mercoledì 17 aprile 2013

Il colesterolo secondo la Nuova Medicina Germanica

 Tramonta il mito del colesterolo (cattivo)

Dallo studio di Enhance, arriva l'ultima spallata al dogma che il colesterolo alto è uguale a rischio vascolare. L'articolo del Corriere è molto chiaro nel dichiarare la più che probabile innocenza del colesterolo “cattivo” come causa di ictus ed infarti. Denuncia inoltre senza giri di parole,  i grandi interessi economici delle case farmaceutiche per cui, nonostante si dichiari l'innocenza del colesterolo per lo stato delle arterie, i protocolli di cura e i farmaci utilizzati restano inalterati. 
  1. A chiedersi se questo grasso del sangue sia davvero il gran colpevole di infarti ed ictus non sono i soliti “grilliparlanti” dei siti web alternativi, ma molti rappresentanti del mondo scientifico.
  2. Hanno visto che i due farmaci anticolesterolo effettivamente abbassano il livello di colesterolo nel sangue, ma questa riduzione non produce un reale beneficio per le arterie.
  3. Gary Taubes, corrispondente della rivista Science, sull'Herald Tribune spiega che il colesterolo è considerato buono o cattivo a seconda se è veicolato da lipoproteine ad alta densità (Hdl) o a bassa (Ldl). Cioè si è sempre confuso il colesterolo con le proteine che lo trasportano nel sangue (appunto le lipoproteine).
  4. L'infarto colpisce anche le persone con colesterolo normale
  5. I farmaci che abbassano i livelli di colesterolo, non prevengono comunque le placche nelle arterie..
  6. Nonostante questi riscontri, l'Fda, l'ente americano per il controllo delle medicine continua a registrare farmaci per la prevenzione delle malattie cardiache, solo in base al fatto che riducono le Ldl. E le autorità sanitarie conducono campagne di prevenìzione puntando sul colesterolo.
  7. Il fatto è che il mercato degli anticolesterolo è gigantesco. Lo studio Enhance denuncia  che l'industria ha rivelato con ben due anni di ritardo i risultati negativi (e con un inciso noi aggiungiamo che nel frattempo sono passati altri anni senza che sia cambiato nulla!). Insieme al British Medical Journal avverte anche che per allargare sempre più il numero di consumatori, hanno ridotto sempre di più i livelli normali nel sangue in modo da creare più malati. E giocando sull'ipotesi del colesterolo buono (da aumentare) e quello cattivo (da ridurre) possono proporre nuove molecole dato che stanno scadendo i brevetti di quelle vecchie. Peccato però che un farmaco con queto nuovo meccanismo d'azione, il torcetrapib, invece di prevenire infarti e ictus li provoca.
Per quanto riguarda i punti 6 e 7 ci sono pochi commenti da fare: se quello che viene denunciato è vero, si tratta di truffa e come tale andrebbe trattata da chi ne ha subito le conseguenze.
Per l'argomento placche ed infarto, la conoscenza delle 5 Leggi biologiche ha invece molto da dire. 
In primo luogo ricordiamo che il cuore è composto da diversi tessuti ed ha 12 relè diversi:
  • due nel tronco cerebrale per la conduzione del seno atriale e due per la muscolatura liscia
  • due nel midollo cerebrale per la conduzione ventricolare del miocardio dx e sx (muscolatura striata)
  • due nella corteccia motoria per la motricità del miocardio
  • due relè nella corteccia cerebrale, area perinsulare, rispettivamente per le vene (ritmo tachicardico) e le arterie coronariche (ritmo bradicardico)
  • due relè nel cervelletto per il pericardio
L'infarto avviene in un momento particolare del programma SBS e cioè durante la crisi epilettoide (CE) ed è cerebrale. Inoltre non esiste un solo tipo di infarto ma ben quattro:
  1. miocardio sinistro in CE, e durante l'infarto posso avere abbassamento della pressione massima e dolore al braccio destro
  2. miocardio destro in CE e durante l'infarto, cerebralmente può essere coinvolto il relè del diaframma sinistro che non sarà più mobile e produrmi una forte dipsnea. Posso sentire il cuore che batte in gola e anche sentire dolore al braccio sinistro
  3. vene coronariche in CE e durante l'infarto avrò grande affanno.
  4. arterie coronariche in CE e durante l'infarto la bradicardia è esasperata, il cuore non batte più
Normalmente viene riconosciuto solo l'infarto a carico delle arterie coronariche.
L'infarto delle  vene coronariche viene definito embolia polmonare. 
La causa dell'infarto viene attribuita alle placche che vengono rinvenute nelle arterie.o nelle vene coronariche.
Tali placche sono il risultato cicatriziale di una ricostruzione.  Infatti la tunica del vaso è ricoperta all'interno di mucosa di epitelio pavimentoso che in conflitto attivo ulcera e in fase di soluzione ripara, gonfia e cicatrizza, lasciando come resto cicatriziale una stenosi. Queste stenosi sono le placche di colesterolo.
I valori di colesterolo aumentano in fase di soluzione di conflitto (180-200), con recidive aumenta ancora di più (260-300). E dopo diverse recidive i valori restano più alti della norma.
Queste placche possono anche staccarsi durante una CE e finire in qualche arteriola ed ostruirla ma non è questo a causare l'infarto. Il cuore è un'immenso gomitolo di arterie ed arteriole e resta irrorato comunque. Molto spesso addirittura il corpo stesso baypassa l'ostruzione costruendo una nuova rete di irrorazione.
Un'altro fatto importante da chiarire è che il colesterolo che abbiamo nel sangue non è esogeno, non proviene cioè da qualcosa di esterno ma endogeno, cioè viene prodotto dal nostro corpo: in poche parole non dipende da cosa mangiamo.

Fonte: www.albanm.com 

Vorrei aggiungere un'osservazione, l'alimentazione sicuramente ha la sua influenza ma non è la causa primaria del colesterolo, anche un vegano può soffrire di colesterolo alto come possiamo vedere in questo post sul blog di Valdo Vaccaro: http://valdovaccaro.blogspot.it/2013/04/colesterolo-alto-e-frustrazioni-di-un.html
Inoltre conosco persone onnivore e senza particolari riguardi per la loro alimentazione che hanno valori di colesterolo perfettamente nella norma; ancora una volta è confermata la coerenza delle scoperte del Dr. Hamer.

martedì 16 aprile 2013

SPERIMENTAZIONE STAMINALI: SIAMO DI FRONTE AD UN NUOVO CASO DI BELLA?

Qui di seguito un articolo uscito in questi giorni sui giornali, dopo tante pressioni mediatiche le istituzioni sembra si siano convinte ad avviare una sperimentazione delle cure a base di cellule staminali. Speriamo di non essere di fronte ad un nuovo caso Di Bella, dove la terapia messa a punto dal medico modenese richiesta a furor di popolo, fu sottoposta a sperimentazione ma gestita dai suoi detrattori e dalle lobby del farmaco, con la conseguenza di averla portata volutamente al fallimento, così da poter provare la sua inefficacia e farla sparire dalla testa degli italiani. Malgrado ciò migliaia di cittadini ricorrono ogni anno alle cure della Multi Terapia Di Bella a proprie spese con risultati neanche lontanamente paragonabili con quelli ottenuti con chemio e radio.

Stiamo a vedere cosa combinano questa volta!

     

 Staminali, primo via libera
in Senato al dl Balduzzi

Ora passa all'esame della Camera

Il provvedimento prevede che chi ha già iniziato la cura con il metodo stamina potrà proseguire la terapia e, per i prossimi 18 mesi, sarà possibile ampliare il numero dei pazienti senza dover ricorrere al giudice.

Roma, 10 aprile 2013 - Primo via libera da parte del Senato al decreto legge Balduzzi sulle staminali. Il provvedimento, che ora passa ora all'esame della Camera, prevede chi abbia già iniziato la cura con il metodo stamina (tra i casi più eclatanti quello della piccola Sofia, ndr) possa proseguire la terapia.
Inoltre, come previsto dalle modifiche apportate al dl nel corso dell’esame del provvedimento, per i prossimi 18 mesi sarà possibile ampliare la platea di pazienti senza dover ricorrere al giudice, all’interno di "sperimentazioni cliniche controllate presso strutture pubbliche" e con medicinali preparati in "idonei" laboratori.
Viene disposto anche che la modalità di preparazione dei medicinali sia resa disponibile agli organi di controllo preposti alla preparazione (ISS e CNT), in modo da garantirne le riproducibilità presso strutture pubbliche. Per evitare il rischio di speculazioni economiche sulla terapia, il testo prevede infine che la metodologia non possa essere utilizzata per chiedere ed ottenere l’immissione in commercio.
Il decreto prevedeva inizialmente che fosse un successivo regolamento ministeriale a indicare la cornice entro la quale si poteva utilizzare la terapia. Un passaggio (contenuto al comma 1 dell’articolo 2 del decreto) che i senatori hanno respinto, stralciandolo dal testo iniziale. Su quello, infatti, ha pesato la pregiudiziale di incostituzionalità posta dal Pdl che non vi rintracciava i caratteri di necessita’ ed urgenza propri di un decreto legge.
BALDUZZI - Il ministero della Salute, dal canto suo, sottolinea che con il decreto sulle staminali varato al Senato "il governo italiano non ha autorizzato alcuna terapia non provata a base di staminali" e che la prosecuzione di trattamenti con il metodo Stamina è prevista in "via eccezionale", "sotto stretto monitoraggio clinico" e "per un periodo massimo di 18 mesi". Non solo potranno essere condotti solo "nell’ambito di sperimentazioni cliniche controllate”, fatte in “strutture pubbliche che rispettino le normative vigenti”, prescrizione allargata anche ai laboratori di produzione dei medicinali a base di staminali. Anche la preparazione dei medicinali sarà sottoposta al controllo dell’Istituto superiore di Sanità e del centro Nazionale Trapianti. Inoltre il testo prevede che "la metodologia utilizzata non possa servire per ottenere un’autorizzazione alla immissione in commercio".

La puntualizzazione arriva in risposta al comunicato della Società internazionale per la ricerca sulle cellule staminali (Isscr), presieduta dal Premio Nobel Shinya Yamanaka, in cui si diceva che non esistono prove scientifiche che documentino l'efficacia delle cellule staminali mesenchimali, le stesse alla base del metodo Stamina.
CHIUSURA OSPEDALI PSICHIATRICI - Nel dl, infine, era contenuto anche un provvedimento che prevede la chiusura degli ospedali psichiatrici a partire dal 1 aprile 2014, con tempi certi per la dimissione degli internati per i quali l’autorità giudiziaria ha escluso la pericolosità sociale e con l'obbligo della presa in carico da parte delle Asl.

Fonte: http://qn.quotidiano.net

lunedì 15 aprile 2013

Sclerosi multipla trattata con il metodo Di Bella


Ultimamente su questo blog abbiamo avuto visite di persone interessate al problema sclerosi multipla, fermo restando che questo spazio web non si occupa di cure ma e' soltanto un luogo dove le persone raccontano le loro esperienze e discutono delle loro idee, riproponiamo un articolo gia' pubblicato mesi fa dove viene esposto un approccio diverso da quello "ufficiale" alla problematica in questione.

Articolo  pubblicato su "L'Adige", sui quotidiani "Il Resto del Carlino", "Il Giorno" e la "Nazione" di domenica 30/3/2008.



"Via libera alla cura Di Bella. Il tribunale obbliga l'Azienda a pagare la terapia."

L' Azienda sanitaria dovrà pagare le spese per la cura della sclerosi multipla ispirata al controverso «metodo Di Bella». L'efficacia della terapia è stata sancita, per la prima volta in Italia, da un Tribunale, quello di Trento, che di conseguenza ha condannato l'Azienda a riconoscere le spese della cura. La sentenza chiude una lunga battaglia giudiziaria avviata da una donna di 27 anni che da cinque lotta contro la sclerosi multipla. La cura «ufficiale» non aveva dato i risultati sperati: tanto da spingere la donna a battere altre strade, fino alla terapia alternativa che si ispira ai metodi sviluppati da Di Bella e dal costo di circa 500 euro al mese.

LA SENTENZA

Sì alla cura Di Bella per la sclerosi multipla.

L'Azienda Sanitaria ora deve pagare

Secondo i giudici la terapia e' stata efficace
sergio damiani

Per la prima volta in Italia un Tribunale, quello di Trento, ha di fatto riconosciuto l'efficacia della cura alternativa ispirata al «metodo Di Bella» per la cura della sclerosi multipla. L'Azienda sanitaria e' stata infatti condannata a pagare le spese della terapia. La sentenza chiude una lunga battaglia giudiziaria avviata dall'avvocato Claudio Severini per conto di una donna di 27 anni che da cinque anni lotta contro una malattia terribile. La sclerosi multipla colpisce il sistema nervoso centrale, in particolare cervello e midollo spinale. Non esiste una cura definitiva universalmente riconosciuta che ne blocchi la progressione e porti il paziente alla piena guarigione. Come per altri gravi patologie, i medici procedono per tentativi per individuare la medicina che sul singolo paziente risulti più efficace. E cosi' e' stato anche la la giovane malata di sclerosi. La terapia convenzionale si basa sull'assunzione di interferone. Ma la cura «ufficiale» non ha dato i risultati sperati: non solo non ha bloccato la malattia, ma ha prodotto fastidiosi effetti collaterali. Furono gli stessi medici - ha sottolineato nel suo ricorso l'avvocato Severini - a suggerire di interrompere l'assunzione di interferone. La donna a quel punto decise di provare un'altra strada. Ormai oltre un anno fa si rivolse ad un neurologo modenese che le propose una terapia alternativa, che si ispirava ai metodi sviluppati da Di Bella, a base di melatonina e somatostatina. La donna accetto' benche' l'Azienda sanitaria di Trento non riconoscesse il rimborso per quel tipo di farmaci. Questo per lei comportava un vero salasso economico: 400-500 euro tutti i mesi, ma per la salute ovviamente non ci sono sacrifici troppo grandi. La sorpresa, positiva, arrivo' nei mesi successivi: la cura dava risultati concreti, bloccando il progredire della malattia ed eliminando i pesanti effetti collaterali dell'interferone. Con in mano i certificati medici che attestavano l'efficacia della nuova cura, la donna si rivolse all'avvocato Severini per promuovere una causa contro l'Azienda sanitaria. Nel ricorso si chiedeva che venisse rispettato il principio della libertà di cura, ma anche il codice deontologico del medico: visto che la sclerosi multipla non e' una malattia con una cura definitiva - si sostiene - il medico dovrebbe cercare di alleviare le sofferenze del paziente, rallentare il decorso della patologia e garantirne la qualità di vita migliore. Una prima battaglia la pazienta la vinse quando il perito nominato dal giudice, il professor Francesco De Ferrari di Brescia, riconobbe che nel suo caso la cura aveva dato risultati positivi. Sembrava fatta, ma poi la sentenza fu sfavorevole alla paziente: ricorso respinto, le cure restavano a carico della donna anche se questo di fatto dimezzava il suo stipendio. A questo punto l'avvocato Severini ha fatto ricorso in appello. Nei giorni scorsi il Tribunale - con i giudici Giorgio Flaim, Giulio Adilardi e Battista Palestra - ha ribaltato la prima sentenza accogliendo il ricorso. L'Azienda sanitaria e' stata condannata a pagare le cure. Il medico «discepolo» di Di Bella e la sua paziente hanno vinto la loro battaglia.

L'avvocato Claudio Severini: causa per le spese pregresse.
«Decisione importante, e' la prima volta in Italia»  

E' soddisfatto l'avvocato Claudio Severini. Non e' la prima volta che il legale, specializzato in contenziosi di natura sanitaria, promuove una causa per il riconoscimento di "cure alternative". E' la prima volta, pero', che vede accogliere le sue ragioni per una malata di sclerosi multipla. Sono contento soprattutto per la cliente. La cura alternativa, chiamiamola impropriamente pseudo-Di Bella, su di lei ha avuto risultati positivi: ora lavora e pratica persino attività' sportiva. La terapia tradizionale a base di interferone su di lei aveva avuto invece effetti pesanti. Erano stati gli stessi medici curanti a interrompere le cure. In primo grado però il giudice vi aveva dato torto. Sono rimasto sorpreso perche' la perizia ci dava ragione. Il professor De Ferrari, che e' un luminare, aveva riconosciuto che la cura alternativa aveva dato risultati positivi. Per questo guardavo con ottimismo all'appello. Ma perche' l'Azienda non voleva passare le cure? Sostenevano che c'erano altre cure tradizionali da provare. Ma noi abbiamo obiettato che non si poteva pensare che la paziente sperimentasse su di se tutte le altre cure, visto che già aveva trovato una terapia efficace. I giudici evidentemente hanno seguito il vostro ragionamento. E' un fatto importante perche' e' la prima sentenza di questo tipo in Italia per la sclerosi multipla. Adesso cosa accadrà'? L'Azienda sanitaria dovra' pagare le cure. E per le spese sostenute in passato? Vedremo se fare una causa.

Il professore

La cura si ispira alle teorie del medico e fisiologo Luigi Di Bella, morto nel 2003. Il dottore modenese sali' alla ribalta delle cronache per una sua controversa cura contro il cancro. La sua terapia aveva previsto protocolli anche per le malattie neurologiche. La sperimentazione sancì, nel 1999, la sostanziale inefficacia ("inattività") del cosiddetto "multitrattamento Di Bella".
postato da: STAFF DI BELLA INSIEME (MODENA) in data: 2008-03-29 12:56:22.0

Fonte:  http://www.dibellainsieme.org/sezione.do?nome=testimonianze

domenica 14 aprile 2013

...e Monti disse: pignorate pure le pensioni! Addio al quinto pignorabile...


Della serie: quando si dice “toccare il fondo e poi …scavare ancora”.
Il Governo, ormai “abusivo”, Monti non finisce mai di sorprendere; ovviamente in negativo.


Dopo essersi insediato per “salvare l’Italia dal baratro”, ed aver lottato con il coltello tra i denti per …buttarcela dentro; dopo essersi impegnato strenuamente per riuscire a …peggiorare drasticamente ogni singolo fondamentale economico della Nazione; dopo essersi dannato l’anima per diventare inviso ad ogni singola categoria lavorativa italiana, ad eccezione del comparto bancario e finanziario…
…ebbene l’ultimo colpo ad effetto del super-prof riesce ancora a sorprendere! Leggete bene:
Brutte notizie per i lavoratori dipendenti e per coloro che percepiscono la pensione.  Nelle pieghe del Decreto Salva Italia si rileva che sarà possibile da parte di eventuali creditori ottenere il pignoramento della pensione (cosiddetto pignoramento presso terzi).
I pensionati rischieranno così di perdere tutta la rata mensile e non più solo un quinto, come previsto dal codice di procedura civile.
Lo stesso allarme è scattato anche per chi vive di busta paga. Il d.l. riguarderebbe infatti pure i lavoratori dipendenti percipienti salario mensile in busta paga. Sostanzialmente sarebbe stato legalizzato il superamento del limite del “quinto pignorabile” previsto invece dal codice di procedura civile.
Fermo restando quanto previsto dalle norme, è stato semplicemente trovato un escamotage che consente di rivalersi per intero, grazie al fatto che, da dicembre 2012, anche pensioni e stipendi, se superiori ai mille euro, non sono più pagabili in contanti ma esclusivamente tramite conto corrente bancario, postale o libretto di risparmio.
A partire dal mese di dicembre dello scorso anno, in coincidenza col pagamento della tredicesima, l’obbligo di accredito sul conto si è esteso a gran parte dei lavoratori dipendenti e dei circa 16 milioni di italiani che percepiscono una pensione giacchè molti di loro hanno superato il limite di legge.


L’obbligo del conto corrente
Come noto, la recente riforma emanata dal Governo nello scorso mese di dicembre 2012 [1] ha imposto all’Inps di versare le pensioni superiori a mille euro non più tramite le Poste (nelle mani del pensionato), ma in un conto corrente bancario o postale o anche su un libretto di risparmio (conseguenza dell’obbligo di tracciabilità dei pagamenti superiori a mille euro). Dunque, in tali casi, i pensionati sono obbligati ad aprire un conto corrente dove l’Inps fa automaticamente confluire le somme dovute mensilmente.

I riflessi sul pignoramento presso terzi
Tale previsione sovverte tutta la disciplina dei pignoramenti presso terzi. È noto, infatti, che la legge consente al creditore la possibilità di pignorare la pensione (o i redditi di lavoro subordinato) nella misura massima di 1/5: ma tale limite opera solo se il pignoramento viene effettuato alla fonte, cioè direttamente a chi deve erogare l’emolumento e procedere all’accantonamento delle quote pignorate (l’Ente di Previdenza o il datore di lavoro).
Invece, se il pignoramento viene effettuato in un momento successivo (anche un giorno dopo), presso la banca dove il pensionato o il lavoratore deposita le somme, tale limite non opera più e il creditore può pignorare tutti i risparmi che vi trova. Quindi, una volta che il denaro si è “confuso” (anche quando il conto contiene solo redditi dello stesso tipo, come solo la pensione o solo lo stipendio) è possibile pignorare non più solo il quinto, ma il 100% della pensione o del salario.

Differenze rispetto al precedente sistema
Questo era già possibile prima del decreto “Salva Italia”; ma se prima il pensionato poteva esigere i pagamenti a mano (alla Posta), oggi invece, con l’obbligo di versamento in conto, nessuno si può più sottrarre al rischio di un pignoramento integrale della pensione.
Il creditore infatti potrà, anziché notificare il pignoramento all’INPS, e accontentarsi di un quinto della mensilità, attendere pochi giorni che l’emolumento venga accreditato in banca e lì aggredirlo integralmente (e, se fortunato, prendere anche le precedenti mensilità, se non ancora prelevate).
Del resto, il pensionato non ha scelta: se non apre il conto corrente, l’Inps trattiene le somme dovute.

Non si discute sul fatto che i debiti vadano pagati, ma il discorso è un altro: se per garantire il minimo sostentamento del pensionato o del lavoratore, la legge prevede una misura massima per il pignoramento, non ha poi senso rendere questa stessa norma così facilmente aggirabile.

La previsione quindi del limite del quinto, a tutela della dignità dell’uomo, rischia di essere completamente svilita e superata per causa di una riforma che, invece, mirava solo a finalità fiscali (la tracciabilità dei pagamenti). Insomma, come al solito, per riparare ai problemi dell’evasione fiscale, a rimetterci è sempre il cittadino più povero.

Firma la petizione per il ripristino del quinto pignorabile della pensione



martedì 9 aprile 2013

IOR: Misteri, delitti e suicidi


In questi anni di ricerca, in cui mi sono trovata a leggere tanti atti processuali sui principali misteri italiani, una cosa mi ha colpita ed indotta a riflettere: tutti i casi giudiziari sembrano collegati tra loro.

Vi si possono riscontrare spesso gli stessi nomi, le stesse organizzazioni, gli stessi meccanismi, le stesse modalità per eliminare civilmente o fisicamente i testimoni, giudici, poliziotti, ecc...

E’ come se i misteri italiani fossero tutti all’interno della tela di un ragno.

Il problema è capire chi, o casa sia, il ragno.

Difficile a dirsi, anche perché chi ha tentato di raggiungere il centro di questa “tela” è morto.

Già i morti. Nella storia della nostra Repubblica le stragi e gli omicidi per cui non si è riusciti a risalire ai mandanti sono decisamente troppi.

Ho pensato allora di ricercare se vi era un filo che potesse collegare alcune morti della storia italiana, una sorta di minimo comun denominatore, ed ho trovato lo IOR (Istituto per le Opere di Religione).

Lo IOR a partire dagli anni ’60 ovviamente, ovvero da quando vi entrano a far parte alcuni personaggi legati alla massoneria.

LO IOR E LA MASSONERIA

E’ il 1955 quando l’arcivescovo di Milano Giovanni Battista Montini elegge a suo consulente finanziario Michele Sindona (massone dell'obbedienza di Piazza del Gesù, fa parte della loggia coperta “Giustizia e Libertà, vedi articolo del 09 febbraio 2008 su questo blog).

Nel 1960, probabilmente grazie ai buoni uffici dell’arcivescovo Montini, la società Fasco Ag di Michele Sindona, domiciliata in Liechtenstein, acquista dal presidente dello IOR Massimo Spada il pacchetto di maggioranza della Banca Privata Finanziaria.

E’ l’inizio dell’ascesa di Sindona.

Il 03 giugno 1963 Giovanni XXIII muore.

Viene convocato il conclave per elegger il nuovo Papa.

“Pochi giorni prima, i cardinali, guidati da Giacomo Lercaro di Bologna, si riunirono in una villa di Grottaferrata di proprietà di Umberto Ortolani, dove, protetti dalla notte e dagli agenti dell’Entità (servizio segreto vaticanon.d.r.) incaricati di sorvegliare le eminenze prima del conclave, venne deciso il nome del candidato da appoggiare. Il prescelto fu Giovanni Battista Montini, arcivescovo di Milano, che era a conoscenza della riunione svoltasi in casa del famoso membro della massoneria.
Il conclave iniziò il 13 giugno del 1963.
Due giorni dopo, alla quinta votazione, il sessantacinquenne cardinale Giovanni Battista Montini fu eletto Papa e adottò il nome di Paolo VI. L’incoronazione ebbe luogo nove giorni dopo.
Per prima cosa il nuovo Papa ricompensò l’ospitalità del massone Ortolani nominandolo >>[1].

Il nuovo Papa, la cui candidatura parrebbe essere stata così caldamente appoggiata dalla massoneria, apre le porte del Vaticano a Sindona (P2), Calvi (P2), Gelli (P2) e Ortolani (P2), quindi consegna lo IOR nelle mani Marcinkus.

In effetti lo IOR rappresenta per i faccendieri di Loggia una manna. Viene loro offerta, infatti, la possibilità di operare con un Istituto:

- che non è tenuto a nessun tipo di informativa;
- che non è tenuto a pubblicare un bilancio o un consuntivo sulle proprie attività;
- i cui conti sono numerati, né nominativo né foto del correntista;
- che non rilascia ricevute delle operazioni, né documenti contabili;
- il conto può essere aperto in qualsiasi valuta;
- il denaro, senza né limiti né vincoli, può essere movimentato su qualsiasi banca del pianeta senza essere soggetto ad alcun controllo, ecc...

Ed infatti i faccendieri di Loggia utilizzano lo IOR per esportare fondi neri e riciclare denaro, come conferma anche Sindona:

«Lo Ior apriva un conto corrente con l’istituto di credito italiano che voleva esportare lire in nero. Il cliente della banca italiana depositava i soldi liquidi sul conto, e lo Ior provvedeva ad accreditarglieli all’estero, nella valuta e presso la banca che gli erano state indicate.
Nell’eseguire l’operazione, lo Ior distraeva una commissione poco più alta della normale.
La Banca d’Italia ed altre autorità non hanno mai interferito [...].
Sono al corrente di queste cose perché lo Ior agiva in questa veste per conto di miei clienti della Banca Privata e della Banca Unione.
Il vescovo Marcinkus, una volta arrivato a capire tutta la faccenda, si convinse che il sistema usato dallo Ior per esportare fondi fosse una specie di delitto perfetto»[2] .

Già un “delitto perfetto”. Ma quanti sono quelli che hanno pagato con la vita perché, in un modo o nell’altro, hanno rischiato di “rompere” il “giocattolo”?

I MORTI: UNA STRAGE

1. Generale Enrico Mino.

E’ il 1975 quando al comandante dell’arma dei Carabinieri, Generale Enrico Mino, viene assegnato l’incarico di accertare quali prelati della Curia romana fossero massoni.

Due mesi dopo il Generale Mino consegna il dossier dei presunti massoni vaticani, tra cui vi sono i nomi del Cardinale Sebastiano Baggio, del cardinale Jean Villot, del vicario di Roma Ugo Poletti, di monsignor Paul Marcinkus, di monsignor Agostino Casaroli, di monsignor Donato De Bonis, di monsignor Pio De Laghi e di decine di altri prelati”[3]

Il dossier consegnato crea alcuni problemi ad alcuni prelati presenti nella lista.

Nell’estate del 1977 il cardinale ultraconservatore Giuseppe Siri incarica il generale Mino di svolgere una seconda inchiesta sui prelati della Curia affiliati o vicini alla massoneria. Questa volta, però, il comandante dell’Arma non riuscirà a concludere la sua inchiesta: il 31 ottobre muore precipitando con l’elicottero esploso in volo. Il perché di quella esplosione non verrà mai chiarito”[4].

Il dossier del 1975, invece, viene fatto sparire sepolto tra le carte dell’archivio Vaticano.

2. Papa Luciani

Il 26 agosto 1978, alla morte di Paolo VI, viene eletto Papa il cardinale Albino Luciani che prenderà il nome di Papa Giovanni Paolo I.

Il cardinale Albino Luciani non aveva mai nascosto di non apprezzare la spregiudicata gestione economica della Chiesa, soprattutto per quanto concerne la gestione dello IOR operata da Marcinkus e fratelli.

Così, appena eletto Papa, decise di raccogliere informazioni circa le voci che circolavano riguardo lo IOR e le infiltrazioni massoniche in Vaticano. L’incarico fu dato a Padre Da Nicola, agente dell’Entità infiltrato nello IOR.

Avute tutte le informazioni necessarie Papa Lucani :"...manifestò subito l’intenzione di procedere ad un radicale rinnovamento dei vertici curiali: sollevando dai loro incarichi alcuni dei più chiacchierati maggiorenti della nomenklatura: dallo spregiudicato presidente dell’Istituto per le Opere religiose monsignor Paul Marcinkus (capo della banca papale), al segretario dello Ior, l’intrigante monsignor Donato De Bonis; dal controverso dello Stato cardinale Jean Villot, al discusso vicario di Roma cardinale Ugo Poletti. Tutti costoro, perdipiù, erano stati esplicitamente indicati da OP come presunti affiliati alla massoneria ecclesiastica”[5].

Non farà in tempo.

Il 28 settembre 1978 Papa Luciani, dopo soli 33 giorni di pontificato, morirà nel suo letto probabilmente avvelenato anche se la versione ufficiale parla di infarto miocardico.

3. Padre Giovanni da Nicola

Padre Giovanni Da Nicola: "...agente dell’Entità, infiltrato nello IOR che informava il sommo pontefice delle malversazioni finanziarie realizzate da Paul Marcinkus e dai suoi soci attraverso lo IOR sapeva, ora che Giovanni Paolo I era morto, di avere i giorni contati.
La spia chiese protezione al cardinale Benelli, ma le misure adottate non furono mai effettive.
Infatti Benelli era riuscito, attraverso la segreteria di Stato, a far trasferire Da Nicola alla nunziatura in Canada, ma la conferma del cambio di destinazione della spia non arrivava.
Quattro giorni dopo la morte di Giovanni Paolo I, mentre il mondo era ancora sotto scok, la spia dell’Entità fu trovata impiccata in un parco isolato di Roma, frequentato da travestiti e prostitute.
La polizia italiana chiuse il caso considerandolo un suicidio e nessuno si preoccupò di indagare sugli ematomi che Da Nicola aveva sulle braccia e sul corpo, segni evidenti di una colluttazione.
L’autopsia dimostrò che Giovanni Da Nicola aveva il collo rotto per una frattura provocata forse da un colpo alla nuca e non dal peso del corpo caduto nel vuoto appeso ad una corda.
Senza alcun dubbio l’uomo che più sapeva dei segreti dello IOR e di paul Marcinkus era stato assassinato. Nessuno fece domande, neanche i capi dello spionaggio e del controspionaggio vaticano[6].

4. Vittorio Occorsio.

Il giudice Vittorio Occorsio stava indagando sui rapporti tra terrorismo fascista e P2.

L’08 luglio 1979 il giudice Occorsio, parlando con un giornalista, fa notare una strana coincidenza: il totale della cifra pagata per i riscatti dei rapimenti per cui era stato arrestato Albert Bergamelli (ovvero quelli dei figli di Roberto Ortolani, Alfredo Danesi e Giovanni Bulgari, tutti e tre iscritti alla P2) corrisponde esattamente alla cifra spesa per l’acquisto della sede della costituenda organizzazione internazionale massonica OMPAM (Organizzazione Mondiale del Pensiero e dell'Assistenza Massonica) .

Il 09 luglio 1976, Occorsio viene assassinato a Roma da una raffica di mitra.

L’attentato viene prima rivendicato dal gruppo terroristico “Ordine Nuovo” e successivamente dalle Brigate Rosse con un volantino fatto trovare in una cabina telefonica a Reggio Emilia (???).

Quasi come a dire: uno vale l’altro.

Probabilmente al vertice c’è stata un po’ di confusione su chi, per l’occasione, avrebbe dovuto rivendicare l’attentato.

Comunque alla fine viene accertato che l’autore materiale dell’omicidio del giudice Occorsio è un neofascista, Pierluigi Concutelli.

Ma Pierluigi Concutelli pare sia anche un massone. Infatti la sua scheda, con l’indicazione della tessera n. 11.070, viene ritrovata da Giovanni Falcone a Palermo, nella sede della Loggia massonica Camea.

La loggia Camea è una loggia che ha al suo interno come affiliati non solo Sindona, ma anche il boss Stefano Bontade e quel Giacomino Vitale che, come vedremo successivamente, si adopererà per fare le telefonate minatorie all’avv. Giorgio Ambrosoli.
Tutti fratelli di Loggia... che strana coincidenza.

5. Emilio Alessandrini.

Il giudice Emilio Alessandrini conduce le indagini sugli scandali finanziari del Banco Ambrosiano e su Calvi.

Nel novembre '78 gli ispettori di Bankitalia stilano un rapporto allarmante sulla situazione finanziaria del Banco Ambrosiano.

Il 23 dicembre '78 il giudice Alessandrini riceve il rapporto di Bankitalia sull'Ambrosiano.

Un mese dopo, il 29 gennaio 1979 viene ucciso a Milano da un commando di Prima linea.

6. Carmine Pecorelli

E’ il 12 settembre 1978 Mino Pecorelli pubblica su OP la lista di 121 nomi di presunti prelati massoni, tra cui il segretario di Paolo VI Pasquale Macchi, il vicedirettore dell’Osservatore romano Virgilio Levi, il cappellano di Paolo VI Annibale Ilari e altri prelati, fra cui addetti alla gestione delle finanze vaticane guidati dal vescovo dello Ior Paul Marcinkus, massone matricola 43/649.

Il 20 marzo 1979 alle ore 20.30, Pecorelli lascia la redazione di “Op”, in via Tacito 50, sale sull’auto ed accende il motore. Un uomo si avvicina al finestrino e spara un colpo in bocca al giornalista, poi, aperta la porta della vettura fa fuoco sul corpo di Pecorelli altre tre volte.

7. Giorgio Ambrosoli

L’11 luglio 1979 il Giorgio Ambrosoli, commissario liquidatore della Banca privata italiana di Michele Sindona, già precedentemente minacciato dal mafioso massone Giacomino Vitale, cognato del boss massone Stefano Bontate, viene ucciso davanti al portone di casa da William Aricò (morto poi in carcere durante un “presunto” tentativo di evasione. Secondo la versione ufficiale voleva scappare uscendo dalla finestra della sua cella, il problema è che la sua cella si trovava al nono piano e, come era prevedibile, è precipitato).

Collaboravano con Ambrosoli Antonio Varisco e Boris Giuliano.

8. Antonio Varisco

Il 13 luglio 1979, due giorni dopo Ambrosoli, muore il colonnello Antonio Varisco comandante del Nucleo traduzione e scorte del Tribunale di Roma.

Antonio Varisco viene colpito da una raffica di mitragliatrice sparata da due uomini mentre si trovava nella sua auto fermo ad un semaforo.

L’omicidio viene rivendicato con una telefonata dalle BR.

9. Antonio Strallo

Ad indagare sull’omicidio di Varisco è il capitano della Digos Antonio Strallo che però, nonostante la rivendicazione, non è convinto che gli autori dell’attentato siano le BR.

Verrà ucciso prima di portare a termine l‘indagine.

10. Boris Giuliano

Il 20 luglio 1979 Boris Giuliano, capo della squadra mobile di Palermo viene ucciso nel bar Lux di Palermo da un uomo che si avvicina e gli spara un colpo alla nuca.
“Prima di uscire dal locale l’assassino depose sul cadavere un garofano bianco. Anni dopo si scoprì che quel fiore era un segno utilizzato dall’Inquisizione romana, negli anni in cui il cardinale e inquisitore generale Michele Ghislieri seminava il terrore nella città eterna. Il garofano bianco infatti veniva lasciato davanti alle case per indicare agli uomini del Sant’Uffizio che chi vi abitava doveva essere arrestato e torturato".[7]

Boris Giuliano aveva scoperto i flussi internazionali del denaro sporco delle banche di Sindona e, stando a quanto ha dichiarato l’avvocato Giuseppe Melzi – legale di un gruppo di piccoli azionisti del Banco Ambrosiano – su questo importante aspetto a metà giugno del 1979 c’era stato un incontro tra Giuliano e l’avvocato Ambrosoli.

Successore di Boris Giuliano, come capo della squadra mobile, sarà Giuseppe Impallomeni, (tessera P2 n. 2213).

11. Graziella Corrocher

Il 17 giugno 1982 la segretaria di Calvi da 15 anni, Gabriella Corrocher, dopo aver partecipato all’ultima riunione del consiglio di amministrazione del Banco Ambrosiano precipita giù dalla finestra del palazzo. La sua morte verrà archiviata come suicidio.

12. Roberto Calvi

Il 18 giugno 1982 Roberto Calvi viene ritrovato appeso all’impalcatura del ponte dei Blackfriars a Londra.

13. Giuseppe Dellacha.

Il 02 ottobre 1982 anche il dirigente del Banco Ambrosiano, che pare facesse da corriere speciale tra Calvi e Marcinkus, precipita giù da un balcone. Anche questo caso verrà archiviato come suicidio.

14. Barbara, Salvatore e Giuseppe Asta

Carlo Palermo, partendo da una indagine sul traffico di armi, scopre che vi sono connivenze ad alto livello rese possibili da logge massoniche coperte e che collegavano alcuni misteri italiani tra cui: Banco Ambrosiano, P2, IOR, suicidio Calvi, i nostri servizi segreti deviati e l’attentato al Papa.
Inizia ad acquisire documenti e scopre depistaggi. Immediatamente partono le contromisure e, dopo denunce penali e disciplinari (che si riveleranno, poi, ovviamente anche queste assolutamente infondate), ecco il tritolo a porre definitivamente la parola fine alle indagini.

E’ il 02 aprile del 1985 quando il giudice Carlo Palermo subisce l’attentato di Pizzolungo.
Il giudice e la scorta restano feriti dall’esplosione. Barbara Asta e i suoi due gemelli, Salvatore e Giuseppe di 6 anni, invece, perdono la vita. La loro auto si trova tra quella del giudice e l’autobomba imbottita con 20 kg di tritolo.
E’ il 02 aprile 1985.

15. Michele Sindona

Il faccendiere piduista ed assassino Michele Sindona (vedi articolo su questo blog del 09 febbraio 2008 “Il caso Sindona e l’importanza del giuramento massonico), dopo la condanna per l’omicidio di Giorgio Ambrosoli, sentendosi “tradito ed abbandonato dai suoi” (come è tutto relativo nella vita) minaccia di parlare e di dire nomi e cognomi delle persone per cui, negli anni, ha riciclato il denaro.
Non farà in tempo.
Muore nel carcere di Voghera il 22 marzo 1986 bevendo un caffè al cianuro. Il caso viene archiviato come suicidio.

15. Gardini e Cagliari

Per lo scandalo Enimont, Gabriele Cagliari presidente dell'Eni, e Raul Gardini patron del Gruppo Ferruzzi, muoiono, apparentemente suicidandosi (vedi articolo su questo blog del 30 luglio 2008 “Tre suicidi eccellenti”), poche ore prima di essere ascoltati dai magistrati.

I miliardi di Ferruzzi pare siano transitati per la banca vaticana, per poi venire depositati in un conto estero cifrato.

16. Salvatore Borsellino

Il giudice Paolo Borsellino, grazie alle confessioni del pentito Calcara, ha informazioni importanti sulla morte di Papa Luciani e sull’attentato a Papa Giovanni Paolo II.

La delicatezza e pericolosità delle informazioni lo induce a condurre le indagini per trovare i riscontri ai racconti di Calcara in gran segreto, riscontri che appunta, di volta in volta, nella sua agendina rossa. Eppure, nel maggio del 1992, la notizia su cosa stia indagando Borsellino, viene divulgata.

Il 19 luglio 1992 Paolo Borsellino e i cinque agenti della sua scorta (Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina) vengono dilaniati da 100 kg di tritolo sotto casa della madre del giudice in via D’Amelio. L’agendina rossa verrà trafugata dal luogo della strage.

Come per l’attentato al giudice Carlo Palermo, anche in questo caso, e nonostante i numerosi riscontri in senso contrario, l’attentato verrà attribuito alla mafia (??????).

Conclusioni.

Abbiamo visto quante persone (e l’elenco non è sicuramente completo), che in qualche modo con la loro attività hanno minacciato lo IOR, siano morte.

Il dato, però, che salta subito agli occhi è come siano morte, con una tempestività straordinaria, per mani diverse e, a prima vista, uccise da organizzazioni che tra loro non dovrebbero avere nulla a che fare: BR, Ordine nuovo, Prima Linea, Mafia, ecc.. Anche i suicidi sono stati “troppo” tempestivi.

Ora una domanda sorge spontanea: possibile che la depressione (per i suicidi) e/o organizzazioni tra loro distanti abbiano deciso di entrare in azione uccidendo tutte queste persone proprio al momento giusto per impedire che lo scandalo IOR scoppiasse?

Troppe coincidenze, difficile credervi, non sarebbe invece più facile credere che Ordine Nuovo, BR, Prima Linea, Mafia, depressione che porta al suicidio, eccc .. non siano altro che sigle o “depressioni” mosse da un identico vertice e create ad arte per depistare non solo la magistratura ma ancor prima i cittadini? Probabilmente si.

[1] L’Entità, Eric Frattini, Fazi Editore, pg. 331
[2] Sergio Flamini, Trame Atlantiche, Storia segreta della loggia massonica P2, Kaos Edizioni, pg. 81
[3] All’ombra del Papa infermo, Discepoli di Verità, Kaos Edizioni, pg. 16-17
[4] All’ombra del Papa infermo, Discepoli di Verità, Kaos Edizioni, pg. 17
[5] All’ombra del Papa infermo, Discepoli di Verità, Kaos Edizioni, pg. 19
[6] L’Entità, Eric Frattini, Fazi Editore, pg. 362-363
[7] L’Entità, Eric Frattini, Fazi Editore, pg 371

Fonte