martedì 4 febbraio 2014

Crisi economica - Barnard: "La soluzione? La sovranità monetaria"

Perché si sta allargando così tanto il fronte anti-euro? Perché sempre più esperti a gran voce invocano la sovranità monetaria? Dalla crisi monetaria si può uscire facilmente? E da una crisi reale? Qual è la via d’uscita per una crisi che sta togliendo fiato al paese? Lo abbiamo chiesto a Paolo Barnard, co-fondatore della trasmissione Report, gionalista, saggista tra i più “scomodi”, scrittore e divulgatore della Mosler Economics MMT in Italia.

di Giovanni Fez - 16 Gennaio 2014

 

Più la crisi morde, più si allarga il fronte anti-euro. Lei da tempo sostiene che l'euro e l'unione monetaria sono una disgrazia. Perché?
«Perché si tratta di un sistema monetario che ha tolto al padre di famiglia (lo Stato) il conto in banca, il lavoro, la carta di credito, il bacomat e il libretto degli assegni (la propria valuta). Come fa questo disgraziato a mantenere i propri figli? S'indebita. E infatti con l'euro noi italiani siamo costretti a indebitarci con i mercati di capitali per ottenere ogni singolo euro che spendiamo per i servizi, sanità, lavoro, infrastrutture, e tutto il resto. Perché l'euro non lo stampiamo noi, non è nostro. L'Italia oggi deve restituire miliardi di euro a quei mercati con interessi impossibili per un'economia che non cresce, per cui il governo ci deve tassare a morte per trovare i fondi da restituire. E' un circolo vizioso mortale per qualsiasi economia».
La crisi economica, strutturale, non colpisce solo l'Italia e l'Europa, ma tutto il mondo occidentale; forse l'euro non è il solo responsabile? C'è dunque un principio, un sistema che sta dietro all'euro, come sta dietro al dollaro e ad altri sistemi di agganciamento delle monete nazionali a valori sovranazionali da cui dipende la situazione attuale?
«Sbagliato e giusto. Sbagliato: perché qualsiasi Paese colpito da una crisi, ma che sia sovrano nella moneta, può uscirne senza danni con un'espansione di spesa pubblica per ridare ossigeno all'economia. Lo stanno facendo il Giappone, la Cina, o anche gli USA, che crescono al 4,5% mentre in Eurozona la crescita langue sotto o sopra l'1%. Giusto: perché la deregolamentazione della finanza e delle banche in effetti è un pericolo costante per tutte le economie, una mina vagante perenne (si pensi ai derivati OTC, che hano raggiunto valori sopra ai 700 mila miliardi di dollari e possono collassare in ogni momento devastando i mercati). Questo testimonia che esistono pericoli sistemici in economia, ma ripeto che se uno Stato è sovrano nella moneta se la cava sempre. Noi con l'euro siamo disarmati di fronte a qualsiasi crisi».
Crisi monetaria e crisi reale vanno sempre di pari passo e sono sempre inscindibili? La crisi della moneta potrebbe essere vista come un'opportunità per liberarsi di un sistema economico che si misura solo sulla base della carta (banconote) e della finanza?
«No. Una crisi monetaria può essere rimediata con molto meno danno di una crisi reale. Una crisi reale può provenire da fattori esterni incontrollabili (crolli mercati asiatici, crisi petrolio, Cina in difficoltà, eccetera) e coinvolge tutti i parametri reali di un'economia. Dell'euro potremmo sbarazzarci in un attimo e tornare a crescere (si legga il Programma di Salvezza Economica su www.paolobarnard.info), ma se la crisi colpisce i mercati dei beni reali, il danno può essere assai maggiore. Immaginiamo una crisi energetica quanto può devastare tutta un'economia, visto che non esiste bene reale al mondo che si possa produrre senza energia. O una crisi alimentare, con inflazione dei prezzi di materie essenziali per vivere. Infine, liberarsi della moneta non è assolutamente utile a nulla. E' la politica che deve intervenire per regolamentare l'uso delle monete e la finanza nell'interesse pubblico. Sono le regole che vanno cambiate».
Una via d'uscita? Se c'è.
«L'Italia deve tornare sovrana nella sua moneta. Finché saremo strangolati dei mercati di capitali che dominano l'Eurozona non c'è scampo. Impossibile qui descrivere adeguatamente il perché di questa affermazione o come l'Italia rinascerebbe se di nuovo sovrana. Ribadisco, si legga il Programma di Salvezza Economica su www.paolobarnard.info, lì c'è tutto quello che serve sapere. Uno Stato deve poter utilizzare la propria valuta come bene finanziario per l'interesse pubblico, e fare leggi con lo stesso fine. Se non possiede più la valuta e non può più legiferare perché, come oggi in Eurozona, la legge europea è sovrana su quella nazionale, uno Stato perde tutta la sua ragione di esistere. L'euro, ribadisco, è per noi come una valuta straniera che dobbiamo sempre prendere in prestito a tassi non decisi dallo Stato, e la legge europea che ci vincola ormai in tutto (specialmente nel bilancio) è fatta dalla Commissione di Bruxelles che non è eletta da nessuno e che è infiltrata da oltre 250 lobby industriali e finanziarie. Ecco il disastro in due parole».
C’è un libro scritto da Paolo Barnard, giudicato provocatorio e quindi non recensito dai media. Noi informiamo i lettori della sua esistenza, ai lettori la decisione.
“Perché ci odiano” di Paolo Barnard,  Rizzoli Bur. Il sottotitolo: “Se vogliamo sconfiggere il terrorismo dobbiamo smettere di essere terroristi. E fermare Stati Uniti, Israele, Gran Bretagna, Russia.Le prove, le storie e i documenti. Con un contributo di Giorgio Fornoni sulla Cecenia”.
Questa la retrocopertina:
“Potrei chiamarli terroristi perché vengono nei nostri Paesi con il loro potere grande e fanno queste cose e le fanno in tutto il mondo. Ma per me sono semplice¬mente degli assassini. Rufina Amaya, unica sopravvissuta di 1200 contadini massacrati in Sal¬vador da terroristi addestrati e armati dagli americani, e mai puniti.Le menzogne uccidono. Ci sono le prove, le testimonianze, i docu¬menti. Basta cercare. È quello che ha fatto l’autore di questo libro utilizzando fonti “non sospette”, spesso Top Secret: cioè quelle ufficiali americane, inglesi, israeliane che dimostrano come il terrorismo occidentale, ben prima di Bin Laden e su scala assai maggiore, sia stata l’arma principale di questi Paesi per imporre un ordine mondiale fondato sulla sopraffazione e la violenza. Da decenni. Da quando i sionisti e gli israeliani in Palestina, gli americani e gli inglesi in Medioriente, Indonesia, Africa e America Latina, con l’aggiunta della Russia in Cecenia, si sono resi respon¬sabili di immani massacri, pulizie etniche, attentati, assassini e repressioni. Milioni di innocenti perseguitati, torturati e ammaz¬zati da quelli che oggi guidano la “Guerra al Terrorismo”. Crimini rimasti non solo impuniti, ma spesso spacciati come giusta difesa del “mondo libero” occidentale, e che sono la vera fonte dell’odio dei fanatici che oggi ci attaccano”.
Paolo Barnard è stato corrispondente dall’estero collaborando con i maggiori quotidiani italiani. Ha realizzato per la trasmissione “Report” (Rai 3) inchieste dedicate alla globalizzazione, al terro¬rismo internazionale, alla new economy. Attualmente collabora con Rai Educational. Ha curato per la Bur il libro di Bartoccioni, Bonadonna e Sartori, Dall’altra parte.


Fonte: http://www.ilcambiamento.it/moneta/sovranitamonetaria.html


 

domenica 2 febbraio 2014

I vaccini che fanno morire. La toccante testimonianza di Daniela, donna-carabiniere

Solo ieri vi abbiamo parlato della sentenza storica del tribunale di Ferrara che ha riconosciuto il legame tra vaccinazioni e tumori. Per leggere l’articolo cliccate qui.
Oggi vi vogliamo mostrare una testimonianza reale, significativa che fa arrabbiare e mette i brividi.
Repubblica ha intervistato Daniela, donna, mamma e carabiniere. Le sue parole arrivano dirette al cuore e alla mente di chiunque l’ascolti.
Direttamente dal suo letto di ospedale dà sfogo alla sua rabbia.
Daniela ha solo 35 anni e racconta che la sua malattia non le permette di fare le cose più semplici e belle della vita come prendere in braccio i suoi figli. La sua malattia si chiama connettivite indifferenziata: una patologia autoimmune che mette a dura prova i tessuti connettivi e che produce anticorpi contro il suo stesso corpo. Forse questa sua malattia non è sorta casualmente, forse la ragione che ha cambiato la sua vita e che l’ha resa così difficile e faticosa è da ricercarsi nelle vaccinazioni subite durante il corso dell’esercito per diventare carabiniere.

Nel 2000, infatti, Daniela inizia a frequentare con entusiasmo il primo corso militare aperto alle donne.
Durante il corso ha effettuato la prima vaccinazione (otto vaccinazioni insieme) ma nelle ore successive si è sentita male, ha avuto la febbre oltre i 40 gradi: ha avuto una reazione avversa. Nonostante ciò è stata vaccinata di nuovo e addirittura dichiara che il suo libretto vaccinale è stato contraffatto: la data della prima vaccinazione è stata cancellata e modificata.
Anche alcune sue colleghe si sono ammalate, una è anche deceduta.
Daniela ha deciso di esporsi per cercare giustizia, per fare da portavoce a tutte quelle persone che ormai non ci sono più ma che sono state danneggiate dai vaccini, per invitare chi è nella sua stessa situazione a gridare la propria rabbia.
Daniela vuole delle risposte, delle legittime risposte.

Eccovi il video della toccante intervista:



Fonte: video.repubblica.it/vaccinati-a-morte-la-denuncia-di-daniela-non-posso-neanche-prendere-in-braccio-i-miei-figli

www.eticamente.net

http://compressamente.blogspot.it/2014/02/i-vaccini-che-fanno-morire-la-toccante.html

Vedi anche: la_sentenza_lo_scandalo_dei_vaccini_ai_militari_il_ministero_della_sanità_condannato

http://www.forzearmate.org/wordpress/2014/02/01/lallarme-del-cocer-troppi-vaccini-e-protocolli-inapplicati/

sabato 1 febbraio 2014

Il riscatto degli schiavi moderni, ossia come possiamo sfuggire allo sfruttamento economico




«Gli esseri umani sono esseri sociali e come diventano dipende profondamente dalle circostanze sociali culturali e istituzionali della loro vita». Noam Chomsky, filosofo e linguista, ci mette in guardia dai condizionamenti e ci mostra tutta l’ipocrisia di quelle verità lapalissiane di cui tanti si riempiono la bocca ma che nella pratica quasi nessuno segue.


 

 

di Giovanni Fez - 30 Gennaio 2014




Illuminate e illuminanti le parole di Noam Chomsky, durante la conferenza tenuta di recente alla ColumbiaUniversity davanti ad una vasta platea di attenti ascoltatori. Chomsky ha la capacità di mettere a nudo le ipocrisie di tutti noi, dell’uomo comune come del grande uomo, evidenziando con schiettezza quelle contraddizioni e quelle scomode verità che, nel macro e nel micro, spesso cerchiamo di non vedere. Quelle che Chomsky definisce le verità virtuali, sono quelle verità «che tutti professano, universalmente, ma che poi, altrettanto universalmente, tutti nella pratica rifiutano» dice.
Pensiamo solo a quella «verità lapalissiana secondo cui dovremmo applicare a noi stessi gli stessi standard che applichiamo agli altri, dedicandoci alla promozione della democrazia e dei diritti umani, proclamati a livello universale, anche dai peggiori mostri, mentre poi il panorama generale non mostra altro che crudeltà». Non a caso Chomsly adotta come esempio gli scritti di John Stuart Mill, nella fattispecie
Saggio sulla libertà, dove si fa riferimento alla «assoluta ed essenziale importanza dello sviluppo umano nella sua più ricca diversità». Le parole vengono citate da Wilhelm von Humboldt, fondatore del liberalismo classico, ha ricordato Chomsky. «Ne consegue che le istituzioni che ostacolano tale sviluppo sono illegittime, a meno che non riescano in qualche modo a giustificarsi». E quando Adam Smith accenna a una delle massime più seguite dall’essere umano, cioè “tutto per noi e niente per gli altri”, aggiunge anche che, secondo lui, «le passioni originarie, più positive, della natura umana sapranno comunque compensare questo pensiero patologico». Insomma, Chomsky spiega e rende evidente con le sue parole l’ipocrisia che sta dietro alle aspirazioni umanistiche dei fondatori del capitalismo.
Poi fa sua l’affermazione di un pensatore e attivista anarchico del secolo scorso, Rudolf Rocker, laddove sostiene che «il problema che si pone ai giorni nostri è quello di liberare l’uomo dal gioco dello sfruttamento economico e dalla schiavitù sociale». Perché lo fa? Per smascherare un’altra ipocrisia, quella degli equivoci che si giocano sulle parole e che vorrebbero forse ancora far credere che il brand americano del libertarianismo abbia qualcosa di analogo al pensiero libertario. «Il primo – spiega Chomsky – accetta e anzi invoca la subordinazione dei lavoratori ai padroni dell’economia e la soggezione di tutti alla disciplina restrittiva e ai tratti distruttivi dei mercati». Il secondo, cioè il pensiero anarchico, «si oppone notoriamente allo Stato e invoca una amministrazione organizzata delle cose nell’interesse della comunità, come dalle parole di Rocker, oltre ad ampie federazioni di comunità e luoghi di lavoro che si autogovernano».
«Oggi però – prosegue Chomsky – il pensiero anarchico può spesso arrivare anche a sostenere il potere dello Stato al fine di proteggere i più deboli, la società e il pianeta dai saccheggi del capitale privato. Non c’è contraddizione, la gente vive e soffre e va avanti in questa società e gli strumenti a disposizione dovrebbero essere utilizzati a salvaguardia e beneficio di essa, anche se un obiettivo a lungo termine è quello di costruire alternative preferibili». Oggi la condizione in cui viviamo è quello di una plutocrazia, dice ancora Chomsky: «Circa il 70% della popolazoone, nello scalino più basso della scala sociale, non ha influenza sulla politica; salendo la scala sociale, l’influenza lentamente aumenta. Ai vertici ci sono quelli che determinano la politica. Il risultato non è una democrazia, ma è, appunto, una plutocrazia». C’è chi ha già confezionato un termine per “travestire” di rosa la plutocrazia, definendola una neo-democrazia, socia del neoliberismo; attenzione all’apparente innocuità del termine, si tratta di un sistema in cui la libertà è privilegio di pochi e la comprensione del pieno senso delle cose è accessibile solo ad una elite, eppure tutto inserito in un contesto di diritti generalizzati benchè solo formali e non sostanziali.
Ma non è questa la vera democrazia, come anche Rocker ha sostenuto. «
La vera democrazia ha le caratteristiche di un’alleanza fra gruppi liberi di uomini e donne basata sul lavoro in cooperazione e su una pianificata amministrazione dei beni per l’interesse della comunità».
Chomsky ha poi continuato nella sua affascinante disamina dei pensieri a confronto. «Nessuno prenderebbe mai il filosofo americano John Dewey per un anarchico. Eppure considerate le sue idee. Egli riconosce che il potere oggi risiede nel controllo dei mezzi di produzione, degli scambi, della pubblicità, dei trasporti e della comunicazione. Chi li possiede, regola la vita del paese, anche se resta la forma democratica. E i politici resteranno la casta ombra nella società dei grandi affari, come si vede già oggi. Questo riconduce a una visione della società basata sul controllo dei lavoratori, com’era nel diciannovesimo secolo».
Insomma, una “democrazia” di questo tipo ha geneticamente in sé molti rischi e molti limiti, già peraltro ben noti fin dall’antichità, cioè da quando Aristotele riconobbe nella democrazia la “meno peggio” forma di governo, ravvisandone un solo “difetto” (oggi annullato da chi ha il potere di imporre anche nomi e volti per i quali votare): la massa dei poveri potrebbe usare il proprio voto per prendersi le proprietà dei ricchi, che ne sarebbero molto dispiaciuti!
E di fronte a questo “rischio”, c’è chi, come Aristotele, consigliava di ridurre le disuguaglianze e chi, come molti altri anche oggi, consigliano invece di ridurre la democrazia!
La tradizione libertaria si può dunque ricondurre fino ad Aristotele? Si è conservata ed evoluta nei secoli, pur rimanendo sotto la superficie?Chi ne è l’erede oggi? E cosa vogliamo farne? Potrà aiutare le comunità di persone ad uscire da questa crisi strutturale? Vale la pena rifletterci.


Fonte: http://www.ilcambiamento.it/crisi/schiavimoderni.html 

Sistemi di Potere - Libro

martedì 28 gennaio 2014

Programmi speciali biologici sensati: Le Medicazioni

Allopatico – omeopatico – alternativo

I farmaci simboleggiano il presunto progresso della medicina moderna o quello che viene ritenuto tale. Molti pazienti ricevono quotidianamente 10 perfino 20 diversi tipi di farmaci per ogni possibile problema. Un medico, che non prescrive farmaci, non è un vero medico. Più sono costosi i farmaci, migliori sembrano essere. Questo era un grande bluff! La cosa più stupida però era, che si credeva sempre che i farmaci avessero un effetto locale, che il cervello non fosse coinvolto. Ma praticamente nessun farmaco agisce direttamente sull’organo, se non si tengono in considerazione reazioni locali dell’intestino nel caso di assunzione orale di tossine o farmaci.

Tutti i farmaci hanno effetto sul cervello, ed il loro “effetto” è praticamente dato dall’intossicazione del cervello, o delle sue varie parti, e si riflette poi a livello organico. Lasciando da parte gli stupefacenti, i narcotici ed i tranquillanti, restano due grandi gruppi di farmaci:

1.    I simpaticotonici – che aumentano lo stress,
2.    i vagotonici - che sostengono la fase di ripresa o di riposo.

Al 1° gruppo appartengono adrenalina e noradrenalina, cortisone,  idrocortisone e farmaci apparentemente molto differenti come caffeina, teina, penicillina, digitale e molti altri ancora. Fondamentalmente possono essere usati tutti per attenuare l’effetto vagotonico, per esempio quando si vuole ridurre un’edema cerebrale, che fondamentalmente è una cosa buona, ma il cui eccesso può comportare una complicazione.

Al 2° gruppo appartengono tutti i calmanti e gli spasmolitici che rinforzano la vagotonia o attutiscono la simpaticotonia. La loro differenza consiste nell’effetto differente che causano nel cervello.

La penicillina per esempio è un citostatico simpaticotonico. Il suo effetto sui batteri è insignificante ed è quasi un effetto collaterale a confronto del suo effetto primario sull’edema della sostanza bianca. Perciò può essere usato nella fase pcl per diminuire l’edema della sostanza bianca. Mentre questo suo effetto è inferiore a quello del cortisone per quanto riguarda le altre zone cerebrali.

Con questo non si vuole sminuire l’importanza della scoperta della penicillina e degli altri cosiddetti antibiotici, solo che questa scoperta è stata fatta con premesse ed immaginazioni sbagliate. Si era partiti dall’idea che i prodotti di decomposizione dei batteri agissero come tossine e causassero la febbre. Allora si doveva soltanto uccidere questi piccoli batteri cattivi per evitare le tossine cattive. Ma questo era un errore! Naturalmente con tali effetti anche i batteri, i nostri amici diligenti, sono compromessi, sono momentaneamente licenziati, in quanto il loro lavoro è stato rimandato a più tardi, quando il percorso sarà meno drammatico.

Bisogna però porsi la domanda di quanto possa essere sensato di voler curare un processo di guarigione sensato della natura.

Il medico della Nuova Medicina Germanica perciò non è nemico dei farmaci, ma parte dall'idea che la maggioranza dei processi sono ottimizzati da madre natura e non necessitano quasi mai di una terapia di sostengo a base di farmaci. In caso di durata breve del conflitto, e con ciò di un massa conflittuale minima, di regola non bisogna aspettarsi particolari complicazioni nella fase di guarigione. Restano i casi particolari che in natura avrebbero esito letale, dei quali ci dobbiamo occupare in modo speciale per motivi di etica medica. Nonostante questo anche in futuro perderemo dei pazienti. Ma adesso abbiamo il vantaggio di sapere in partenza cosa aspettarci.

Non ci è servito a niente di aver ridotto il numero delle polmoniti, in quanto adesso la polmonite viene chiamata carcinoma bronchiale e di questo adesso i pazienti muoiono. Abbiamo semplicemente cambiato “etichetta” alla malattia. Adesso sappiamo che in caso di polmonite (fase di guarigione dopo un carcinoma bronchiale), quando il conflitto (conflitto di paura di territorio) è durato solo tre mesi, la lisi polmonare (crisi epilettoide) non avrà esito letale, anche quando non si interviene con i farmaci. Se il conflitto invece è durato nove mesi o di più, allora il medico sa, che nella crisi epilettoide della polmonite si tratta di vita o di morte, quando non si interviene in nessun modo.

In questo caso, per esempio, si dovrebbero somministrare simpaticotonici anche in fase precoce, ma in aggiunta si dovrebbero dare cortisone in dose massiccia, cosa che prima non veniva fatto. Questo immediatamente nella crisi epilettoide per superare il punto critico, che si presenta sempre dopo la crisi epilettoide stessa.

Di conseguenza e per logica in caso di DHS nuova o di un recidiva, con il paziente di nuovo in simpaticotonia, il cortisone è immediatamente controindicato. Ma non si può togliere il cortisone di colpo, bisogna ridurlo nell'arco di alcuni giorni o di alcune settimane. Se il paziente continua a prendere il cortisone, aumenta l’intensità del conflitto.

Ma sarebbe anche sbagliato di somministrare adesso dei calmanti, in quanto essi darebbero un quadro offuscato con il pericolo di trasformare un conflitto attivo, acuto in un conflitto pendente, subacuto e il paziente potrebbe slittare in una costellazione schizofrenica col presentarsi di un altro conflitto.

Quando per esempio un paziente ha sintomi di angina pectoris, si dice: “Bisogna dargli beta bloccanti, calmanti, in modo che non presenti più il sintomi dell’angina pectoris.” In realtà la natura ha instaurato questi sintomi per risolvere il conflitto (conflitto di territorio), non per far arrivare qualche medico o medico alternativo che cominci a curare in qualche modo i sintomi e cerchi di farli sparire. Più si cerca di curare i sintomi meno motivo ha il paziente di risolvere il conflitto. A parte il fatto che non sviluppa più la sensazione istintiva di conflitto. Sarebbe più indicato aiutare il paziente a trovare una soluzione per il suo conflitto. Appena risolto il conflitto, l’angina pectoris si risolve immediatamente, con o senza farmaci. Questo è il non senso quando si pensa di curare i sintomi e non le cause.

Inoltre non sarebbe di nessun aiuto per il paziente, al contrario è molto pericoloso, se il paziente risolve il suo conflitto di territorio spontaneamente più tardi, ma il conflitto è rimasto attivo per più di 9 mesi. Allora il paziente muore in crisi epilettoide di infarto cardiaco. Bisogna per principio valutare molto bene se è consigliabile risolvere il conflitto o se è forse meglio, come fanno d’istinto gli animali (lupo secondario), di trasformare il conflitto di territorio diminuendolo d’intensità, ma non risolvendolo per tutta la vita.

È altrettanto evidente che in fasi che si differenziano fondamentalmente con parametri fisici opposti non può essere d’aiuto lo stesso identico farmaco. Bisogna chiedersi: “Questo farmaco aiuta in fase di conflitto attivo o nella fase di guarigione vagotonica?” Questo aspetto non è mai stato preso in considerazione in tutte le medicazioni. La faccenda si complica naturalmente quando sono in corso diversi conflitti biologici contemporaneamente e magari anche in fasi differenti.

Per esempio nella gotta: carcinoma dei tubuli collettori renali attivo, cioè un conflitto esistenziale/del profugo e leucemia, cioè la fase di guarigione di un conflitto di crollo dell’autostima.

O per esempio nella bulimia: una combinazione di due conflitti attivi, ipoglicemia e ulcera gastrica.

Quale farmaco, globulo, goccetta o polverina dovrebbe funzionare come, dove e per che cosa? Forse si riesce a malapena far scomparire un sintomo o l’altro, ma sicuramente non si può parlare di effetto reale farmacologico e tanto meno di guarigione.

Altrettanto vale per la pressione sanguigna alta, che si può sì abbassare artificialmente con dei farmaci, ma che ha il suo senso (biologico), in caso di conflitto dei liquidi per esempio, di compensare funzionalmente il “buco nei tessuti renali” durante la fase di conflitto attivo per garantire di espellere sufficientemente urina ed urea. Per tutta la durata del conflitto la pressione resta alta. Solo con la soluzione del conflitto e la formazione della ciste in fase di guarigione, la pressione si abbassa di nuovo da sola, perfino nei percorsi dei conflitti lunghi secondo i valori inerenti all'età, e questo senza farmaci.

Importante anche distinguere in tutte le fasi pcl se i sintomi scompaiono a causa di una guarigione completa o a causa di una nuova recidiva, che può sembrare un’apparente miglioramento. La somministrazione di pseudo terapia con tossine cellulari (chemio) in queste fasi pcl sembrava mostrare “successi” sintomatici ingiustificati, bloccando i sintomi sensati della guarigione e accettando in cambio intossicazioni gravissime dell’intero organismo.

Ma anche tutti i cosiddetti metodi alternativi hanno qualcosa in comune con la medicina sintomatica, indipendentemente se sono dosati in modo omeopatico o allopatico, cioè danno poca o tanta sostanza, muesli, vischio o ossigeno, macrobiotica o fiori di Bach o chi sa cos'altro, e tutti questi rimedi dovevano agire sintomaticamente, a quanto si dice. In realtà l’unica cosa che comanda è il cervello, ed esso non viene preso in considerazione.

Argomenti come: “Signor Hamer, Lei non riesce a misurare l’anima, e cosa può avere contro i fiori di Bach, che agiscono attraverso l’anima….”. Posso dire solo: certo che posso misurare l’anima. Io vedo, che una persona con un determinato conflitto, che è un processo dell’anima, ha un focolaio corrispondente ad una determinata zona nel cervello ed un’alterazione corrispondente nell'organo. Con ciò ho dato determinati parametri all'anima. Non la posso misurare in modo quantitativo, ma la posso dimostrare in modo scientifico.

Naturalmente esiste anche il cosiddetto effetto placebo. Se si “vende bene” un farmaco ad un paziente, fa già effetto all’80 %. Questo non significa che la sostanza funzioni in qualche modo, ma semplicemente che il paziente ci crede. Anche se si fa di buon cuore del bene ad un paziente, questo funziona, indipendentemente da come chiamiamo questo processo.

Il nostro errore era di pensare di dover fare qualcosa, per esempio con i farmaci, poco importa se in dose massiccia o con solo una molecola. Vediamo comunque che negli animali ammalati avviene una guarigione spontanea nell’80 - 90 % dei casi, senza nessun farmaco.

Su questo permettete una volta la domanda: com'è possibile risolvere un conflitto con qualche rimedio, visto che adesso sappiamo che questo è il criterio più importante per guarire? Come potremmo provocare con qualsiasi cosa un programma speciale biologico sensato della natura? Se potessimo farlo, allora usiamo pure queste cose. Ma non lo possiamo fare, non esistono queste cose. Perciò certe sostanze possono eventualmente aver solo un effetto di sostegno (lenitivo) nella fase di guarigione, per esempio lo sciroppo per la tosse, ma mai un effetto di guarigione secondo la nostra comprensione, in quanto la fase di guarigione è già iniziata con la soluzione del conflitto.

La Nuova Medicina Germanica non è una disciplina parziale che per esempio può essere limitata alla soluzione del conflitto per delegare le complicazioni ad altre discipline parziali, piuttosto è una medicina complessiva, che deve tener d’occhio tutti i passi del percorso della malattia a livello psichico, cerebrale ed organico.

Il medico della Nuova Medicina Germanica deve essere un medico criminalista, con una formazione completa e deve essere umanamente qualificato. La terapia del futuro non consiste nel somministrare farmaci, ma nell'imparare al paziente a comprendere le cause del suo conflitto biologico e della sua cosiddetta malattia, e insieme al suo medico trovare il modo migliore per uscire dal suo conflitto ed evitare di cascarci di nuovo. Naturalmente un tale medico può usare per il suo paziente tutti i mezzi utili, anche di tipo farmacologico o chirurgico, ma solo se necessari, per esempio per evitare eventuali complicazioni nel decorso naturale della guarigione, e se lo farebbe anche su se stesso.

La Nuova Medicina Germanica è in se completa, si basa unicamente sulle 5 leggi biologiche della natura, senza una singola ipotesi, ed è stata verificata l’8/9 settembre 1998 all'università di Trnava (Slovakia) ed è stata confermata ufficialmente l’11 settembre 1998. Se vogliamo prendere in consegna una qualsiasi cosa, questa dovrebbe essere in sintonia con le 5 leggi della natura della Nuova Medicina Germanica.

Fino a quando ci saranno ancora persone che credono di poter, per esempio rinforzare il sistema immunitario con dei farmaci, posso solo dire, che non hanno compreso la Nuova Medicina Germanica.

Nella medicina ufficiale, incluso nella medicina alternativa, tutti hanno “successi”. Si partiva dall'idea che il successo era tanto più grande, tanto più era giusta la scelta dei farmaci. Il successo non è merito dei medici, naturopati o altri terapeuti ma in prima linea del paziente stesso. Anche l’insuccesso è programmato dal paziente stesso. Sia il successo che l’insuccesso si sviluppano sempre inevitabilmente secondo le 5 leggi biologiche della natura della Nuova Medicina Germanica.

Dottor Ryke Geerd Hamer

Nuovamedicinagermanica.it

Bibliografia essenziale:

Testamento per una Nuova Medicina + Tabella Sinottica Testamento per una Nuova Medicina + Tabella Sinottica
Le 5 leggi biologiche della natura. Principi fondamentali di tutta la medicina

Ryke Geerd Hamer



Il Capovolgimento Diagnostico Il Capovolgimento Diagnostico
La comprensione delle cosiddette "malattie" come Programmi Speciali della Natura con senso Biologico - 4° edizione ampliata

Ryke Geerd Hamer



Cancro - Hamer Il Cancro e tutte le cosiddette malattie
Breve introduzione alla Nuova Medicina Germanica. Sostituisce il precedente libro "Introduzione alla Nuova Medicina"

Dott. med. Mag. Theol. Ryke Geerd Hamer



Tabella Scientifica della Nuova Medicina Germanica Tabella Scientifica della Nuova Medicina Germanica
Libro + Poster + Tabella

Ryke Geerd Hamer



Tabella Scientifica della Nuova Medicina Germanica Tabella Scientifica della Nuova Medicina Germanica
La legge ferrea del cancro - il sistema ontogeneticamente dei SBS - La "quintessenza"

Ryke Geerd Hamer



mercoledì 22 gennaio 2014

La Nuova Medicina Germanica spiegata alla mamma e agli amici.



Introduzione
Non so come né quando ho intravisto delle informazioni sulla Nuova Medicina Germanica, ma ricordo che mi ha preso subito, è stata subito lampante la sua genialità, semplicità e coerenza con i processi naturali della vita, insomma mi ha emozionato non poco. Scoprire che ogni malessere deriva da uno squilibrio psico-biologico per me è stata una conferma di quanto percepivo nel profondo e la soluzione ai mali dell’umanità, pertanto il fervido interesse verso questa disciplina è stato dirompente. Mi sono ritrovato affascinato nell’apprendere l’esistenza delle perfette leggi naturali che regolano la vita; è stato toccante e in alcuni casi incredibilmente commovente, credetemi.
La NMG è una nuova branca della medicina, non ancora riconosciuta ufficialmente per i soliti motivi che non sto qui a spiegare, ma che sono facilmente intuibili, che definisce i processi biologici definiti a torto “malattie” di tutti gli organismi viventi. Traccia tutto il percorso della “malattia”, che la NMG dimostra essere un processo di guarigione, quindi non viene più vista come evento negativo ed ingiusto poiché costituisce nient’altro che l’opposto, cioè un processo di risposta alle problematiche biologiche e successivo ripristino della normalità definito SBS (Speciale programma Biologico Sensato) il quale scaturisce sempre da un evento traumatico definito DHS (Sindrome di Dirk Hamer).

Conoscete il dr. Hamer?
No? Neanche io l’anno scorso, poi ho saputo che era una persona eccezionale che ha cambiato il mondo ed il modo di vivere delle persone, a patto di conoscere cosa ha scoperto. Il dott. Ryke Geer Hamer che ha scoperto la NMG è nato in Germania nel 1935, molto brevemente rappresento che questo medico, oncologo, intellettualmente molto attivo, era anche inventore e molto umano, dal 1976 si ritirò con la sua famiglia in Italia ove offriva le sue cure gratuitamente ai meno abbienti, riuscendo a tirare avanti con i soldi dei brevetti delle sue invenzioni. Nel 1978 subì uno shock gravissimo: la morte del figlio Dirk in circostanze che vi voglio risparmiare perché toccanti; dopo il violento trauma sia lui che la moglie si ammalarono di tumore, lui ai testicoli e la moglie al seno; intuì che quel male era certamente collegato al trauma vissuto e così iniziò la sua ricerca tra i malati di cancro alla scoperta di conferme delle sue intuizioni. In breve si rese conto che tutti i malati di cancro, nessuno escluso, avevano vissuto un evento traumatico in condizioni particolari che aveva determinato l’insorgenza di quel male. Verificò, con innumerevoli testimonianze e certificazioni cliniche, che ogni genere di tumore era associato ad uno specifico tipo di conflitto vissuto. Le sue ricerche effettuate su decine di migliali di pazienti avevano confermato SEMPRE, questa è proprio la cosa più incredibile, l’esistenza di una correlazione tra la psiche e la malattia.
Salto a piè pari tutti gli ostacoli, opposizioni, intimidazioni, soprusi, angherie e anche procedimenti penali, condanne e incarcerazioni che ha dovuto affrontare il dott. Hamer per far accettare e comprendere la veridicità delle sue ricerche che ancora oggi la medicina ortodossa non vuole accogliere, reazione tuttavia ovvia quella della medicina ufficiale che qualora accettasse la NMG verrebbe relegata ad un semplice ruolo di scienza complementare, nella migliore delle ipotesi, da utilizzare solo in casi estremi, quindi oltre all'aspetto puramente economico, a cui naturalmente tiene molto, si tratta soprattutto di una questione di sopravvivenza, io aggiungerei del più forte sul più buono.
Proprio a proposito di questa battaglia con ogni mezzo contro quest’uomo da parte del sistema, voglio dirvi subito che troverete notizie molto contrastanti sul suo conto (es. radiazione dell’albo dei medici, pratica abusiva professione, condanne penali, ecc. ecc.) tra l’altro anche documentate, quindi fin d’ora vi dico di non dar retta ciecamente alle parole che seguiranno, ma solo di valutarle con la vostra intelligenza e coscienza. Ci troviamo di fronte al più classico caso di opposizione del sistema, quindi l’ufficialità (come se servisse a qualcosa) delle sue scoperte è andata a farsi benedire, pur essendo state ampiamente testate e documentate. 

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