domenica 28 febbraio 2016

Perché ridere è la migliore medicina



I medici che diagnosticarono la spondilite anchilosante a Norman Cousins, gli dissero anche che non avrebbero potuto aiutarlo in nessun modo, poiché si trattava di una malattia debilitante senza alcuna possibilità di cura e che avrebbe sofferto tutta la vita di dolori atroci. Cousins, giornalista e uomo caparbio, non si arrese, e si chiuse in una stanza d'albergo a guardare film divertenti, noleggiati e visti ogni giorno, più volte, in una vera e propria autoterapia del riso. Dopo sei mesi la malattia era scomparsa e i medici non poterono far altro che constatarlo increduli. La sua storia straordinaria, diede inizio ad una serie di ricerche sul ruolo delle endorfine, le sostanze chimiche liberate dal cervello quando ridiamo e potete leggerla personalmente nel suo libro Anatomia di una malattia. 
Le endorfine sono delle sostanze chimiche rilasciate dal cervello quando si ride (anche se si compiono altre azioni piacevoli, come praticare sport). Una definizione medica può essere quella di sostanze morfino-simili secrete dall'ipofisi e dall'ipotalamo ad azione prevalentemente analgesica. Per morfino-simile si intende che hanno una composizione chimica simile a quella della morfina e dell'eroina ed esercitano un effetto tranquillante sull'organismo - udite, udite - rafforzando il sistema immunitario. Ecco cosa è accaduto a Cousins: si è drogato di felicità. Non solo: secondo Allan e Barbara Pease autori del libro Perché mentiamo con gli occhi e ci vergogniamo con i piedi?, chi è felice vive più a lungo e si ammala meno rispetto a chi si lamenta sempre che, oltretutto, ha spesso un aspetto malaticcio. Facciamoci caso. E ridiamo, anche a crepapelle. Basti pensare che la maggior parte, se non tutte, le persone che abusano di alcol e droga, null'altro tentano che di sentirsi felici! Non essendone capaci, utilizzano delle "endorfine" sintetiche e dannose per l'organismo.
Secondo Paul Ekman, http://www.paulekman.com, uno dei cento psicologi più importanti del XX secolo, il sorriso influenza il sistema nervoso autonomo! Se siamo circondati da persone sorridenti e che ridono, ne siamo contagiati; se invece l'ambiente intorno a noi è costituito da persone tristi e infelici, ci deprimeremo a nostra volta. Sto pensando ai tristi ospedali, alle tristi diagnosi e ai tristi medici che non credono al potere della mente. E ricordo Patch Adams, la sua vita e i suoi studi e, soprattutto, la sua missione.

Patch Adams
« Per noi guarire non è solo prescrivere medicine e terapie ma lavorare insieme condividendo tutto in uno spirito di gioia e cooperazione. La salute si basa sulla felicità – dall’abbracciarsi e fare il pagliaccio al trovare la gioia nella famiglia e negli amici, la soddisfazione nel lavoro e l’estasi nella natura delle arti »
                                                                                                             (Patch Adams)

Giuliana Sclerosette

Leggete anche il post del nostro Marcello Salas:
http://frontelibero.blogspot.it/2016/02/la-sofferenza-nei-bambini-malati-e-un.html

giovedì 25 febbraio 2016

La sofferenza nei bambini malati è un riflesso...

La sofferenza nei bambini malati è un riflesso
Affronto oggi un discorso delicato in quanto sovente contrasta con le nostre più profonde ed ancestrali convinzioni e percezioni.
Analizzando la malattia nella sua complessità possiamo notare che oltre alla sua funzione di ripristino della normalità biologica ha, di norma, anche la funzione, per mezzo della sofferenza, di farci evolvere spiritualmente, di farci guardare nella nostra interiorità quasi sempre celata dalle pesanti maschere e norme imposte dalla società che nulla hanno di naturale.

Al di là di quelle che possano essere le cause delle malattie nei bambini, è altresì importante fare delle considerazioni su come gli stessi vivano tale delicato e sofferente momento, è oramai risaputo che i bambini conoscono innatamente l’arte del vivere al contrario di noi adulti, tant’è che continuamente ce lo insegnano, pertanto nei loro confronti la sofferenza tesa all’evoluzione spirituale non ha motivo di esistere fatto per il quale essa è meno intensa che negli adulti.
Non è un caso se i bambini/ragazzi quando ad esempio hanno la febbre a 39°C e oltre giocano e fanno l’esperienza della vita nel modo più piacevole possibile, chiaramente la malattia un po’ li rallenta, ma niente a che vedere con la profonda debilitazione psicofisica che subirebbe un adulto per un semplice malanno.

Ora andando ad analizzare patologie ben più gravi di quelle che solitamente i bambini “prendono” a scuola, possiamo notare, solo se facciamo bene attenzione, che la loro sofferenza per la maggior parte non è data dal loro status di malato, bensì “dall’ambiente” che li circonda, cioè tutto lo stuolo di parenti e personale sanitario che gli gira intorno e che evidenzia, anche per i più ciechi, una faccia con una gioia pari a zero, ma anche peggio. Qualcuno obbietterà che non potrebbe essere altrimenti quando si ha di fronte un bambino con una malattia grave, ma non è proprio così in quanto in tali circostanze è più che doveroso tener conto di alcune importanti considerazioni che cercherò di illustrare.

I bambini, in misura inversamente proporzionale alla loro maturazione ed indipendenza, vivono la loro vita senza conoscerla, per impararla, come avviene per i cuccioli di ogni specie animale, non fanno altro che analizzare l’operato e lo stato emotivo dei genitori copiandolo in toto, insomma l'"essere” bambino non è altro che il riflesso dei genitori; se proprio nel momento di maggior bisogno trova intorno a se persone preoccupate, depresse o piagnucolanti, cosa copierà e sentirà?
Purtroppo nei casi di gravi malattie infantili, in continuo aumento, il bambino assorbe “dall’ambiente” solo dolore e sofferenza, nessun barlume di gioia e di vita, quella che gli farebbe superare meglio la malattia o di fargli vivere in quel momento già di per sé pesante un pizzico di pura gioia spensierata o immotivata.

Non dimentichiamo mai che l’atteggiamento depresso o di paura aggrava qualsiasi patologia e riguardo ai bambini è meglio ricordare che non gli si può nascondere il proprio stato d’animo, loro lo percepiscono spesso anche a distanza, senza che nessuna parola venga pronunciata e pur nel loro dolore si prodigano a sollevare l’umore dei loro principali amori e scopo di vita: mamma e papà.

Lo stato di gioia che dovrebbe invece accerchiare il bambino nel corso della malattia consentirebbe di accelerare di molto ogni genere di guarigione. Lo stato di gioia, che è la naturale condizione in cui dovrebbe vivere l’uomo, consente in molte occasioni di assistere a dei miracoli (guarigioni prodigiose) che possono essere spiegati solo attraverso una profonda conoscenza del nostro essere psico-biologico-spirituale nella sua complessità.

Il problema ovviamente non è quello di comprendere queste semplici osservazioni quanto quello di adottare un simile atteggiamento concreto e fiducioso in circostanze che sono al limite della sopportazione umana, quindi conscio delle difficoltà attuative di un simile approccio, mi accingo ad elencare alcune considerazioni che dovrebbero quantomeno essere tenute presenti in questi casi.

Per attuare il necessario atteggiamento è doveroso considerare che:
·        quando la situazione appare disarmante per i genitori, per il bambino che è malato essa lo sarà ancora di più sia per la malattia che per la percezione dello status dei genitori;
·        bisogna necessariamente fare uno sforzo incredibile per comprendere la malattia, informandosi in ogni dove, rivolgendosi ad esperti non convenzionali del corpo umano (es. esperti e terapeuti delle 5 leggi biologiche o altre medicine ritenute valide) affinché la comprensione degli eventi fornisca le conoscenze necessarie ad impedire l’aggravarsi della situazione e il giusto input direzionale per le successive cure da adottare; cosa tutt’altro che facile, ma doverosa.
·        qualora, come spesso accade, la circostanza non lascia nemmeno il tempo di “respirare”, tenere sempre a mente che la malattia sintomatica è un segnale preciso ed inequivocabile che il corpo del bambino sta reagendo, sta cercando di ristabilire l’equilibrio biologico, quindi ringraziare ed amare con vera consapevolezza quel processo che per quanto diabolico che possa sembrare ha uno scopo nobile quasi sempre del tutto sconosciuto, un processo naturale che bisogna accompagnare nel modo corretto verso la naturale soluzione, attenuando farmacologicamente i forti sintomi ove necessario.
·        Qualora la situazione si protrae per molto o moltissimo tempo, l’unico vero aiuto che si possa dare è quello di amare più di quanto siamo abituati a fare, amare con un modo nuovo, diverso dal solito, lasciando fuori le preoccupazioni che giocoforza verranno trasmesse quindi sostituire il proprio sentire con una gioia senza confini per il solo fatto che esiste quell’anima e che sta lottando per rimanere con noi.
·        Anche quando si è all’oscuro della vera motivazione della malattia, praticamente sempre, lo stato di gioia che si instaurerà consentirà di far cessare l’eventuale causa nascosta della malattia e che spesso invece reitera se stessa nei bambini o nei genitori e non consente di giungere alla guarigione.
·        Lo stato di gioia ridurrà di molto (oltre il 50%) la sofferenza del malato e le complicazioni della malattia.
·        Non dimenticare mai che pur affidandoci alle amorevoli cure dei bravissimi ed amorevoli dottori i protocolli di solito prevedono l’uso di farmaci che non di rado aumentano o fanno permanere il fisico in uno stato di continua “ricaduta” e costituiscono pertanto un fardello aggiuntivo che il piccolo ma forte corpo deve riequilibrare, quindi a tale condizione non si deve in nessuna misura aggiungere tensione, paura, preoccupazione, timore, pianto, ma solo tanta gioia e profondo amore.

Insomma vi dico che la parte più rilevante della sofferenza di un bambino malato non deriva dalla malattia stessa bensì dallo stato d’animo di chi lo ama più della sua stessa vita e senza saperlo aggiunge sofferenza e rallenta la guarigione, questo perché nessuno mai gli ha confidato il segreto della vita: l’amore.

Mi tornano in mente dei ricordi…quando ero piccolo, 10 anni circa, mi venne una bruttissima febbre (41,5°), poi mi dissero che avevo preso la malaria, e i miei erano preoccupatissimi e parlavano in continuazione col dottore, gli era già capitato di perdere un altro figlio e non volevano perdere anche me, ricordo che mentre i miei parlavano col medico io nella camera strillavo come un matto e solo dopo capii che non aveva molto senso, infatti mia zia che mi stava vicino e mi teneva la mano mi disse: “Marcello, perché gridi così? E’ così forte il tuo male? Strillando ti senti meglio? Valuta bene quanto male hai veramente e poi fai quello che ti senti” in meno di un minuto avevo smesso di urlare ed il mio male si era dimezzato e a pensarci bene non gridavo per la febbre, ma per le circostanze che percepivo anche se mi venivano nascoste.
… inoltre molti anni fa entrai in un famoso ospedale pediatrico e quello che più mi è rimasto impresso non erano i bambini gravemente malati, ma i genitori affranti e sembrava che i bambini dovessero sostenere loro… sembra incredibile, ma è proprio quello che ho visto.

Ora io mi chiedo non è forse ora di cambiare?

Non sto qui a dire cosa fare per curare la malattia di un angelo, ma solo a ricordare qual è l’ingrediente più importante per riportarlo a vita gioiosa e aiutarlo al meglio.

Nulla dev’essere più come prima, è arrivato il momento di cambiare il nostro approccio verso la malattia, verso i bambini, verso la vita; c’è una strada migliore da percorrere quella vecchia ha fatto il suo tempo ora le nuove energie e le nostre esigenze richiedono un radicale cambiamento nella direzione di un’esistenza più vera, più umana.

Da adesso in poi tutto volgerà verso il meglio possibile perché ora noi sappiamo che possiamo creare quel futuro per noi e i nostri bambini che non avevamo osato neanche immaginare, lo possiamo fare anche con l’aiuto dei bambini/figli, tutti speciali, e del nostro bambino interiore che sta risorgendo per una nuova civiltà.

I miracoli esistono e siamo noi a poterli fare, ma dobbiamo approfondire sul chi siamo veramente ed amare consapevolmente.
Marcello Salas

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lunedì 28 dicembre 2015

Campagna di comunicazione "AIFA - Farmaci in gravidanza"



Curarsi in gravidanza è un atto di responsabilità. Se il medico ti prescrive un farmaco, assumilo con tranquillità. Così proteggi la tua salute. E la mia...per TE e per ME, MAMMA.

Campagna di comunicazione AIFA -Agenzia Italiana del Farmaco 

Ma che bella pubblicità! Piena di cancellazioni, distorsioni e generalizzazioni. Il messaggio agghiacciante che l'AIFA vuole far passare è quello di affidarti totalmente al medico e che se, lui o lei ti prescrive un farmaco, assumilo con tranquillità e fiducia! Però curati in gravidanza: è un atto di responsabilità! E se non ti curi, vale a dire se non prendi un farmaco, non sei responsabile. Curarsi è responsabile, prendere farmaci in gravidanza, mi pare molto meno. Voi che ne pensate? Io parto dal presupposto che nostro figlio è influenzato sin dal concepimento da noi, dai nostri pensieri, sentimenti, abitudini alimentari e quotidiane come non fumare e fare passeggiate all'aria aperta...e così via. http://www.disinformazione.it/vita_prima_della_nascita.htm
Come è possibile quindi assumere un qualsiasi farmaco, affidandosi con fiducia al medico, senza sospettare che qualcosa potrebbe danneggiare nostro figlio? Sto leggendo un libro molto interessante: "Come impedire al vostro medico di nuocervi. Quando la medicina fa più male che bene" di Vernon Coleman, un medico (!), che spiega minuziosamente quando e come non sottoporsi a test, analisi e qualsiasi altro tipo di esami diagnostici invasivi, costosi, o semplicemente inutili e quando fare a meno di farmaci. I farmaci vanno presi solo in emergenza e non come si farebbe con delle caramelle una-tira-l'altra. Solo quando non c'è più nulla da fare e le hai provate tutte e non, preventivamente, così come l'America ha bombardato l'Afganistan, così già che c'era. 
Lo so, io sono di parte. Sei anni fa il neurologo n.1 si preoccupò di sapere se avevo intenzione di avere figli, cercò di farmi entrare in un protocollo di ricerca in cui le donne affette da sclerosi multipla potevano prendere interferone beta1a e pillola anticoncezionale, raccomandandosi di non restare assolutamente incinta durante la terapia e poi, un anno dopo, accortami della gravidanza, mi disse: "Non c'è nessun problema, basta smettere di prendere l'interferone subito". Mesi prima invece, alla mia domanda in proposito mi disse che quando avrei deciso di pianificare una gravidanza, avrei dovuto interrompere il farmaco un mese prima di cominciare i "tentativi" di concepimento. 
Ultimamente ho letto una notizia agghiacciante: "L'interferone si può prendere in gravidanza, anzi, fa bene! Vi metto il link...a sostenere questa brillante nuova teoria è il mio neurologo n.2. Cosa è cambiato? Il farmaco è lo stesso? Perché sei anni fa era sconsigliato ed ora è addirittura caldeggiato?




Il bugiardino del Rebif.




Che serva questo a porsi delle domande. Ponetevele e siate dei pazienti responsabili. Scegliete voi, dopo un'attenta e accurata analisi di tutti i dati che avete a disposizione. E non fate scegliere a uno sconosciuto ciò che è meglio per voi e per vostro figlio. Scegliete voi stessi!

domenica 13 dicembre 2015

Eventi sincronistici


Un post a lungo meditato. Sei anni. Sei anni fa era trascorso un anno da quando la mia vita di "tranquilla" quasi trentenne veniva sconvolta dalla diagnosi di sclerosi multipla. Cosa poteva accadere di peggio? Dopo che il tuo mondo crolla in pezzi, gli amici se ne vanno, la famiglia ti opprime tra assenze e invadenze, il tuo corpo e la tua mente non rispondono direttamente a te ma sono ottenebrati da tre punture a settimana di interferone e tu ti chiedi cosa ne sarà di te. La risposta è "niente"! Toccato il fondo, non si può che risalire. E invece un bel giorno di settembre, dopo un ritardo che non mi aveva affatto preoccupato, scopro di essere incinta. Dopo un anno di amore con Max, tra alti e molti bassi, un bel giorno esplodo di gioia, mi si intenerisce il cuore, lo amo all'istante. Un anno prima il mio premuroso neurologo (è ironico) mi disse che non dovevo A-S-S-O-L-U-T-A-M-E-N-T-E restare incinta durante la cura di interferone...pericolosissimo! Pensai e gli dissi anche che non c'era rischio poiché all'epoca non ero fidanzata e neanche avevo un flirt o un trombamico di tanto in tanto e non mi aspettavo che di lí a pochissimi mesi avrei incontrato Max. È stato dirompente con Max, mi ci sono buttata senza paure, al contrario di lui e delle sue resistenze. L'anno che ha preceduto la diagnosi era stato molto difficile per me: mi sentivo sola, disperata, con un futuro già scritto che non mi apparteneva ma che non riuscivo a cambiare: alla fine di questo anno di merda, la diagnosi, il colpo di grazia. Ero distrutta. Un bel giorno, tuttavia, incontro Max e mi piace all'istante, la sua voce mi rapisce e mi conquista. Ci conosciamo, ci piacciamo. Forse eravamo due persone sole in cerca di un rifugio sicuro in cui abbandonarci. Lui è diventato la mia casa, in un momento in cui, non solo non mi sentivo attraente, non mi sentivo proprio. Eppure la vita ti sorprende quando meno te l'aspetti e ho vissuto l'amore più intenso della mia vita nel momento più brutto della mia vita. Dopo un anno intenso, la scoperta. Max era terrorizzato: aveva perso il lavoro e per me fu una brutta batosta vedere che non era felice quanto me. Ben presto però mi resi conto che dovevo parlare con il mio neurologo: all'epoca ancora gli tributavo una certa importanza. Lui, con la faccia di plastica, mi disse che non c'era alcun problema. Se volevo proseguire la gravidanza, bastava interrompere la cura. "Come?" - pensai! Mi aveva detto che A-S-S-O-L-U-T-A-M-E-N-T-E non dovevo restare incinta durante la cura. Anzi! Mi voleva addirittura far prendere la pillola anticoncezionale, per studiare gli effetti della pillola sulle malate di SM che prendono interferone o viceversa. Mi sono salvata grazie alle analisi del sangue, ad un valore che non era compatibile e lui ora mi diceva "Non c'è nessun problema!". Le domande erano tante ma rimasi in silenzio. La confusione era troppa da gestire per me in quel momento. Così cominciai una serie di consulti per capire quale fosse la scelta migliore per me e per prima cosa parlai con il mio medico, il dolce Professor Sertoli che mi mise in contatto anche con un neurologo di sua conoscenza (sgarbatissimo!) e mi disse: "Cara Giuliana, se fossi mia figlia, io ti sconsiglierei di portare avanti questa gravidanza". Gli effetti dell'interferone non si conoscevano del tutto sui feti e sui bambini e breve e lunga scadenza. La letteratura medica non è molta al riguardo. Io stessa non è trovata a sufficienza per farmi un'idea. All'Umberto I, dove avrei potuto praticare l'interruzione di gravidanza, mi sconsigliano vivamente di portarla a termine. Ricordo che il medico preposto mi disse: "Lei già comincia una gravidanza in una situazione di nervosismo e pericolo, quando dovrebbe essere un momento calmo e rilassato in una vita di una donna. In più prende pure un farmaco immunosoppressore da un anno!". Ero disperata e mi sono sentita sola. Non ne ho parlato con la mia famiglia. Mia madre una settimana prima mi aveva urlato in faccia che ero un'incosciente ad avere un ritardo. Come mi facevo trattare: da ragazzina alla quale urlare in faccia le sue frustrazioni. Gliene ho parlato un anno fa per la prima volta.
Alla fine, triste, sconsolata da sola, decido di interrompere la gravidanza. Il 15 ottobre 2009. Giorno che oggi è dedicato ai bambini mai nati! È stato uno dei giorni più brutti della mia vita. Mi sono risvegliata in lacrime e dalla mia stanza sentivo il rumore della pompa che aspirava gli embrioni delle altre donne. La riservatezza e la delicatezza degli ospedali.
La diagnosi di sclerosi multipla è stata una tranvata in piena faccia per me ma questa volta, per la prima volta, ho sentito il cuore che si stringeva e che si stritolava dal dolore. Il momento più brutto della mia vita, peggio della diagnosi. Un paio delle mie ex amiche, Alessia e Ines, mi sono state vicine in quel caso, hanno speso una serata ad ascoltarmi e consolarmi; posso ringraziarle. Una invece, Valeria, la mia "migliore" amica si abbattuta su di me come un'accetta.  Dopo che mi aveva insultato un pomeriggio (vedi i link: http://sclerosette.blogspot.it/2010/05/un-po-stufa.html http://sclerosette.blogspot.it/2010/06/i-nuovi-mostri-continua.html), rovesciandomi tutto il suo malcontento addosso mi scrisse per mail: "Stai con uno che ti ha fatto abBorti', vergognati". Abbortire con due "b". Brava Valeria. La tua comprensione e bontà d'animo è pari alla tua conoscenza dell'ortografia e ti sarà d'aiuto nella vita.
A volte penso che avrebbe potuto essere sano e oggi avrebbe cinque anni. Poi, anche la mia psicoterapeuta e medico internista mi fa riflettere e mi dice che sarebbe stato sano quanto le probabilità di vincere alla lotteria:). Un'altra dottoressa mi ha confermato che come minimo avrebbe avuto dei problemi neurologici. Spesso mi arrabbio con Max per questa storia, ma come dice sempre la mia psicoterapeuta, non ha scopato da solo, eravamo in due!
Non ho avuto il coraggio di scrivere questa storia prima. Era una ferita dolorosa. Adesso è arrivato il momento di gettarsela alle spalle, senza dimenticare. E magari questa storia aiuta qualcuna di voi. Fate attenzione perché ho letto una notizia sconvolgente in questi giorni: adesso sarebbe possibile, anzi consigliabile continuare la "cura" di interferone anche durante la gravidanza! Non vi affidate ciecamente a quello che vi dice il medico: cercate voi stessi! Che cosa è cambiato da ASSOLUTAMENTE NO a NON C'È PROBLEMA?!


lunedì 16 novembre 2015

NON ESISTONO EPATITI VIRALI MA SOLO EPATITI TOSSICHE


L’INCUBO OSSESSIVO DELL’EPATITE VIRALE
Il primo errore è quello di pensare alla epatite-C (poco importano le lettere dell'alfabeto comunque) come a qualcosa di preso altrove ed esternamente, come a qualcosa di contagioso e virale. Il secondo errore, legato com'è ovvio al primo, sta nella sensazione ansiogena di essere appestata. Il terzo errore sta nella ricerca ossessiva del prodotto magico e del terapeuta magico in grado di farti guarire..

TELEFONATA

Miglioramento dieta e liberazione da un macigno che mi perseguita

Buongiorno a lei. Mi chiamo Silvana, ed ero presente alla sua conferenza di Bergamo del 29 maggio.
Ho cominciato già il giorno dopo a rivoluzionare la mia dieta, alimentandomi di sola frutta.
Mi trovo benissimo.
Ammetto però di provare a volte qualche fastidio e qualche gonfiore intestinale.

A cosa è dovuto?

Lo scopo principale della mia scelta vegana è quella di saltar fuori per sempre dal ghetto psicologico in cui mi ha messo la medicina, catalogandomi, prove alla mano, come portatrice sana di antigene AU positivo.

Il tarlo dell’epatite B
L’epatite B la contrassi, quando ero ancora bambina, da mia sorella che già ce l’aveva.
Veri problemi non me li ha mai dati.
Mi ricordo solo che tra i 16 e i 19 anni ci furono dei periodi di debolezza presto superati.
Per il resto sono stata sempre sana, e mi sono comportata liberamente da persona sana e normale.
Ho anche la gioia di essere madre di due bambini, sani e testati, dal fegato e dal sangue perfetto.
Ma il tarlo, di essere stata dichiarata portatrice di un morbo, continua a rodermi da sempre.

RISPOSTA

Occorre riadattare progressivamente il corpo alla frutta e al cibo reattivo della natura

La disabitudine alla frutta, e a riempirsi l’intestino di materiale fibroso e cellulosico naturale, può richiedere qualche tempo e qualche adattamento.

Se c’è invece del materiale alcolico, oppure del materiale putrefattivo, come residuo di situazioni precedenti, è opportuno ricorrere a un paio di giorni di riposo fisiologico totale, ovvero di digiuno a sola acqua leggera, seguendo il solito schema per la ripresa nutritiva a base di frutta, prima di ri-approdare al veganismo più o meno crudista.

Se potesse parlare e diventare persona, il fegato prenderebbe a sassate qualcuno
Ogni problema di fegato viene risolto al meglio da questo tipo di alimentazione.

Direi anzi che, se potesse parlare il fegato, diventerebbe amico inseparabile di noi igienisti naturali, mentre prenderebbe a sassate molta altra gente, dentro e fuori gli ospedali e le cliniche del mondo intero.

Parlare di fegato significa parlare dell’essere umano, essendo esso l’organo più importante e più complesso, più strategico e vulnerabile che ci portiamo addosso.

La parola epatite significa infiammazione ed ingrossamento del fegato.

Pagine e pagine insulse e svianti, dedicate a catalogare e demonizzare virus di ogni specie

La medicina dovrebbe descrivere l’epatite nei suoi manuali come processo necrotico infiammatorio, causato dall’ignoranza nutrizionale e dagli stravizi della popolazione, e invece non lo fa.

Non lo fa perché tale ignoranza e tali stravizi sono stati ingenerati, sostenuti e propagati in prima persona da lei stessa.

Ecco allora che scrive quanto segue: Per epatite virale acuta si intende un processo necrotico-infiammatorio del fegato causato da numerosi virus.

Seguono poi pagine e pagine dedicate al virus A, B, C, D ed E, tutti isolati, caratterizzati e catalogati, tutti messi in bacheca e resuscitati, trasformati ciè da povere mummie innocenti ed imbalsamate, in entità viventi e malandrine, in autori di orrendi misfatti.

Il trionfo della ciarlataneria medica che pretende di prevalere sulla scienza igienistica

Da pochi anni, prosegue il manuale, è stato isolato il virus G e già si ipotizza l’esistenza di altri virus epatrotopi responsabili di sporadiche forme cliniche.

Non più solo il picornavirus (HAV) dell’epatite A, l’hepadnavirus HVB dell’epatite B, il non-A non-B NANBH dell’epatite C, il deltavirus HDV dell’epatite D, il calicivirus HEV dell’epatite E, ma anche altri virus ancora, responsabili, a dire dei virologi, dell’insorgenza di epatiti minori, quali il citomegalovirus, il virus di Epstein-Barr (buono per tutte le salse) e l’herpes virus.

Se c’è una sezione dei manuali di medicina dove si può parlare del trionfo dell’ignoranza e del dogmatismo, della ciarlataneria che prevale sulla scienza, del servilismo che prevale sulla trasparenza, ebbene la troviamo proprio nelle pagine dedicate al fegato.

Da una medicina con la coda di paglia, non si può pretendere di più

Il che non è affatto casuale. Una medicina che non è capace di insegnare a mangiare alla gente.

Una medicina che è la prima responsabile dell’ipertrofia epatica che ingrossa il fegato umano con la cadaverina e i suoi grassi, rendendolo flaccido e sproporzionato, e lo scarnifica internamente coi vini, col fumo, coi farmaci e col caffè, non poteva certo trovare qualcosa di meglio e qualcosa di più scientifico, se non quello di aggrapparsi ai mostri post-medievali di Pasteur.

Le ormai celebri cliniche Pritikin di Santa Monica e Miami, guariscono a raffica gli artisti di Hollywood ma anche i comuni mortali
Noi igienisti sappiamo con sicurezza 100% che l’uomo non ha bisogno di mangiare grassi di alcun genere, e tantomeno proteine cosiddette nobili.

Le cliniche anti-grasso del dr Robert Pritikin, a Santa Monica-California e Miami-Florida, hanno sfornato in 20 anni 100 mila guarigioni da patologie legate al grasso.

Conosciamo troppo bene l’odio che il fegato prova verso il grasso che arriva per canali sbagliati
Sappiamo troppo bene che il fegato, essendo la maggiore ghiandola dell’organismo, è capace di oltre 500 funzioni biochimiche complete, e che non gradisce assolutamente ricevere altri compiti aggiuntivi e contro-natura, come quelli di fargli arrivare materia grassa non dall’intestino (dove tale materia è accompagnata e bilanciata dai restanti nutrienti), ma direttamente dal sangue viscoso e lipotossico, in una modalità non prevista e non pianificata.
Noi abbiamo individuato nel grasso alimentare, nella proteina nobile, nella lipotoxemia e nella B12 i grandi nemici dell’umanità. L’esatto contrario della medicina al potere.
Sappiamo troppo bene come i grassi naturali e bilanciati esistenti in natura come l’acido linoleico, stanno persino nella foglia della lattuga, che ne contiene nella misura del 9% del suo totale calorico.
Sappiamo troppo bene come il grasso nella dieta umana rappresenti sempre un grave insulto al fegato.

La medicina no, non lo sa affatto, e non lo vuole nemmeno sapere.

Sappiamo troppo bene come l’infante innocente meriti tutela e rispetto, e non sfruttamento medico-pediatrico-vaccinatorio.

Sappiamo troppo bene come il bambino sia da svezzare con materiale fruttariano dal contenuto grasso-proteico identico al latte materno umano, per non creargli traumi epatici, renali, diabetici e ghiandolari, che renderanno problematici e a rischio i suoi anni a venire.

Le malattie al fegato, come tutte le altre del resto, sono malattie tossicologiche e non batterico-virali

Noi sappiamo pure che il paese a più alto tasso di cancro al mondo è l’America, e che il cancro al fegato degli americani non è per niente una rarità.

Ma conosciamo pure alcune statistiche incredibili ed apparentemente fuori dalla logica, dove paesi in genere molto più sani degli Stati Uniti battono gli USA in termini di cancri al fegato, e non certo per presenza virale, quanto per colpa accertata delle aflatossine, muffe che penetrano nella buccia delle arachidi e delle noci brasiliane, e che si sviluppano pure sul riso precotto, facendo necrotizzare il fegato dei malcapitati.

Le prove di quanto sosteniamo sono lampanti ed inequivocabili

Alla fine si contano i morti e ci si accorge che in un anno ci sono in Sud Africa 27 volte (2700%) più cancri al fegato che in USA, e che nel vicino Mozambico ci sono 270 volte 27000%) più cancri al fegato che in USA, ovvero per ogni 100 cancri epatici in USA, a Lorenzo Marques ce ne stanno ben 27 mila The Health Revolution, Ross Horne).

Tutto questo a semplice dimostrazione che le malattie del fegato, come del resto tutte le malattie classificate come virali ed infettive, sono rigorosamente solo e sempre malattie tossicologiche, dove le cellule delicate e friabili di un fegato bistrattato e offeso si decompongono in altrettanti detriti cellulari, chiamati impropriamente virus da chi ha vista-corta e interesse-lungo a chiamarli tali.

Se non fosse così, come si potrebbe spiegare che, senza alcun farmaco, e con la semplice acqua distillata dei digiuni, l’igienismo detossifica per sempre gli ammalati di epatite A-B-C-D-E?


Accompagnare le malattie non significa affatto causarle, ma esserne conseguenza

Come ho più volte argomentato in decine di tesine su batteri e virus, sull’Aids e le altre malattie inventate in continuazione per spaventare, colonizzare e schiavizzare la popolazione umana, i batteri sono vivi e accompagnano da sempre le nostre malattie per banchettare con le porcherie che consumiamo e col materiale virale non riciclato che produciamo, per cui risultano essere nostri preziosi soci collaboratori.

I virus invece sono ancora più innocenti e più amici intimi, essendo pezzi di gesso di noi stessi che se ne vanno per sempre senza fare alcun danno, e che si accumulano e sporcano leggermente i nostri condotti, solo quando si blocca il ritmo metabolico a causa dei nostri stravizi alimentari o dei traumi che subiamo.

Micro-residui inanimati che accompagnano le nostre patologie ma non le causano in alcun modo.

La cellula che muore, muore davvero, e diventa materiale inerte ed inanimato

Quando la vita della cellula viene a terminare, essa muore e si disintegra per l’azione dei tritacellule chiamati lisosomi.

Miliardi di molecule di Dna vengono liberate assieme ai detriti cellulari morti.

Quando una cellula muore essa muore davvero e per sempre.

Rimane materia inerte e priva di funzioni.
Viene normalmente scaricata dal corpo assieme agli altri rifiuti metabolici.
Ed è questa materia che viene chiamata virus (virus endogeni o interni, per differenziarli da quelli esogeni o esterni che la gente assorbe dall’aria, dall’acqua e soprattutto da eventuali cibi di origine animale).

Se c’è un microbiologo al mondo capace di contestare questi fatti incontrovertibili, si faccia pure avanti.

I sassi la sanno lunga
La materia morta non causa niente, al di fuori del fastidio di materiale accumulato che diventa semplicemente tossico ed ingombrante se non viene ripulito costantemente.

Ed è chiaro anche ai sassi che le malattie non possono essere causate dai virus, dai batteri o dai cosiddetti agenti infettivi.

E’ chiaro anche ai sassi che la malattia, non finale e non degenerativa, è una purificazione corporale, un processo avviato dal nostro sistema immunitario per espellere le tossine accumulate a causa dei nostri impropri stili di vita (proteine e grassi animali, mancanza di aria e di sole, mancanza di esercizio e di sonno, eccesso di stress, ecc).

La favola imbecille e delinquenziale dei virus vivi

La favola imbecille e delinquenziale dei virus vivi comincia coi microscopi elettronici degli anni 30, quando la sconfitta pasteuriana aveva lasciato con le gomme a terra l’intera classe medico-virofila.

Era assai conveniente proseguire per quella strada, preferendo l’inganno medicale alla trasparenza igienistica.

Ma per quanto si aggiungessero lenti e magnificazioni, per quanto si desse da fare il dr Rife per mantenere illusoriamente vivi non solo i batteri ma persino i virus (vedi mia tesinma La mononucleosi e la traballante scienza del dr Rife, del 24/5/10), era lapalissiano che i virus non erano e non sono dotati in nessun caso di alcuna mobilità, non richiedono e non praticano alcuna forma di nutrimento, non producono alcuna urina o alcun escremento, non sono sporcaccioni e non vanno mai in cerca di avventure galanti o tantomeno riproduttive.

Detriti che si comportano da detriti, da veri rudinàz per dirlo in lingua friulana
Sono veri e propri detriti che si comportano da detriti.

Differiscono in dimensioni, disegno, struttura perché le stesse cellule del corpo (e relativi mitocondri) sono differenziate notevolmente a gruppi, a seconda delle loro funzioni e dei loro organi di appartenenza.
Cattiva coscienza e superstizione

Queste verità sono incontestabili e dimostrano come la medicina, per quanto circondata sia di strumenti e di tecnologia diagnostica avanzata, sia malata profondamente di cattiva coscienza e di profonda superstizione.

A farne le spese è la gente come te.

Vivi tranquilla e felice perché sei sana come un pesce.

E lo sarai ancor di più quando perfezionerai ulteriormente le tue abitudini alimentari.

I tuoi bambini privi di epatite sono la dimostrazione e la prova del nove di quanto tarocca e mistificante sia la medicina contemporanea.

Un enorme lazzaretto con monatti, untori e barellieri

I tuoi bambini sani, ai quali hai dato il tuo sangue e il tuo latte, oltre che tutte le carezze che si meritavano, metteno in evidenza le incongruenze e i limiti mentali di un’intera scuola oscura e medievale più del Medioevo.

Una scuola che, invece di puntare al progresso della salute e della conoscenza scientifica, cerca di ridisegnare il mondo a sua immagine e a sua convenienza, trasformandolo in un enorme lazzaretto e in un enorme lebbrosario, dove monatti, untori e barellieri vanno fuori e dentro in continuazione con corpi contagiati e carichi di pesti bubboniche sezionate e catalogate, e con i camici bianchi in mezzo alla disperazione, a dirigere impettiti ed autoritari l’immondo traffico sottostante.

Dove stanno i veri appestati

Non ci sono differenze tra la tua sieropositività e quella dei sieropositivi Hiv.
Tutte vittime di infami imbrogli.
I veri appestati stanno dentro le strutture e dietro le cattedre, dietro le istituzioni e dietro i Nobel.
L’unico contagio al mondo è quello dell’ignoranza, ed anche quello del venale opportunismo.
Stanno dentro i governi e i parlamenti.
Stanno nei libri di testo di medicina e biologia.
Stanno nelle chiese mediche di Atlanta, succursali della Casa Bianca, ma anche nei palazzi del potere di Pekino, di Hongkong e di Tokyo.
Stanno dentro le compagnie farmaceutiche e dentro gli studi televisivi.
Come dire, mal comune mezzo gaudio.
Sono i monatti del 21° secolo.


Valdo Vaccaro – Direzione Tecnica AVA-Roma e ABIN-Bergamo


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