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sabato 16 settembre 2017

Giuliana di Sclerosette a Radio Godot



Ciao a tutti Sclerosetti di tutto il mondo e non. Una domanda che indigna, lascia indifferenti o  rende speranzosi. In ogni caso, ricordatevi che siete responsabili per la metà della comunicazione, vale a dire, per come ricevete e interpretate il messaggio, tutto il resto, è fuffa. A questa domanda hanno risposto persone ben più illustri di me: la Dott.ssa Catherine Kousmine, Norman Cousin, Patch Adams, Colin Campbell, Ippocrate e molti altri. Voi ascoltate e, se vi va, diteci la vostra. Io vi dirò la mia.
Giuliana

martedì 16 maggio 2017

La convinzione di guarire è la miglior cura

LA CONVINZIONE DI GUARIRE È LA MIGLIOR CURA

La convinzione di guarire è la cura più efficace per ristabilirsi da una malattia fisica o mentale, in quanto il pensare e il sentire la guarigione permettono al paziente di risvegliare le forze dell’anima che danno vita al corpo, ispirare idee creative, migliorare l’autostima, rinforzare la convinzione di essere efficaci e funzionali e attirare di conseguenza eventi di supporto che aiuteranno a sentirsi ristabiliti nella piena completezza.

Troppo semplice? No! Se ad esempio c’è bisogno di una guarigione, è bene concentrare i nostri pensieri sulla pianificazione da fare una volta guariti, anziché focalizzare la nostra attenzione sulla situazione problematica della malattia. Immaginando ciò che potremmo fare nel futuro, vicino o lontano che sia, ci permetterà di attirare situazioni che accelereranno la nostra guarigione! Al contrario, se c’è bisogno di guarigione e lasciamo che paura e ansia si impadroniscano di noi, allora al posto della convinzione di guarire subentrerà la convinzione di non farcela, di sentirsi soli, senza aiuto, e tutto ciò ci porterà a pensare in maniera irrazionale, le nostre emozioni entreranno in conflitto e il sistema immunitario ne risentirà a tal punto da non poter agire in maniera efficace.

Quando parlo di convinzione di guarire mi riferisco a quel pensiero focalizzante che non si limita a scaturire dalla testa, ma che racchiude emozione, immaginazione e per l’appunto, convinzione.
Un pensiero che è l’espressione del fatto che tutto l’organismo si trova d’accordo sul risultato da ottenere. Un pensiero di fiducia, o ancora di più, di fede.

È questa la convinzione capace di produrre cambiamenti nella nostra realtà, anche se si tratta di una realtà di malattia. Se il paziente è sicuro che un certo farmaco lo salverà, allora state pur certi che avverrà così, perché la guarigione avviene sulla base della convinzione personale del paziente. In questo caso si parla di effetto “placebo”. Naturalmente c’è anche il rovescio della medaglia, ossia l’effetto “nocebo”. Se focalizziamo la mente sulla guarigione, ma d’altra parte rifiutiamo le cure che ci vengono proposte, oppure non abbiamo fiducia nel medico che ci segue, o ancora, se siamo spaventati dalle sensazioni provenienti dal nostro corpo sofferente, allora inconsciamente sappiamo che non possiamo guarire.

A questo punto è evidente che la differenza la fanno il pensiero, la convinzione e l’emozione che il paziente lega alla cura, più che la cura in sé.
La fede, la fiducia, ossia tutto ciò che stimola l’effetto placebo, condurranno alla guarigione. La paura, la sfiducia e tutto ciò che stimola l’effetto nocebo, condurranno ad un triste epilogo. Non si scappa da questa Legge.

Ho già parlato delle innate capacità di autoguarigione del nostro corpo nell’articolo “Per Vivere In Salute È Necessario Comprendere La Malattia”, ora si tratta solo di appurare come la convinzione di guarire sia la miglior cura possibile. Non c’è trucco o inganno, bisogna essere consapevoli del fatto che ciò su cui concentriamo il nostro pensiero rappresenta la nostra realtà. Qualsiasi sensazione che sperimentiamo nella nostra vita non dipende dagli eventi che ci capitano, ma da ciò su cui ci concentriamo e dal significato che diamo a quel particolare accadimento. Quindi, se la nostra convinzione è stabilizzata sul “negativo”, il risultato sarà una realtà negativa. Ci sono persone che anche quando la loro vita sembra procedere per il meglio, sono tanto abili da focalizzarsi sull’unica cosa che va male, rendendola più grande e grave di quanto in realtà lo sia.
C’è comunque una variabile “esterna” che può favorire la nostra convinzione di guarire, ed è rappresentata dall’atteggiamento del medico. È importante che il medico curante creda nella guarigione del paziente, e creda nella terapia proposta. La sua fiducia, unita a quella del paziente, genera delle vibrazioni sinergiche che potranno condurre alla guarigione. Di conseguenza, un primo passo per riportare la medicina ad una dimensione umana, più olistica, è cambiare il rapporto medico-paziente.

Il corpo umano non è una macchina assemblata in vari pezzi, e il medico non è un operaio specializzato in quello o quell’altro organo, tanto da fargli perdere il più delle volte la visione d’insieme. Oggi troppo spesso si sente la mancanza del medico di famiglia, quel medico definito generico perché non specialista, ma che aveva la capacità di comunicare positivamente e di interagire con il paziente con umanità, fiducia e convinzione!
“I farmaci non sono sempre necessari. La fede nella guarigione lo è sempre.” Norman Cousins

Tragicomico

mercoledì 4 gennaio 2017

IN ... DISLESSIA

IN ... DISLESSIA

Quando un certo "fenomeno" interessa e si moltiplica in una moltitudine di persone non è certamente un caso , uno sbaglio, o una malattia ...


Come ho già scritto mi piace porre domande che aprono la visione piuttosto che dare risposte , il mio scopo ? Contagiare il mondo in una visione che scorge a prescindere la perfezione cosmica in azione.


"Fenomeno" DISLESSIA :



Vi sembra possibile che ci sia una crescita così esponenziale dei "casi" di Dislessia senza che faccia parte di un processo evolutivo ?

La dislessia nasce con le nuove generazioni anche se retroattivamente ora si dichiara che grandi personaggi storici fossero dislessici.

Vi sembra possibile che l'umano del futuro dovrà studiare da pagina 1 a pag. x come hanno fatto le generazioni precedenti ?

Ecco dall'osservazione di questi ed altri aspetti ho sempre visto le persone dislessiche "avanti" e non malate , credo che tutto il corpo umano si stia modellando e modificando (vedi esplosione di intolleranze alimentari) e poi in parallelo per le generazioni più datate c'è il fenomeno "Alzheimer" , insomma ogni cosa è interconnessa a tutto e quindi non può essere che "fenomeni" di tale portata (per me vale anche per i singolo caso) non siano parte integrante del processo evolutivo in corso. 

L'universo mi risponde ...  

E conosco così Margherita con tanto di diagnosi :       

" Dislessica - Discalcula - Disgrafica Grave "
e ti invito a leggere la sua storia sul mio sito :



Quindi se vuoi sperimentare una visione quantistica del "fenomeno Dislessia" con l'utilizzo degli strumenti di Inversione INL 

non hai che da contattarci e saremo lieti di darti tutte le informazioni.


Quello che è avvenuto e avviene tutt'ora con Margherita non è certo magia ne tanto meno un caso , ma bensì applicazione di principi matematici.

Margherita NON E' Guarita poiché NON E' MALATA !!!


Margherita e come lei altre persone con cui stiamo applicando questa visione, utilizzano la loro conformazione andando oltre al normale e comune conosciuto.




E' considerare la perfezione cosmica a prescindere ...


Mi ritengo una goccia e arrivo sempre per 
far traboccare il vaso ... 

A presto Bea 

IN ... DISLESSIA

IN come : INteressante, INtelligente, INsolito, INsospettabile, INtuitiva, INesorabile, INnovativa, INusuale, e tutti gli IN che ti vengono IN mente.







domenica 28 febbraio 2016

Perché ridere è la migliore medicina



I medici che diagnosticarono la spondilite anchilosante a Norman Cousins, gli dissero anche che non avrebbero potuto aiutarlo in nessun modo, poiché si trattava di una malattia debilitante senza alcuna possibilità di cura e che avrebbe sofferto tutta la vita di dolori atroci. Cousins, giornalista e uomo caparbio, non si arrese, e si chiuse in una stanza d'albergo a guardare film divertenti, noleggiati e visti ogni giorno, più volte, in una vera e propria autoterapia del riso. Dopo sei mesi la malattia era scomparsa e i medici non poterono far altro che constatarlo increduli. La sua storia straordinaria, diede inizio ad una serie di ricerche sul ruolo delle endorfine, le sostanze chimiche liberate dal cervello quando ridiamo e potete leggerla personalmente nel suo libro Anatomia di una malattia. 
Le endorfine sono delle sostanze chimiche rilasciate dal cervello quando si ride (anche se si compiono altre azioni piacevoli, come praticare sport). Una definizione medica può essere quella di sostanze morfino-simili secrete dall'ipofisi e dall'ipotalamo ad azione prevalentemente analgesica. Per morfino-simile si intende che hanno una composizione chimica simile a quella della morfina e dell'eroina ed esercitano un effetto tranquillante sull'organismo - udite, udite - rafforzando il sistema immunitario. Ecco cosa è accaduto a Cousins: si è drogato di felicità. Non solo: secondo Allan e Barbara Pease autori del libro Perché mentiamo con gli occhi e ci vergogniamo con i piedi?, chi è felice vive più a lungo e si ammala meno rispetto a chi si lamenta sempre che, oltretutto, ha spesso un aspetto malaticcio. Facciamoci caso. E ridiamo, anche a crepapelle. Basti pensare che la maggior parte, se non tutte, le persone che abusano di alcol e droga, null'altro tentano che di sentirsi felici! Non essendone capaci, utilizzano delle "endorfine" sintetiche e dannose per l'organismo.
Secondo Paul Ekman, http://www.paulekman.com, uno dei cento psicologi più importanti del XX secolo, il sorriso influenza il sistema nervoso autonomo! Se siamo circondati da persone sorridenti e che ridono, ne siamo contagiati; se invece l'ambiente intorno a noi è costituito da persone tristi e infelici, ci deprimeremo a nostra volta. Sto pensando ai tristi ospedali, alle tristi diagnosi e ai tristi medici che non credono al potere della mente. E ricordo Patch Adams, la sua vita e i suoi studi e, soprattutto, la sua missione.

Patch Adams
« Per noi guarire non è solo prescrivere medicine e terapie ma lavorare insieme condividendo tutto in uno spirito di gioia e cooperazione. La salute si basa sulla felicità – dall’abbracciarsi e fare il pagliaccio al trovare la gioia nella famiglia e negli amici, la soddisfazione nel lavoro e l’estasi nella natura delle arti »
                                                                                                             (Patch Adams)

Giuliana Sclerosette

Leggete anche il post del nostro Marcello Salas:
http://frontelibero.blogspot.it/2016/02/la-sofferenza-nei-bambini-malati-e-un.html

giovedì 25 febbraio 2016

La sofferenza nei bambini malati è un riflesso...

La sofferenza nei bambini malati è un riflesso
Affronto oggi un discorso delicato in quanto sovente contrasta con le nostre più profonde ed ancestrali convinzioni e percezioni.
Analizzando la malattia nella sua complessità possiamo notare che oltre alla sua funzione di ripristino della normalità biologica ha, di norma, anche la funzione, per mezzo della sofferenza, di farci evolvere spiritualmente, di farci guardare nella nostra interiorità quasi sempre celata dalle pesanti maschere e norme imposte dalla società che nulla hanno di naturale.

Al di là di quelle che possano essere le cause delle malattie nei bambini, è altresì importante fare delle considerazioni su come gli stessi vivano tale delicato e sofferente momento, è oramai risaputo che i bambini conoscono innatamente l’arte del vivere al contrario di noi adulti, tant’è che continuamente ce lo insegnano, pertanto nei loro confronti la sofferenza tesa all’evoluzione spirituale non ha motivo di esistere fatto per il quale essa è meno intensa che negli adulti.
Non è un caso se i bambini/ragazzi quando ad esempio hanno la febbre a 39°C e oltre giocano e fanno l’esperienza della vita nel modo più piacevole possibile, chiaramente la malattia un po’ li rallenta, ma niente a che vedere con la profonda debilitazione psicofisica che subirebbe un adulto per un semplice malanno.

Ora andando ad analizzare patologie ben più gravi di quelle che solitamente i bambini “prendono” a scuola, possiamo notare, solo se facciamo bene attenzione, che la loro sofferenza per la maggior parte non è data dal loro status di malato, bensì “dall’ambiente” che li circonda, cioè tutto lo stuolo di parenti e personale sanitario che gli gira intorno e che evidenzia, anche per i più ciechi, una faccia con una gioia pari a zero, ma anche peggio. Qualcuno obbietterà che non potrebbe essere altrimenti quando si ha di fronte un bambino con una malattia grave, ma non è proprio così in quanto in tali circostanze è più che doveroso tener conto di alcune importanti considerazioni che cercherò di illustrare.

I bambini, in misura inversamente proporzionale alla loro maturazione ed indipendenza, vivono la loro vita senza conoscerla, per impararla, come avviene per i cuccioli di ogni specie animale, non fanno altro che analizzare l’operato e lo stato emotivo dei genitori copiandolo in toto, insomma l'"essere” bambino non è altro che il riflesso dei genitori; se proprio nel momento di maggior bisogno trova intorno a se persone preoccupate, depresse o piagnucolanti, cosa copierà e sentirà?
Purtroppo nei casi di gravi malattie infantili, in continuo aumento, il bambino assorbe “dall’ambiente” solo dolore e sofferenza, nessun barlume di gioia e di vita, quella che gli farebbe superare meglio la malattia o di fargli vivere in quel momento già di per sé pesante un pizzico di pura gioia spensierata o immotivata.

Non dimentichiamo mai che l’atteggiamento depresso o di paura aggrava qualsiasi patologia e riguardo ai bambini è meglio ricordare che non gli si può nascondere il proprio stato d’animo, loro lo percepiscono spesso anche a distanza, senza che nessuna parola venga pronunciata e pur nel loro dolore si prodigano a sollevare l’umore dei loro principali amori e scopo di vita: mamma e papà.

Lo stato di gioia che dovrebbe invece accerchiare il bambino nel corso della malattia consentirebbe di accelerare di molto ogni genere di guarigione. Lo stato di gioia, che è la naturale condizione in cui dovrebbe vivere l’uomo, consente in molte occasioni di assistere a dei miracoli (guarigioni prodigiose) che possono essere spiegati solo attraverso una profonda conoscenza del nostro essere psico-biologico-spirituale nella sua complessità.

Il problema ovviamente non è quello di comprendere queste semplici osservazioni quanto quello di adottare un simile atteggiamento concreto e fiducioso in circostanze che sono al limite della sopportazione umana, quindi conscio delle difficoltà attuative di un simile approccio, mi accingo ad elencare alcune considerazioni che dovrebbero quantomeno essere tenute presenti in questi casi.

Per attuare il necessario atteggiamento è doveroso considerare che:
·        quando la situazione appare disarmante per i genitori, per il bambino che è malato essa lo sarà ancora di più sia per la malattia che per la percezione dello status dei genitori;
·        bisogna necessariamente fare uno sforzo incredibile per comprendere la malattia, informandosi in ogni dove, rivolgendosi ad esperti non convenzionali del corpo umano (es. esperti e terapeuti delle 5 leggi biologiche o altre medicine ritenute valide) affinché la comprensione degli eventi fornisca le conoscenze necessarie ad impedire l’aggravarsi della situazione e il giusto input direzionale per le successive cure da adottare; cosa tutt’altro che facile, ma doverosa.
·        qualora, come spesso accade, la circostanza non lascia nemmeno il tempo di “respirare”, tenere sempre a mente che la malattia sintomatica è un segnale preciso ed inequivocabile che il corpo del bambino sta reagendo, sta cercando di ristabilire l’equilibrio biologico, quindi ringraziare ed amare con vera consapevolezza quel processo che per quanto diabolico che possa sembrare ha uno scopo nobile quasi sempre del tutto sconosciuto, un processo naturale che bisogna accompagnare nel modo corretto verso la naturale soluzione, attenuando farmacologicamente i forti sintomi ove necessario.
·        Qualora la situazione si protrae per molto o moltissimo tempo, l’unico vero aiuto che si possa dare è quello di amare più di quanto siamo abituati a fare, amare con un modo nuovo, diverso dal solito, lasciando fuori le preoccupazioni che giocoforza verranno trasmesse quindi sostituire il proprio sentire con una gioia senza confini per il solo fatto che esiste quell’anima e che sta lottando per rimanere con noi.
·        Anche quando si è all’oscuro della vera motivazione della malattia, praticamente sempre, lo stato di gioia che si instaurerà consentirà di far cessare l’eventuale causa nascosta della malattia e che spesso invece reitera se stessa nei bambini o nei genitori e non consente di giungere alla guarigione.
·        Lo stato di gioia ridurrà di molto (oltre il 50%) la sofferenza del malato e le complicazioni della malattia.
·        Non dimenticare mai che pur affidandoci alle amorevoli cure dei bravissimi ed amorevoli dottori i protocolli di solito prevedono l’uso di farmaci che non di rado aumentano o fanno permanere il fisico in uno stato di continua “ricaduta” e costituiscono pertanto un fardello aggiuntivo che il piccolo ma forte corpo deve riequilibrare, quindi a tale condizione non si deve in nessuna misura aggiungere tensione, paura, preoccupazione, timore, pianto, ma solo tanta gioia e profondo amore.

Insomma vi dico che la parte più rilevante della sofferenza di un bambino malato non deriva dalla malattia stessa bensì dallo stato d’animo di chi lo ama più della sua stessa vita e senza saperlo aggiunge sofferenza e rallenta la guarigione, questo perché nessuno mai gli ha confidato il segreto della vita: l’amore.

Mi tornano in mente dei ricordi…quando ero piccolo, 10 anni circa, mi venne una bruttissima febbre (41,5°), poi mi dissero che avevo preso la malaria, e i miei erano preoccupatissimi e parlavano in continuazione col dottore, gli era già capitato di perdere un altro figlio e non volevano perdere anche me, ricordo che mentre i miei parlavano col medico io nella camera strillavo come un matto e solo dopo capii che non aveva molto senso, infatti mia zia che mi stava vicino e mi teneva la mano mi disse: “Marcello, perché gridi così? E’ così forte il tuo male? Strillando ti senti meglio? Valuta bene quanto male hai veramente e poi fai quello che ti senti” in meno di un minuto avevo smesso di urlare ed il mio male si era dimezzato e a pensarci bene non gridavo per la febbre, ma per le circostanze che percepivo anche se mi venivano nascoste.
… inoltre molti anni fa entrai in un famoso ospedale pediatrico e quello che più mi è rimasto impresso non erano i bambini gravemente malati, ma i genitori affranti e sembrava che i bambini dovessero sostenere loro… sembra incredibile, ma è proprio quello che ho visto.

Ora io mi chiedo non è forse ora di cambiare?

Non sto qui a dire cosa fare per curare la malattia di un angelo, ma solo a ricordare qual è l’ingrediente più importante per riportarlo a vita gioiosa e aiutarlo al meglio.

Nulla dev’essere più come prima, è arrivato il momento di cambiare il nostro approccio verso la malattia, verso i bambini, verso la vita; c’è una strada migliore da percorrere quella vecchia ha fatto il suo tempo ora le nuove energie e le nostre esigenze richiedono un radicale cambiamento nella direzione di un’esistenza più vera, più umana.

Da adesso in poi tutto volgerà verso il meglio possibile perché ora noi sappiamo che possiamo creare quel futuro per noi e i nostri bambini che non avevamo osato neanche immaginare, lo possiamo fare anche con l’aiuto dei bambini/figli, tutti speciali, e del nostro bambino interiore che sta risorgendo per una nuova civiltà.

I miracoli esistono e siamo noi a poterli fare, ma dobbiamo approfondire sul chi siamo veramente ed amare consapevolmente.
Marcello Salas

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domenica 31 agosto 2014

Giuliana: la mia storia sul blog di Valdo Vaccaro :)

Ciao a tutti! Qualche giorno fa ho scritto a Valdo Vaccaro e qui di seguito potete leggere la mia mail e la sua risposta. Per l'originale sul suo blog e i commenti, cliccate sul link qua sotto: 




STRAORDINARIA VITTORIA SULLA SCLEROSI MULTIPLA E SULL'INTERFERONE MEDICO



LETTERA

TREMENDA DIAGNOSI DI SCLEROSI MULTIPLA NEL 2008

Caro Valdo, mi chiamo Giuliana, ho 35 anni e, 6 anni fa, mi hanno diagnosticato la sclerosi multipla. Ci conosciamo perché mi ha ricevuto a casa sua un anno fa, insieme al mio fidanzato Massimo, educatore cinofilo, che ogni tanto le telefona.

HO IL MIO BLOG SCLEROSETTE E SCRIVO SU FRONTE LIBERO

Intanto la ringrazio per la disponibilità che ci dimostra sempre. Poi volevo mandarle il link con la mia storia. Sclerosette è il mio blog. Inoltre scrivo su Fronte Libero. I miei colleghi di FL mi hanno consigliato di dare un’occhiata al suo blog già un paio di anni fa. L’ultimo post l’ho scritto sugli enzimi dei cibi naturali crudi che ho letto sul suo libro Alimentazione Naturale.

NON SONO MIGLIORATA O RISTABILITA MA SUPER-GUARITA

In sunto, posso dirle che da un anno e mezzo sono vegana tendenziale e non ho più alcun sintomo. Anzi! Pratico sport tutti i giorni e sono più bella e felice di prima, perdoni il pizzico di vanità. Un grazie enorme va anche a Max, che è diventato vegano insieme a me, nonostante fosse sano come un pesce. 

SIAMO FORTEMENTE MOTIVATI A FARE DI MEGLIO E DI PIÙ

Quindi, poiché lei mi aveva chiesto di mandarle la mia storia, adesso mi sento pronta a farlo e a confermare con certezza che sto bene. Max ed io ci siamo iscritti a Naturopatia e stiamo terminando il primo anno. Poi attendiamo che prenda forma la scuola di igienismo naturale a Roma. Se questo non accadrà, verremo volentieri al Nord o anche soltanto a Udine per alcune settimane, onde seguire in diretta il suo blog, che molta gente già definisce come Scuola Autentica e Concreta di Salute Naturale ed Igienistica, con aspetti di originalità assoluta per il continuo flusso di problematiche e di testimonianze popolari.


ALLA FACCIA DI CHI MI VEDEVA SPACCIATA E ABBONATA ALL'INTERFERONE

Nel primo link troverà la mia storia e anche un video in cui io sto pattinando. Alla faccia di chi mi aveva prognosticato immobilità e zero chance di guarigione! Alla faccia dell’interferone beta 1 che avrebbe dovuto accompagnarmi tutti i giorni, e che invece ho estromesso radicalmente fin dall'inizio!
Un caro saluto e a presto.
Giuliana


RISPOSTA

RETICENZA, OMERTÀ E INSABBIAMENTI

Ciao Giuliana. Succede spesso che quanto facciamo di buono non venga preso in seria considerazione. Le migliaia di guarigioni che continuano a fioccare giornalmente in ogni punto d'Italia, sarebbero aria fritta, oppure invenzioni prive di documentazione. Se poi si tratta di malattie definite inguaribili dalla medicina, che invece risultino inequivocabilmente guarite smentendo in modo clamoroso il dogma di non-guaribilità, come nel diabete-1, nel tumore non operato ma autoliso,  e nella sclerosi multipla superata in scioltezza come nel caso presente, c'è addirittura bocca tappata, silenzio di tomba e insabbiamento sistematico.


VOLIAMO BASSO E FORSE CON ECCESSIVA UMILTÀ CONFUSA PER DEBOLEZZA ED INCONSISTENZA PROFESSIONALE

Voliamo chiaramente basso. Non pretendiamo di stare sulla cresta dell'onda, o di essere al centro della cronaca e delle attenzioni. Ma la cortina di silenzio che ci avvolge dà la sensazione di essere dei fantasmi e degli spettri, e questo mi pare esagerato. Non costiamo nulla al bilancio dello stato? Non riceviamo sovvenzioni, stipendi e pensioni dorate? Non siamo coinvolti nel sistema della distribuzione nazionale farmaci che finiscono nelle immondizie arrecando ulteriori danni? Un motivo in più per darci un minimo di riconoscimento e di protezione legale, se non qualche tangibile assegnazione economica.


I DOCUMENTI DA TE ALLEGATI RAPPRESENTANO PROVE INOPPUGNABILI

Avvenissero queste guarigioni in campo medico sarebbero materiale da prima pagina sui maggiori quotidiani e scoop televisivi nei maggiori telegiornali. Ma la medicina certe cose se le può soltanto sognare. È per questo che i documenti allegati sono di una importanza strategica formidabile. Neanche due anni di veganismo tendenziale e ti ritrovi ad essere sana, bella e attiva, oltre che sui pattini. Speriamo che queste prove documentate trovino ampia diffusione tra la gente. A noi non servono i circuiti ufficiali di diffusione. Siamo in grado di attivare in tutta autonomia centinaia e migliaia di amici pronti a lanciare nell'etere le nuvolette stile Indiani d'America, oltre che dei passa-parola di portata planetaria.


DIRTI BRAVA È DAVVERO POCO

Complimenti davvero non solo per la stupenda guarigione, ma anche per la carica energetica ritrovata, per la curiosità scientifica che vi contraddistingue e per la disponibilità ad assumere nuovi impegni educativi. Una esemplare lezione sul come contrastare l'inazione e la mancanza di obiettivi motivanti che affligge troppo spesso la gente.

Valdo Vaccaro