giovedì 24 aprile 2014

Tumore al seno e Screening precoce: Prevenzione o Preoccupazione?

E’ difficile dialogare su questi argomenti con obiettività.
Anche solo accennare una critica agli esami diagnostici viene visto come un affronto al progresso, un voler sparare sulla Croce Rossa. Chi osa farlo, anche con fior di dati alla mano, viene additato come gli untori di manzoniana memoria…
Alziamo subito bandiera bianca. Mostrare i limiti dello screening precoce non equivale a suggerire che nessuna faccia più una mammografia, o negare che in molti casi possa salvare una vita. Ci permette solo di prendere decisioni informate, conoscendo anche l’altro lato della medaglia.

E’ DAVVERO PREVENZIONE?
Cominciamo con la semantica. Le prime campagne di prevenzione del tumore al seno, che incitavano le donne a sottoporsi a mammografia,  erano note con il nome  “mese della consapevolezza”   (“Breast cancer awareness month”).  Oggi invece si parla di “mese della PREVENZIONE”. Questa parola non è stata cambiata a caso, e non è un mero errore di traduzione linguistica.
Parlare di prevenzione è più rassicurante, ci rincuora, ci fa pensare che una volta fatto il nostro esamino annuale e superatolo a pieni voti, saremo a posto ma soprattutto, si è visto che invoglia più donne a donare soldi per la ricerca e alle associazioni (o aziende commerciali) che supportano queste campagne.
Non ci piace pensarlo, ma anche il business dietro la “prevenzione” di questo tumore è a nove zeri purtroppo…
Come ci ricorda la famosa chirurga Susan Love, creatrice di una fondazione di ricerca e autrice di quella che è considerata “la bibbia per le donne affette da questo tumore”,   “quando si parla di tumore al seno, lo screening non è prevenzione. Lo screening significa solo trovare un tumore che ormai c’è già”. (B)
Mentre la prevenzione primaria (quella vera) viene fatta su un soggetto sano per EVITARE che si ammali, aiutandolo a cambiare stili di vita, la mammografia fa parte di quel tipo di prevenzione detta “secondaria”, fatta su una popolazione APPARENTEMENTE SANA ma che potrebbe essere già malata, senza essersene accorta.
Oltre a sentirci rassicurate dall’uso improprio della parola prevenzione, tendiamo inoltre a pensare che questi esami siano sempre salvifici. A volte sicuramente lo sono, ma non in tutti i casi.
Come prosegue la Dottoressa Love, “da decenni ci viene ripetuto il mantra che la migliore speranza di curare il tumore al seno sia quella di trovarlo presto. In questo modo,  molte  di noi ormai pensano che lo screening (mammografie, auto-palpazione ecc.) sia davvero una forma di “prevenzione” e che le donne che sopravvivono a questo tumore debbano ringraziare il fatto che  “è stato trovato in tempo”. (A)
Basta leggere i forum per donne con tumore al seno per renderci conto che questo mantra ha funzionato bene. Ormai abbiamo associato la mammografia a queste due parole: “prevenzione” e “salvezza”, con la conseguenza che molte donne vi si affidano completamente, dimenticandosi così di fare prevenzione a tavola, o considerandola di importanza secondaria.
Quante vite vengono perse in questo modo…?
“Oggi mi è arrivato l’invito a fare questo esame per la prevenzione tumori”
 “Ho sempre sentito dire che oltrepassati i 40 è la mammografia che ti salva la vita”
 “Piu’ che controllarsi regolarmente non si può fare, se il destino si accanisce”
“Se solo mia moglie avesse fatto la mammografia prima, come continuavo a dirle, si sarebbe salvata!”.

E’ DAVVERO SEMPRE SALVIFICO?
Esiste un solido fondamento scientifico che dimostri l’utilità di questi interventi, una riduzione significativa sulla mortalità?
Per esempio, prosegue questo medico, “nessuno studio ha mai trovato che un’auto-palpazione mensile riduca la morte per cancro al seno”. (A)
(Anche perché, più ci si tocca temendo di trovare qualcosa di negativo, più aumenta l’ansia e la paura, non proprio due sensazioni positive per mantenerci in salute!)
Non solo.  Ormai si è capito che non tutti i tumori al seno sono uguali.  Come ci spiega questo medico,  alcuni non causano metastasi  “e quindi non importa quando vengono scoperti, non porteranno comunque mai alla morte.  Altri invece sono così aggressivi che, anche se diagnosticati presto, avranno già fatto danni e spesso sono questi a portare alla morte. Solo il 30% invece ha il potenziale di diventare “cattivo” se non fermato in tempo.”  (B) Ed è per questi tumori che si rivela in effetti utile una diagnosi precoce, ma non è giusto dire che la guarigione è sempre dovuta a questi esami. Tutto qui.
Non sempre la mammografia è salvifica insomma, a volte era il tumore a non essere mortale…

C’è dell’altro ancora da considerare.


L’ARTE DELL’INTERPRETAZIONE…
Leggere una radiografia,  o una biopsia, non è una scienza, ma un’arte. La radiografia non esce dal macchinario con la diagnosi incorporata, va interpretata. Gli occhi umani sono fallibili, soprattutto, ci dicono i dati, se il medico è giovane, inesperto o stressato per via di una mole eccessiva di lavoro. Anche il macchinario stesso viene programmato e manovrato da mani umane, ed è soggetto ad usura come tutti gli strumenti elettrici.
Inoltre, mentre sappiamo che il livello di radiazioni delle mammografie è stato finalmente ridotto rispetto al passato, si sa un po’ meno che la  conseguenza è stata una riduzione anche della qualità dell’immagine (non si può avere il marito pieno e la botte vuota!).
Questo ha significato che in alcuni casi non sia di buona qualità, la lettura sia difficile e  la radiografia vada ripetuta.
“Mi hanno mandata a rifare l’esame per un errore del macchinario… potete immaginare in che stato emotivo ero… Avevo già fatto testamento!”
Il danno dei raggi X tra l’altro è cumulativo. Più mammografie, più aumenta il rischio negli anni, e come ci ricorda il Dottor Mercola, se per caso si ha già un tumore crescente nel presentarsi alla prima mammografia, quelle radiazioni o la compressione del seno, potrebbero essere  dannose. (C)
Mia mamma faceva mammografie ogni 6 mesi, eppure sta combattendo da 1 mese contro un tumore maligno.

Alla luce di tutti i dati scientifici raccolti sul tema, nel 2012 il famoso gruppo Cochrane Collaboration, un centro indipendente di ricerca, ha scritto nero su bianco che – dati ASSOLUTI alla mano –  “per ogni 2000 donne invitate a fare una mammografia nel corso di 10 anni, solo 1 prolungherà la sua vita grazie a questi esami, mentre 10 donne in salute avranno subito dei trattamenti” (esame citologico /istologico/ultrasuoni/biopsie/radioterapie/chemioterapie/rimozione del seno ecc.) che non sarebbero stati necessari non vi si fossero sottoposte. Inoltre, più di 200 donne avranno subito uno stress psicologico molto forte, soprattutto dall’aver ricevuto notizia di un falso positivo.”  (D)
La paura e l’ansia possono sia precedere che seguire questi screening, ed essere molto pesanti.
Devo fare la mammografia e sono nel panico più assoluto
Ho fatto la mammografia dopo il suggerimento, o meglio dire, l’intimidazione da parte del medico
“La mia biopsia è settimana prossima e ho paura da morire, a dire poco”
“L’ho appena fatta e credevo che l’ansia mi avrebbe uccisa!”
Lo stesso Istituto Nazionale del Cancro degli Stati Uniti, pur raccomandando questo esame,  così si esprime sulle potenziali pericolosità delle mammografie:  “I pericoli potenziali delle mammografie includono risultati falsi positivi, risultati falsi negativi, eccesso di diagnosi (vengono trattati tumori che non sarebbero progrediti),  eccesso di trattamento ed esposizione a radiazioni cancerogene”.  (E)
Ancora una volta, non si sta dicendo di non farle, ma è importante forse cominciare a togliere questi esami dal piedistallo e vederli più obiettivamente.
Per concludere, mentre prima si tendeva ovunque a raccomandare alle donne sopra i 40 di seguire questo esame annualmente, o prima, sempre più nazioni ed associazioni importanti e indipendenti, come la Preventive Services Task Force americana, cominciano a consigliare alle donne NON ad alto rischio di sottoporsi a mammografia SOLO DOPO I 50 ANNI, proprio per evitare potenziali rischi che deriverebbero dal cominciare troppo presto, e ad effettuare mammografie SOLO OGNI DUE ANNI, perchè si è visto che in questo modo si possono dimezzare i potenziali rischi negativi delle stesse…  (D,F)
LA VERA PREVENZIONE SI FA A TAVOLA (E FACENDO SPORT)
Per concludere, lo screening mammografico resta un elemento molto utile quandi si sospetta qualcosa, quando si è soggetti a rischio e per poter trovare presto questo tumore, all’età in cui più tende a colpire, ma chiamarla “PREVENZIONE” è molto pericoloso.
Questo tipo di “prevenzione secondaria” potrebbe perlomeno riguadagnare un po’ di punti e bilanciare alcuni dei suoi potenziali rischi,  se perlomeno in queste occasioni venisse consegnato di routine a tutte le donne almeno un depliant sull’importanza del fare anche la Prevenzione con la P maiuscola, cioè quella a tavola, e venisse almeno detto loro senza mezzi termini quanto sia urgente che cambino al più presto alimentazione.
Purtroppo questo non viene fatto e troviamo che sia un’opportunità sprecata.
A questo proposito, qual è la dieta più protettiva?
I dati più recenti – dallo studio sulle insegnanti della California (2013) a quelli sulle donne del gruppo degli Avventisti (2012), all’enorme studio europeo EPIC (2009)  mostrano che le donne con un rischio inferiore e un’incidenza più bassa di tumore al seno, quando vengono suddivise tra onnivore/vegetariane/ vegane, sono chiaramente queste ultime
Speriamo che dal prossimo “mese per la prevenzione” cominceranno a passarci  anche QUESTA informazione. Va benissimo tenersi controllate e utilizzare questi strumenti di diagnosi quando serve, ma il fiocco rosa va appeso anche, e soprattutto, in cucina…
E.V.A.
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FONTI E RIFERIMENTI PRINCIPALI
A. Susan Love  on the myths of early detection   (http://www.minnpost.com/second-opinion/2009/07/myth-early-detection)
B. Susan Love  – Prevention/Detection  (http://www.dslrf.org/breastcancer/content.asp?L2=1&L3=8&SID=413)
D.   Cochrane Collaboration – Mammography – Leaflet  http://www.cochrane.dk/screening/mammography-leaflet.pdf
F. http://www.webmd.com/breast-cancer/features/new-mammogram-screening-guidelines-faq

2 commenti:

  1. Marcello, complimenti per il bell'articolo! Quanto vorrei far capire queste cose a mia madre che vive nell'angoscia più nera da quando, 10 anni fa, ha scoperto un tumore al seno, si è operata e ha fatto un ciclo di chemio...provata dall'accaduto, vive in una situazione di estremo terrore e si controlla scrupolosamente ogni anno. Fermiamo questi medici terroristi, ma soprattutto informiamo e rendiamo consapevoli le persone. La conoscenza dona libertà di scelta. Bravo!
    Giuliana

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    1. Grazie Giuliana, ti capisco perfettamente è una situazione che sto vivendo anch'io su molti fronti. E' difficile far capire la forza dell'amore proprio alle persone che amiamo di più, bisogna avere tanta pazienza; nel frattempo però informiamo come possiamo. Ho cercato di esternare alcune mie convinzioni sul mio recente post della chemioterapia, che non vogliono certo essere un dogma, nella speranza che in tanti comincino a porsi domande che qualche anno fà erano assolutamente inconcepibili.

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