Blog d'informazione libera e indipendente. Lo scopo del blog è diffondere informazioni che troppo spesso vengono omesse dai media. Prendetele come una storia, ma concedete il beneficio del dubbio a questo blog, fate ricerche sugli argomenti trattati e decidete voi. “La verità attraversa sempre tre fasi. Prima viene ridicolizzata, poi violentemente contestata, infine accettata come una cosa ovvia”.
Visualizzazione post con etichetta pensieri. Mostra tutti i post
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martedì 27 marzo 2018
Ciò che pensi NON E' ciò che sei.
Ciò che pensi NON E' ciò che sei.
La coesistenza determina di per se l'anatomia dei pensieri che sono forme energetiche che fluttuano nelle correnti cosmiche sotto forma di vibrazioni ... non c'è il pensiero casa o lavoro ma c'è la vibrazione corrispondente che è molto più ampia della parola stessa .
Nella crescita inesorabile c'è già di per se un ampliare la visione che determina una variazione di pensiero i pensieri dunque seguono la frequenza di crescita e si sostituiscono poiché non sono vostri pensieri ma vibrazioni cosmiche.
Iniziando a vivere nel sentirsi essere cosmico si comprende come nulla è di qualcuno e tutto è di ognuno.
Espandi il "nuovo" e il "vecchio" si dileguerà tenendo conto che non esiste sul piano cosmico il vecchio ed il nuovo .
Così come certi pensieri che nell'adolescenza hanno pervaso giornate intere oggi sono vaghe reminiscenze .
La crescita è del corpo che si allinea al movimento impulsico di vita ed è relazionata al piano in cui risiede la vostra presenza ma nel momento in cui ci si apre a vivere da essere cosmico anziché da essere umano ecco che uno scenario "nuovo" si affaccia generando il "cambio" di pensieri ...
Cos'è dunque un pensiero ?
Di chi è un pensiero ?
I pensieri sono il parametro di misura che potete osservare per compiere quei raddrizzamenti di rotta che si possono fare solo quando si è in volo .
Osservare i pensieri che transitano in voi (giacché non sono vostri) dunque diventa un sistema accurato di misurazione e calibrazione della rotta stessa.
Prosegui il volo , sii nel momento cosmico e lasciandosi fluire nel movimento impulsico vivendo l'essere un essere cosmico di per sè annulla ogni domanda poiché chi fa domande è l'essere umano.
I pensieri NON creano, ciò che crea sul piano terrestre è la frequenza quando si manifesta qualcosa dite che prima è stata pensata .... NON è così prima c'è stato un allineamento ad una data frequenza che vi ha aperto il transito ad una gamma di pensieri .... prima c'è il sentire interno molecolare poi arriva il transito di pensieri e da lì il concretizzarsi su piano fisico .
Ciò che pensi NON E' ciò che sei.
Beatrice
martedì 23 maggio 2017
Il pensiero crea la realtà o viceversa?
IL PENSIERO CREA LA REALTA’ O VICEVERSA?
Ieri su Facebook ho pubblicato un post che, come mi aspettavo, ha
generato diversi commenti e domande. Questo il testo del post:
“Sono un rivoluzionario!
Continuo a leggere che ciò che pensiamo crea la nostra realtà. In realtà è proprio il contrario. La realtà che abbiamo vissuto e continuiamo a vivere crea i nostri pensieri.
Chi ha orecchie per intendere…”
Continuo a leggere che ciò che pensiamo crea la nostra realtà. In realtà è proprio il contrario. La realtà che abbiamo vissuto e continuiamo a vivere crea i nostri pensieri.
Chi ha orecchie per intendere…”
Domanda: E la realtà che viviamo da
cosa o chi è creata?
Avendo promesso una risposta, eccomi a spiegare il mio pensiero.
Intanto, come ho già avuto modo di spiegare in diverse occasione,
la premessa è che il pensiero da solo
non crea nulla. Ciò che condensa le particelle per manifestare la realtà è
l’energia delle emozioni. Il pensiero indirizza l’energia verso uno scopo,
verso l’obiettivo, ma è l’emozione che ha il potete di far collassare le
particelle e creare la realtà.
Detto questo veniamo alla risposta vera e propria. L’essere umano
è un mammifero che si è evoluto sul pianeta Terra in milioni di anni. Ciò
che noi siamo è una coscienza che per qualche motivo, forse per conoscere il
piano della manifestazione fisica, ha scelto di abbassare la propria
frequenza vibrazionale e di entrare nel corpo del mammifero più evoluto:
l’essere umano. Noi siamo quella coscienza. Il problema è che per
entrare nel corpo umano abbiamo abbassato così tanto la nostra vibrazione che
ora facciamo estremamente fatica a rimanere svegli. Il pensiero dei filosofi
“chi sono io”, viene proprio da questa coscienza che ha così poca energia per
rimanere sveglia e che sente questo stato di indeterminatezza, di sentirci
fuori posto, che vorrebbe capire chi siamo e perché siamo qua. Per circa il 95-99% del tempo la nostra
coscienza dorme e lasciamo che sia il mammifero che abitiamo a vivere,
identificandoci con lui.
È anacronistico parlare ancora di inconscio. Alcuni lo fanno per
ignoranza, altri per pigrizia mentale, altri ancora nascondono la verità solo
per mantenere quell’alone di mistero che attribuisce loro potere. Ciò che hanno
fatto gran parte delle religioni per secoli. In realtà ciò che chiamano
inconscio altro non sono che le coscienze del mammifero che abitiamo.
Come la scienza ha dimostrato, questo mammifero umano ha un
cervello emozionale (il Sè istintivo) e un cervello razionale (il Sè mentale).
Questo mammifero umano pensa e prova emozioni e la nostra vera coscienza, che
dorme per il 99% del tempo, si è quasi totalmente identificata con quel
mammifero, con quel Sé istintivo e quel Sé mentale. Non è l’inconscio a
governarci, ma il mammifero che abitiamo.
Quel mammifero si è
formato tutte le sue convinzioni e i suoi modelli di vita sulle esperienze che
ha vissuto fin dalla primissima infanzia. Tutti i modelli di pensiero, tutte le
reazioni, tutte le emozioni che proviamo, sono il frutto delle esperienze
passate. Il mammifero umano, pur avendo
una capacità di pensiero molto evoluta, ha una coscienza poco elevata, il suo è
un pensiero lineare e vive quasi in automatico (è per questo che molti studiosi
paragonano la mente ad un computer). Di
conseguenza il pensiero del Sé mentale non è un pensiero libero. Ciò che pensa
il Sè mentale dipende dai valori appresi, dagli schemi di pensiero e
soprattutto dai contenuti emozionali del Sè istintivo.
Quindi, riassumendo,
per il 99% del tempo tutto ciò che pensiamo senza rendercene conto (cioè, ciò
che il Sè mentale del mammifero pensa, senza che la nostra coscienza che dorme
se ne renda conto) è un pensiero automatico derivato dal passato.
Ed ecco la spiegazione al post di ieri. Non è il pensiero a creare la
realtà, ma per il 99% del tempo è la realtà che abbiamo vissuto, soprattutto
nell’infanzia, che emozionalmente, o per i suoi schemi più o meno rigidi,
genera i pensieri automatici del Sè mentale. Questi pensieri associati alle
emozioni del Sè istintivo continuano ad alimentare la nuova realtà che viviamo
e che tende a ripetersi.
Solo se ci svegliamo, solo se la nostra coscienza si
sveglia, possiamo pensare consapevolmente e richiamare l’energia delle emozioni
per creare una nuova realtà.
Mi fa sorridere chi afferma “pensa positivo”. Detto così,
significa non aver capito nulla dell’essere umano. Non aver capito che
se la coscienza dell’Io non ha la forza per rimanere sveglia (e qua ci
ricolleghiamo al precedente articolo del mio blog) è impossibile pensare positivo,
perché tra volontà ed emozione vince sempre l’emozione che genera nel Sé
mentale i soliti pensieri distruttivi. Ben altre dovrebbero essere le parole di
chi afferma di voler aiutare le persone a raggiungere il benessere
Antonio Origgi
Fonte: http://www.antoniooriggi.com/pensiero-crea-la-realta-viceversa/
Fonte: http://www.antoniooriggi.com/pensiero-crea-la-realta-viceversa/
martedì 16 maggio 2017
La convinzione di guarire è la miglior cura
LA CONVINZIONE DI GUARIRE È LA MIGLIOR CURA
La convinzione di guarire è la cura più efficace per ristabilirsi da
una malattia fisica o mentale, in quanto il
pensare e il sentire la guarigione permettono al paziente di risvegliare le
forze dell’anima che danno vita al corpo, ispirare idee creative,
migliorare l’autostima, rinforzare la convinzione di essere efficaci e
funzionali e attirare di conseguenza eventi
di supporto che aiuteranno a sentirsi ristabiliti nella piena
completezza.
Troppo semplice? No! Se ad esempio c’è bisogno di una guarigione, è bene concentrare i nostri pensieri sulla pianificazione da fare una volta guariti, anziché focalizzare la nostra attenzione sulla situazione problematica della malattia. Immaginando ciò che potremmo fare nel futuro, vicino o lontano che sia, ci permetterà di attirare situazioni che accelereranno la nostra guarigione! Al contrario, se c’è bisogno di guarigione e lasciamo che paura e ansia si impadroniscano di noi, allora al posto della convinzione di guarire subentrerà la convinzione di non farcela, di sentirsi soli, senza aiuto, e tutto ciò ci porterà a pensare in maniera irrazionale, le nostre emozioni entreranno in conflitto e il sistema immunitario ne risentirà a tal punto da non poter agire in maniera efficace.
Troppo semplice? No! Se ad esempio c’è bisogno di una guarigione, è bene concentrare i nostri pensieri sulla pianificazione da fare una volta guariti, anziché focalizzare la nostra attenzione sulla situazione problematica della malattia. Immaginando ciò che potremmo fare nel futuro, vicino o lontano che sia, ci permetterà di attirare situazioni che accelereranno la nostra guarigione! Al contrario, se c’è bisogno di guarigione e lasciamo che paura e ansia si impadroniscano di noi, allora al posto della convinzione di guarire subentrerà la convinzione di non farcela, di sentirsi soli, senza aiuto, e tutto ciò ci porterà a pensare in maniera irrazionale, le nostre emozioni entreranno in conflitto e il sistema immunitario ne risentirà a tal punto da non poter agire in maniera efficace.
Quando parlo di convinzione di
guarire mi riferisco a quel pensiero focalizzante
che non si limita a scaturire dalla
testa, ma che racchiude emozione, immaginazione e per l’appunto,
convinzione.
Un pensiero che è l’espressione
del fatto che tutto l’organismo si trova d’accordo sul risultato da ottenere. Un pensiero di fiducia, o ancora di più, di fede.
È
questa la convinzione capace di produrre cambiamenti nella nostra realtà, anche
se si tratta di una realtà di malattia. Se
il paziente è sicuro che un certo farmaco lo salverà, allora state pur certi
che avverrà così, perché la guarigione avviene sulla base della convinzione
personale del paziente. In questo caso si
parla di effetto “placebo”.
Naturalmente c’è anche il rovescio della medaglia, ossia l’effetto “nocebo”. Se focalizziamo la mente
sulla guarigione, ma d’altra parte rifiutiamo le cure che ci vengono proposte,
oppure non abbiamo fiducia nel medico che ci segue, o ancora, se siamo
spaventati dalle sensazioni provenienti dal nostro corpo sofferente, allora
inconsciamente sappiamo che non possiamo guarire.
A
questo punto è evidente che la
differenza la fanno il pensiero, la convinzione e l’emozione che il paziente lega alla cura, più che la
cura in sé.
La fede, la fiducia, ossia tutto ciò che stimola l’effetto placebo,
condurranno alla guarigione. La paura, la sfiducia e tutto ciò che stimola
l’effetto nocebo, condurranno ad un triste epilogo. Non si scappa da questa
Legge.
Ho
già parlato delle innate capacità di
autoguarigione del nostro corpo nell’articolo “Per
Vivere In Salute È Necessario Comprendere La Malattia”, ora si tratta solo
di appurare come la convinzione di guarire
sia la miglior cura possibile. Non c’è trucco o inganno,
bisogna essere consapevoli del fatto che ciò su cui concentriamo il nostro
pensiero rappresenta la nostra realtà. Qualsiasi sensazione che sperimentiamo
nella nostra vita non dipende dagli eventi che ci capitano, ma da ciò su cui ci
concentriamo e dal significato che diamo a quel particolare accadimento.
Quindi, se la nostra convinzione è stabilizzata sul “negativo”, il risultato
sarà una realtà negativa.
Ci sono persone che anche quando la loro vita sembra procedere per il meglio,
sono tanto abili da focalizzarsi sull’unica cosa che va male, rendendola più
grande e grave di quanto in realtà lo sia.
C’è
comunque una variabile “esterna” che può favorire la nostra convinzione di
guarire, ed è rappresentata dall’atteggiamento
del medico. È importante
che il medico curante creda nella guarigione del paziente, e creda nella
terapia proposta. La sua fiducia, unita a quella del paziente, genera delle
vibrazioni sinergiche che potranno condurre alla guarigione. Di conseguenza, un
primo passo per riportare la
medicina ad una dimensione umana, più olistica, è
cambiare il rapporto medico-paziente.
Il
corpo umano non è una macchina assemblata in vari pezzi, e il medico non è un
operaio specializzato in quello o quell’altro organo, tanto da fargli perdere
il più delle volte la visione d’insieme. Oggi
troppo spesso si sente la mancanza del medico di famiglia, quel medico definito
generico perché non specialista, ma che aveva la capacità di comunicare positivamente e di interagire con il paziente con
umanità, fiducia e convinzione!
“I farmaci non sono sempre necessari. La fede nella guarigione lo è
sempre.” Norman Cousins
Tragicomico
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martedì 18 aprile 2017
Ecco come quello che ti circonda può farti ammalare o guarire!
Ecco come quello che ti circonda può farti ammalare o guarire!
La Società Americana per il Cancro
ha recentemente pubblicato una statistica che afferma che il 60% dei tumori
sono evitabili, cambiando stile di vita e dieta. Quest’informazione proviene da
un’organizzazione che ha cercato per circa 50 anni i geni del cancro.
Si sono focalizzati sul cancro come se fosse
una questione genetica, ma solo il 5% dei cancri ha una connessione
genetica. Il 95% dei cancri in effetti non ha nessuna connessione coi geni. L’epigenetica lo ha affermato 15 anni fa: è l’ambiente
(alimentazione, stile di vita, emozioni, relazioni) a creare le condizioni
per la salute o la malattia.
Ecco come torna a noi
il potere della nostra vita.
“Piuttosto che esser vittime dei nostri geni, lo siamo
stati delle nostre percezioni.” afferma Bruce Lipton, biologo cellulare statunitense,
conosciuto per le sue ricerche riguardanti le relazioni fra attività genetica,
ambiente e pensiero.
E
continua: “La medicina cerca di guarire le cellule dalla malattia andando a
intaccare i meccanismi biochimici innescati dall’ambiente esterno. La medicina agisce sull’uomo mentre il
problema è l’ambiente.” Non sorprende quindi che ci ammaliamo spesso sempre della stessa
malattia o che dopo aver
curato un cancro questo ritorna.
Al
ricercatore Bruce Lipton è stata posta questa
domanda: allora in un ambiente sano
possiamo guarire spontaneamente? Ecco la risposta:
“In
teoria sì ma in termini pratici è tutto più complesso perché la nostra mente interpreta l’ambiente esterno
a suo modo. Magari noi siamo posti in un ambiente sano ma la nostra mente
inizia a leggerlo come un ambiente negativo e dannoso, il nostro sistema
nervoso genera così una sostanza chimica che ci renderà ugualmente malati.”
Quindi più che l’ambiente è la percezione
dell’ambiente a decidere la nostra
vita. La mente conscia e sopratutto quella subconscia, sono programmate secondo
schemi mentali che risalgono ai primi anni di vita. Diventare consapevoli di questi schemi
limitanti è il primo passo verso la riprogrammazione.
“E’
dimostrato che se un bambino adottato è cresciuto da una famiglia dove uno dei genitori ha un tumore, nella vita adulta il soggetto adottato ha più
probabilità di sviluppare un cancro.
Quando si vibra ad una certa frequenza, tutto ciò che sta
là fuori che vibra alla stessa frequenza sarà imbevuto della nostra energia.
Così se noi abbiamo un pensiero positivo allora un evento positivo risonante
risponderà e sarà imbevuto di quell’energia. Se manifestiamo un pensiero
negativo allora anticiperemo qualunque cosa ci sia là fuori che potrà risuonare
con quel tipo di energia. In pratica nutriamo l’ambiente con la nostra energia.” Così il Dott. Lipton spiega
in un’intervista, arrivando anche a parlare di come non si può
sperare di avere una relazione soddisfacente finché non siamo in grado di
generare la nostra felicità:
“Se non si è in grado di
ri-programmare da soli i vecchi modi di pensare si ha bisogno di qualcun altro che
ci renda felici e, se si necessita di qualcuno per il proprio completamento, ci
si trova in una relazione di reciproca dipendenza. Questo tipo di relazioni
sono costellate di fallimenti poiché se un partner non viene incontro
all’altro, l’altro si sente una vittima. In ogni caso in cui si è in grado di
procurarsi felicità e gioia e di rispondere alle necessità da soli, allora si
è liberi dalla
esigenza di avere un partner che lo faccia al posto nostro. Di conseguenza, quando due persone indipendenti
iniziano insieme una relazione, ricatti e manipolazioni non avranno alcun ruolo
all’interno della loro storia d’amore. Questo è quanto ho imparato dalle mie
precedenti relazioni che erano basate sul soddisfare dei bisogni. Nel momento in cui fui in grado di
provvedere io stesso alla mia felicità la
mia vita è cambiata improvvisamente. Sono diventato soddisfatto di me, potevo
anche essere impegnato tutto il giorno, godermi il mondo e divertirmi.”
Per
questo divulghiamo informazioni su tutto quello che riguarda il nostro
ambiente, tutto quello con cui entriamo in relazione, a partire da ciò che
mangiamo (corpo) fino alla meditazione e quindi i pensieri che abbiamo
(mente) e ad indagare la natura dell’esistenza attraverso la spiritualità
(spirito).
Alcuni
ricercatori dell’Università di Tokushima, in Giappone,
hanno studiato gli effetti di periodi difficili su un gruppo di studenti di
medicina. Hanno prelevato loro del DNA nove mesi prima dell’ultimo esame e
l’hanno confrontato con campioni prelevati due giorni prima del momento in cui
lo stato ansioso era
al massimo. Hanno dimostrato che uno stress psicologico cronico genera
dei cambiamenti nei geni: si erano modificati 24 geni codificati,
soprattutto per il sistema immunitario. In un altro studio il Dott. Dean Ornish ha
modificato la dieta e
le relazioni sociali di
pazienti malati di cancro alla prostata: dopo 3 mesi erano cambiati 501 geni e la malattia stava
regredendo.
Insomma la vita non può essere parcellizzata: tutto è
connesso e interdipendente.
Cosa aggiungere? Non mi sorprende alla luce di queste
informazioni, come un tempo quando qualcuno stava molto male gli si faceva
cambiare aria e portare in un tranquillo posto nella natura con persone che se
ne prendevano cura amorevolmente. Insomma lo stesso ambiente degli ospedali di
oggi
FONTE:
Dionidream
giovedì 8 dicembre 2016
Cibo, flora intestinale e psiche
Cibo, flora intestinale e psiche
La relazione tra la mente e l’intestino è bidirezionale: i
pensieri influenzano le funzioni intestinali e, viceversa, l’ecologia intestinale influenza
i pensieri e quindi il nostro comportamento. Già le medicine
tradizionali ci insegnano che i cibi
giunti nel tratto gastrointestinale, si smaterializzano e influenzano l’anima
trasformandosi in pensieri, così
come i pensieri possono agire in modo perverso sul nostro sangue, organi e
funzioni e materializzarsi per esempio in un’ infiammazione, un’ulcera o
portare a conseguenze ben più gravi.
Il nostro intestino accoglie abitualmente un’enorme quantità di microrganismi (microbioma), stiamo parlando di milioni di miliardi. Basti pensare che la quantità di E.coli presenti soprattutto nel colon, supera di numero tutti gli uomini che sono vissuti su questo pianeta della compara dell’umanità. Questa massa viva e brulicante interagisce con le mucose e le strutture immunitarie e influenza costantemente la nostra salute, compresa quella della nostra mente.
L’asse ipotalamo-ipofisi-surrene(HPA) modula nel nostro
organismo la capacità di adattamento allo stress. Se lo stress è prolungato e
ci sono predisposizioni genetiche ad una vulnerabilità verso i disturbi
mentali, l’asse HPA perde il suo equilibrio e questo può portare ad alterazioni
nel comportamento fino a vere e proprie malattie psichiatriche. Questa
situazione si accompagna ad un processo di infiammazione cerebrale
(neuroinfiammazione) ed un titolo elevato nel sangue di citochine
proinfiammatorie.
Il microbioma è una
variabile importante nel funzionamento del nostro sistema immunitario ed entra
regolarmente in comunicazione con l’asse HPA e lo fa in tre modi: tramite gli
ormoni, il sistema immunitario oppure direttamente. Di fatto, alcuni microbi
del nostro intestino rilasciano dei neurotrasmettitori che “dialogano”
direttamente con il nostro cervello tramite il nervo vago.
Alcuni studi hanno mostrato che è possibile cambiare il
comportamento di animali da laboratorio (roditori), effettuando delle modifiche
sostanziali del loro microbioma. Lo si può fare in vari modi: cibo, probiotici,
antibiotici, prebiotici e trapianti fecali.
Nell’uomo,
l’assunzione di probiotici è in grado di ridurre i pensieri negativi, in
soggetti sani e ridurre gli stati d’ansia in pazienti sottoposti a trattamenti
antitumorali. In
un piccolo studio si sono registrati sorprendenti risultati positivi
sull’evoluzione dei sintomi nel tempo (13 anni dopo) in bambini affetti da
autismo e sindrome da deficit attentivo (ADHA).
Attualmente i ricercatori stanno lavorando su alcuni ceppi
microbibici definiti “psicobiotici”, che un giorno potrebbero essere utilizzati
per combattere le malattie psichiatriche.
La vita dell’uomo attuale è assai lontana dai ritmi della
natura e da un’ alimentazione salubre. Stress,
mancanza di sonno, cibo spazzatura, alcol, droghe ecc. influenzano
negativamente il microbioma. L’effetto può anche essere immediato. Potete
ridurre del 40% la diversità della vostra flora intestinale nel giro di 10-14
giorni se consumate regolarmente cibo altamente processato/industriale e di
conseguenza vedere il vostro umore mutare e non riuscire più a tollerare le
avversità della vita. Questo spiega perché coloro che seguono una dieta
tradizionale hanno una resistenza allo stress e allo sviluppo di malattie
mentali superiore del 40%, rispetto a coloro che hanno adottato una dieta
devitalizzata e processata.
E’ indubbio che l’uomo moderno, se paragonato a quello
antico o solo di qualche generazione fa, sia un soggetto animicamente sempre
più debole e fragile. A testimonianza di ciò ci sono gli enormi e sempre
crescenti consumi di ansiolitici, sonniferi, antidepressivi e altri
psicofarmaci senza i quali una bella fetta delle popolazione, ormai di tutte le
età, non sarebbe più in grado di sopravvivere su questo Pianeta. Per non
parlare del ricorso a vari tipi di droghe e l’incidenza dei suicidi soprattutto
nelle aree più industrializzate.
Oltre ad una fatale
involuzione dell’umanità, alla luce di quanto detto sulla relazione
intestino-mente, non è peregrina l’idea che a far precipitare la situazione
abbia contribuito anche la sempre peggiore qualità/salubrità del cibo e delle
bevande che abbiamo assunto negli ultimi 50 anni.
Alimenti
devitalizzati da
eccessivi trattamenti termici (pastorizzazione), altamente manipolati
dall’industria alimentare, inquinati da pesticidi, coltivati in terreni ormai
esausti, ecc, che apportano nel nostro
organismo tutto il loro carico di forze oscure e telluriche.
Bibliografia
- Deans E. Microbes and Mental Health: The Link Between Biome and Brain. Medscape Psychiatry. March 04,
2016.
Francesco Perugini Billi © copyright
Tratto da:
lastella
VIA: COMPRESSA-MENTE
giovedì 3 novembre 2016
Televisione, deprogrammazione e autoriprogrammazione
Televisione, deprogrammazione e autoriprogrammazione
Il punto di partenza è molto semplice. Il 98% dei nostri pensieri non sono consci bensì inconsci (e di conseguenza il 98% dei nostri comportamenti e
azioni lo sono altrettanto perché dipendono da questi pensieri inconsci). In
altre parole non siamo consapevoli dei pensieri che pensiamo, tanto è vero che non
possiamo anticiparli. Ne diventiamo consapevoli solamente dopo averli pensati.
I pensieri inconsci esistono perché esistono naturalmente,
ma negli ultimi decenni, grazie (si fa per dire) alla scienza della manipolazione
mentale, di
questi pensieri inconsci siamo meno consci che mai.
In breve le nostre menti sono controllate. Non è un modo
di dire. Lo sono nel senso più autentico del termine. I nostri pensieri non
sono nostri ma indotti. E lo sono praticamente sempre.
Ad esempio (l’ho già scritto tante volte ma non mi ripeto
per mancanza di argomenti ma solo perché credo che questo punto sia
fondamentale) la televisione e ciò che la televisione “passa” (i suoi
programmi) riveste l’unico fine di
programmare le nostre menti. Virtualmente tutti i programmi televisivi
utilizzano immagini, colori, toni, contenuti, che provocano in noi degli shock
emotivi (definiti dai tecnici della manipolazione mentale “effetto shock”),
shock emotivi che si “piantano” nel nostro subconscio e forniscono, di fatto,
quella che è la base di pensiero della nostra Vita.
Il punto fondamentale del discorso è il seguente: questi pensieri inconsci indotti modificano infallibilmente la visione che
noi abbiamo di noi stessi e del mondo. Le implicazioni profonde di questa cosa sono
semplicemente immense e mi auguro ve ne rendiate conto fino in fondo. Comunque
questo shock emotivo non è altro che una sorta di energia negativa che si
pianta nel nostro subconscio e lì rimane senza che ve ne sia consapevolezza
alcuna da parte nostra. Non è un bel vivere, perché pensiamo
pensieri che crediamo nostri, ma non lo sono, e compiamo azioni di conseguenza
a quei pensieri-credenze che crediamo nostri, ma anche queste non lo sono mai
veramente.
Alla televisione, strumento principe di controllo delle
nostre menti da decenni, si sono aggiunti più recentemente internet nelle sue
infinite applicazioni (tipo i cosiddetti social networks, che di social non
hanno nulla se non l’idiozia, anch’essa indotta, che accomuna la stragrande
maggioranza dei suoi fruitori) e tutti quei gadget tecnologici che sono
diventati delle specie di appendici psico-fisiche di noi stessi e senza i quali
non sappiamo più vivere.
Tutte queste cose, e altre ancora, hanno una base comune
che è rappresentata dal nostro progressivo, inesorabile, e cioè che è peggio
non consapevole,
allontanamento dalla Natura, che oltre ad essere già gravissimo di per sé, viene ulteriormente
aggravato dal fatto che allontanamento dalla Natura significa anche e
soprattutto allontanamento da noi stessi (perché noi siamo Natura; lo
scrivo casomai la cosa per qualcuno non fosse ancora chiara).
Tutte queste cose dunque, oltre a programmarci, ci
allontanano dalla Natura (in tutti i sensi) e questo è di certo uno dei motivi
fondamentali per cui stiamo male. Per capirlo non ci vogliono gli studi delle
università americane, ma è sufficiente osservarci: dopo 2-4-8 di tivù o di
lavoro al computer stiamo malino-male-malissimo, mentre dopo 2-4-8 ore di sana e
anche faticosa camminata in montagna stiamo benino-bene-benissimo; meglio ancora, ci sentiamo
appagati. Chiuso l’intermezzo Natura.
Abbiamo iniziato dicendo che il nostro inconscio domina la
nostra parte conscia. Poiché i nostri pensieri e le nostre azioni derivano da
questo inconscio (del quale essendo tale non siamo consapevoli), ne consegue
logicamente che nutrire questo inconscio
in maniera sana fa tutta la differenza del mondo. Un po’ come nutrire il
nostro corpo fisico con carne, formaggi e farinacei assortiti oppure con frutta
e verdura. Questo per dire che in
qualche modo possiamo programmare il nostro inconscio (almeno parzialmente, che è pur
sempre meglio che niente).
Per fare capire come funziona la cosa, riporto stralcio di
un articolo inviatomi qualche tempo fa dall’amico Marcello Salas, curatore
dell’ottimo sito “compressamente.it”:
“Le onde cerebrali sono messaggi elettronici che i neuroni si inviano tra loro nel cervello. Tra i cinque diversi tipi di onde cerebrali, le onde alfa sono conosciute per essere le migliori per imparare nuove idee. I pubblicitari che creano gli spot televisivi sanno che questa è una realtà. Attraverso l’effetto ipnotico della televisione, i pubblicitari non fanno altro che mettere gli spettatori nell’onda cerebrale alfa che li collega alla loro mente subcosciente.
Le onde cerebrali cambiano guardando la televisione
La prima cosa che accade è che si passa dall’onda beta, stato cosciente di veglia, all’onda alfa, uno stato rilassato in cui si può essere facilmente programmati con informazioni subliminali che scatenano comportamenti.
Le onde cerebrali alfa collegano la mente cosciente al subconscio.
Il ritmo del lampeggiare della televisione è espressamente creato per indurre in trance ipnotica il telespettatore. Oggi a 60 hertz o 60 fotogrammi al secondo, la mente cosciente è sopraffatta e il subconscio prende il sopravvento”.
Insomma, quando ci troviamo nello stato alfa la mente
conscia non agisce razionalmente-logicamente; non gli è dato farlo e di
conseguenza il messaggio subliminale entra; che ci piaccia o meno.
Poiché i bambini si trovano in uno stato tra la veglia e
il sonno in modo naturale, questo spiega benissimo perché sono particolarmente
vulnerabili alla televisione (e anche al resto ovviamente). Lasciar guardare la
tv ad un bambino significa una cosa ben precisa, e cioè
lasciare che qualcuno altro (e non qualcuno che vuole il suo bene) lo programmi
per la Vita. E
questa è un’altra semplice Verità, sempre che ci piaccia o meno. Comunque è
chiaro che non possiamo impedire ai bambini di guardare la tv se prima non ci
occupiamo di noi stessi (ovvero smetterla di guardarla noi stessi per
primi). Ma non è finita qui, e del resto al peggio non c’è mai fine.
In aggiunta alla manipolazione attraverso immagini e colori, la televisione, il computer o qualunque altro aggeggio tecnologico tipo lo smartphone, inviano frequenze che alterano le nostre emozioni. Queste frequenze sono programmate da un lato per inebetirci ma soprattutto, dall’altro, per stimolare aggressività. Le due cose, apparentemente all’opposto, vanno invece di pari passo, tanto è vero che sono sempre più frequenti i casi di aggressività estrema portati a compimento da persone considerate tranquille e per questo insospettabili.
Per provare quantomeno a reagire a tutto questo la cosa
migliore da fare è cercare di nutrire la nostra mente con consapevolezza, esattamente come bisogna nutrire
consapevolmente il nostro corpo. Se lo facciamo la nostra mente inizierà a
cambiare, ci sentiremo meglio e cominceremo anche a percepire noi stessi ed il
mondo diversamente. Insomma, dobbiamo
deprogrammarci prima per autoriprogramarci poi.
E’ chiaro che per fare questo dobbiamo prenderci la
responsabilità della nostra Vita, sempre ed in ogni momento, senza pretendere
invece di delegare (il che significa dipendere) da qualcun altro (il politico,
il medico, l’insegnante, ecc., insomma il Sistema). La responsabilità della nostra
Vita deve essere la nostra.
Ma per essere meno prosaici e un po’ più schietti,
possiamo anche dire che per cambiare le cose è sufficiente buttare tutti questi aggeggi nel cesso,
o magari, visto che sono ingombranti, nel cassonetto del
rusco (come si
dice in Romagna), che per inciso sono i
posti che si meritano. Insomma, liberarsene e farne a meno.
Chi ha davvero capito il potere che questi strumenti (e chi li controlla) hanno su di noi, lo fa. E chi non lo fa non ha capito proprio niente.
Chi ha davvero capito il potere che questi strumenti (e chi li controlla) hanno su di noi, lo fa. E chi non lo fa non ha capito proprio niente.
VIA: COMPRESSA-MENTE
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