistenza della violenza sulle donne da parte dell’animale-uomo. E’ stata indetta una giornata mondiale contro la violenza sulle donne, su cui non si può che essere d’accordo, sono state inasprite molto le norme a tutela delle vittime di violenze e anche su questo non è assolutamente possibile dissentire, la violenza non è mai ammessa e ancor meno sulle donne; si organizzano riunioni, congressi, qualche manifestazione pubblica e addirittura si è decretato per un nuovo reato: il femminicidio. Avrei qualcosa da dire, non in relazione al messaggio diretto sul quale credo che tutti siamo d’accordo, quanto piuttosto per le strumentalizzazioni di tali “operazioni sociali”.
Queste assillanti campagne pubblicitarie a favore della non violenza sulle donne, pur avendo un anima nobile che nessun essere umano si sognerebbe di ostacolare, appaiono uno strumento fin troppo esplicito contro l’unione della coppia e non solo. I dati statistici sbandierati hanno un sapore di eccessivo non solo per me, ma anche per diverse donne, vigili alla programmazione mentale mediatica, che io stesso ho potuto ascoltare ad un programma radiofonico(radiouno lo stesso giorno della giornata mondiale della violenza sulle donne); questo appare palese per chi conosce il sistema, per chi conosce come vengono raccolti, analizzati e interpretati i dati statistici, senza voler metterci del marcio vero e proprio dicendo che spesso sono manipolati per indurre le menti. Si sta combattendo realmente la violenza alle donne, l’animale uomo o c’è dell’altro? 

Siamo sicuri che si possa ridurre tutto il fenomeno sociale solo ad alcune sporadiche (non è che in fondo se ne conoscano altre oltre a quelle platealmente esposte alla pubblica fede) questioni raccapriccianti all’uopo esaltate come una pubblicità di una nuova auto o di un profumo? E’ chiaro che ci sono episodi svilenti che pongono l’essere maschio in una vergognosa situazione, questo però non giustifica la caparbia ostinazione ed esaltazione di un fenomeno che pur essendo in aumento(e questo non è inconfutabile) è molto lontano dalla diffusa percezione sociale che si sta inculcando. Chiaramente io sono il primo a schierarmi dalla parte delle vittime e contro i carnefici, come farei in qualsiasi altra circostanza e senza neanche conoscerne gli attori, questo non significa che debba accettare quello che mi viene imposto dai media, che ormai penso tutti sappiano a cosa servono.  

Il fatto di essere vicini(in ogni senso) a chi ha subito una violenza non significa averla subita, non significa che la si subirà, non significa aver bisogno di protezione, non significa essere in pericolo. E’ solo un’altra illusione sociale in atto tesa alla separazione dei sessi e delle persone, una vera e propria deflagrazione sociale che è lo scopo ultimo per poter giungere ai soliti biechi fini.
L’argomento che voglio affrontare non riguarda direttamente la violenza sulle donne, ma quello che viene ingenerato da tale assunto sociale ritenuto quanto mai grave ed attuale. Sono delle considerazioni poco diffuse poiché invisibili agli occhi, ma tangibili alle menti ed ai cuori. Ho preso spunto da diversi articoli trattati da diversi siti, ma anche da libri e da una trasmissione radiofonica(radio1 ore 12.45 del 25/11/2013) alla quale ho assistito per caso lo stesso giorno in cui ho iniziato la stesura di questo post, che storia eh!

Non vedo il perché un evento di fortissimo impatto traumatico per una donna invece di essere sdrammatizzato ai suoi occhi al fine di una consentirgli una più rapida ripresa debba essere invece estenuantemente sdoganato in forma crudele ed agghiacciante a tutti, in particolare donne. Alla vittima di certo non fa bene, per ovvi motivi; alle altre donne fa assolutamente male dover vivere(accade proprio così nella mente) un trauma di rilevante entità che genera a livello inconscio solo ansia, diffidenza e paura di vivere e di confrontarsi col sesso forte(magari!); agli uomini genera un senso di inadeguatezza per la perdita del ruolo di protettore e colpa per un male che la maggior parte non commetterebbe mai, ma di cui da ora in poi dovranno sentirsi responsabili, anche in questo caso a livello inconscio ansie e paure nel confronto col gentil sesso saranno a portata di mano.
Vogliamo continuare? Questo mito(perché questo sta diventando) negativo della violenza sulle donne, secondo me, e so di non essere il solo, è finzione, funzionale al sistema, ne sono ancora più convinto dopo il programma radiofonico che ho poc’anzi citato, ove le stesse donne in linea parlavano di tale strumentalizzazione, di uno svilimento delle loro capacità di autodeterminazione, private della loro dignità, sminuite, sottomesse, trattate come piccoli esseri indifesi, ma soprattutto incapaci di gestire la vita ed un rapporto. Lo stato forte del fatto che ci sono dei sostanziali aumenti di gravi reati nel senso, si è preso la briga di difenderle a spada tratta e senza alcun consenso né avviso alle parti interessate, che in buona parte si sono sentite soverchiate da cotanta autorità imposta in loro salvezza. 

La struggente campagna pubblicitaria(è proprio il caso di dirlo) attuata da ogni media comporta un’accentuata percezione negativa di tali eventi, dei quali nessuno vuole negarne l’esistenza, generando, a livello inconscio, rapporti distruttivi tra i sessi opposti. Questo porta, alla lunga, a far sentire le donne serene solo con se stesse, e non più anche con gli uomini, ad annullare l’esigenza di avere al fianco un uomo poiché oramai è visto come padrone e violento che nel migliore dei casi creerà solo problemi. Vero?
Tale sensazioni che cominciano molto piano sino ad insinuarsi nel vissuto sociale si affiancano ad un forte desiderio di emancipazione sociale, tendenzialmente distruttiva nei rapporti di coppia/familiare. Dall’altra parte l’uomo, l’animale, il bruto, il deficiente guidato solo dagli istinti, tende a sentirsi “bastonato” dagli eventi poiché ferito nel suo ruolo di guerriero-protettore, ormai deviato totalmente dall’informazione ortodossa come ruolo di possessivo-violento, ruolo che non gli è mai piaciuto in quanto ha sempre voluto compiacere la sua compagna e ragione di vita.
Potrebbe essere vero che gli episodi di violenza siano in aumento, anche se personalmente non ci metterei la mano sul fuoco, questo tuttavia non è certo il metodo per arginare il fenomeno, né per agevolare una ripresa nelle vittime; spingere a fondo nella piaga tanto da generare dolore anche nelle persone non colpite dal fenomeno, è diabolico e quindi deleterio per i rapporti sociali; la stragrande maggioranza degli uomini e delle donne tali atteggiamenti neanche li concepiscono, anzi per molti neanche esistono, tale è il loro valore morale.
Ma allora perché infierire? C’è un qualcosa di sinistro in questo voler far attecchire nelle nostre menti questo assunto di violenza inaudita in danno a povere donne, che posto in questi termini (cioè facendo leva sul dolore delle vittime e sull’ingiustizia del gesto) non po’ che essere assecondato; tale condizione di allarme sociale è estremamente dannosa in quanto ha molte e rilevanti controindicazioni-effetti collaterali che, come in molti farmaci, fa più male del rimedio. A cosa serve un allarme? Spesso a fare la guerra, ma stavolta la guerra e tra di noi, esseri creati gli uni per gli altri dalla natura e che ora si vuol dividere.
 
La separazione dei sessi è in atto e la si può testare in ogni circostanza ed età, la tanto agognata emancipazione, instillata nelle menti sin dai tempi del dopoguerra, ha reso tutti più soli, più deboli, più malati, avendo perso nel rapporto con l’altra metà l’energia dell’unione e della completezza. Gli uomini sono diventati psicologicamente più sensibili, le donne più dure, quest’ultime ora più che mai si sentono libere dai vincoli che tenevano legate le loro nonne e madri, ma che con esse non si sono mai confrontate a fare una disamina degli aspetti complessivi della vita.
Ora si sentono libere di decidere, come se prima non decidessero già tutto loro, lo hanno sempre fatto e personalmente spero che continueranno a farlo; una volta lo facevano valutando appieno e rimanendo nel loro insostituibile ruolo di caposaldo della società primaria: la famiglia. Vi ricordate il detto”dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna”?  E’ ancora valido e lo sarà per sempre tranne che per questi tempi qua e non voglio immaginare quel che sarà. Noi, uomini e donne, siano solo la metà di una unità composta dalla nostra unione, non dimentichiamocelo.
Il sostegno, l’indirizzo morale, le decisioni sensate delle donne “di casa” di una volta che trasmettevano al loro uomo ed ai loro figli si sono tramandate sino ai giorni nostri. Ora quali valori possiamo tramandare ai nostri figli, alla società, se ci viene tolta la base fondamentale di ogni civiltà esistente: la funzione originaria della donna? E alle donne cosa gli rimarrà se gli viene portato via il proprio ruolo senza che se ne rendano conto? Una nuova generazione nascerà, non avrà più i nostri valori perché gli uomini e le donne li stanno perdendo, sarà una generazione di individui soli e senza la capacità di unirsi agli altri, malati, soprattutto mentalmente, docili da gestire per il sistema di potere che sta portando avanti il suo programma devastante.
Il miglior supporto ed alleato dei mariti e dei figli non vogliono che sia più la stessa, non deve avere quel ruolo, ora verrà prepotentemente portata ad eccellere in altri ruoli, anche se nel suo ruolo naturale non potrà essere sostituita. Sono state destituite le fondamenta di una società di valori; alle donne è stato sempre detto di essere stata schiava di un ruolo che non la valorizzava, gli è stato detto che il suo futuro era fuori dalla famiglia, anche se senza di lei non ci sarebbe più stata una famiglia, questi ed altri discorsi erano la pillola addolcente di un succo molto amaro per l’umanità intera, di cui già stiamo vivendo gli effetti in ogni settore, soprattutto nei giovani disorientati e senza meta poiché senza valori e punti di riferimento.

E' bene precisare che la società com’è oggi strutturata non consentirebbe alla donna e all’uomo di riappropriarsi dei rispettivi ruoli e della loro dignità, l’inversione di marcia è ardua; rendendosene conto si può procedere ad una lenta destrutturazione del problema per ritrovare una serenità individuale, tra le parti e sociale che ormai è perduta.
Un sincero senso di solidarietà volgo a tutte le ragazze e donne che abbiano subito delle ignobili angherie, mai mia è stata l’intenzione di sminuire il loro dolore o mitigare l’operato degli animali-indotti, soprattutto con esse voglio condividere il mio pensiero poiché doppiamente vittime oltre che dall'ex amato ora anche dal sistema che infierisce sul loro dolore senza pudore al fine di stimolare la separazione delle metà.
Alcune donne sono risentite di tanto “affetto” ricevuto a forza(non è anche questa violenza?), avvedutesi della strumentalizzazione del loro dolore, si sono sentite donne-oggetto in mano al sistema e non più ad uomini insulsi. Molti uomini (anche famosi) dissentono da questo assurdo ed immotivato accanimento verso un fenomeno che appare una chiara scusa per attuare delle imposizioni sociali inusuali e che li cataloga - relega allo status di orchi cattivi, privi di controllo, guidati solo da istinti animali e dipinti da carnefici che non sono e mai lo saranno.

Ora mi domando, ma se certe considerazioni vengono in mente alle persone normali come mai chi ci protegge, chi ci insegna i valori (anche le religioni) non hanno sollevato il problema, non si sono minimamente espressi in merito? Al contrario pare che su tutti i fronti si stia calcando la mano sul “non discriminare” (o forse incentivare?) atteggiamenti innaturali perché? Qualcuno si pone queste domande? Qualcuno ha trovato delle risposte? Le tesi in circolazione giungono sempre alla stessa conclusione . . . . .
I piani per giungere a scopi disumani vengono portati avanti in maniera del tutto soft e anonima, nulla deve dare la parvenza dello scopo finale, solo i folli potrebbero pensare a tali obbiettivi che però sono ormai ben dichiarati e pianificati.

Uomini, donne, nessuno verrà a salvarci dal sistema, esso ci vuole divisi è bene saperlo sin da subito se si vuol tornare a volersi bene.
Il mio è solo un invito a dubitare, a riflettere, ma soprattutto ad amare. 
Aprire gli “occhi” può servire a vedere.

Approfondimenti sul tema:
http://www.ilsitodelledonne.it/il-corpo-delle-donne-sotto-lalbero/ 
VIDEO: Il corpo delle donne film documentario - http://www.youtube.com/watch?v=5m4oM_gcZe4 
Lorella Zanardo: "Il corpo delle donne" - http://www.youtube.com/watch?v=fub2gepaZPI 

Lorella Zanardo - Senza chiedere il permesso - http://www.youtube.com/watch?v=fkQXo9-QXIg

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